Cime Tempestose

tumblr_lm6prnRzP61qfoi4t Black is the colour of my true love’s hair – Nina Simone

eros-e-arte-2

«Some are born to sweet delight,
some are born to endless night.»

Ho letto Cime Tempestose tre volte. Adesso, a 25 anni. Ancora prima a 20 anni. E la prima volta, a 15 anni. Una buona età per conoscere questo romanzo, quando ancora non si è troppo umani, e si ha nel cuore una porta socchiusa per altrove.

Questa volta avrei cercato di leggere Cime Tempestose da persona matura. A vedere in ogni personaggio una persona, responsabile dei suoi atti, e non il riflesso dei suoi sogni impossibili.

A pagina 1 entra Heathcliff e il mio proposito traballa.

Non immaginava certo quale viva simpatia sentissi per lui quando vidi i suoi occhi neri ritrarsi così sospettosamente sotto le ciglia al mio avanzare a cavallo, e le sue mani rifugiarsi ancor più addentro nel panciotto, con gelosa risolutezza, all’annuncio del suo nome.

Osservare questo misantropo radicale, che esala violenza anche quando dà il benvenuto, che l’aspetto aristocratico non redime nemmeno un po’, uno che muove a orrore quando è disperato, uno che…

«Che vergogna, Heathcliff!» gli dissi. «È Dio che deve punire i cattivi; noi dobbiamo imparare a perdonare.»
«No, Dio non avrebbe la soddisfazione che avrò io» replicò […].

… uno così mi diventa ridicolo se penso di poterlo incontrare per strada. Confermo a me stesso quanto ho pensato dieci anni fa: se considero Emily Brontë come Jane Austen, e Cime Tempestose come un romanzo sociale, mi diventa una grottesca storia di violenza domestica.

Dico violenza domestica, perché di questo parla a conti fatti. Chi lo definisce un romanzo d’amore, o non lo ha letto, o ha una concezione peculiare dell’amore. Cime Tempestose è un romanzo di bestemmie, cazzotti, alcolismo, malattia, violenza verso i bambini e gli animali – un concerto di sadismo asessuato e spolverato di incestuosità, che l’autrice mostra con dovizia di particolari, senza scusarlo né condannarlo – sullo sfondo di una natura matrigna. Non riesco a vederci un’etica o una società, a meno di non metterci molto di mio e ignorare molto di quanto mi viene detto dal testo.

Se come me siete brutte persone, riuscirete anche – non dico a ridere – ma a ghignare, durante la lettura. Joseph, il servo impregnato di cristianesimo arcigno, mi ricorda certi vecchi liguri, autori di frasi celebri come “cristu de diu quanto mangè!” o “figgeu merda, castigo de diu!”, che ritornano nei racconti della mia famiglia. La parentesi più comica a mio parere è questa: Hareton bebè viene mollato dal padre giù da un pianerottolo e…

Heathcliff era giunto proprio nel momento critico, e con un gesto istintivo ne aveva arrestato la caduta. Rimessolo in piedi, guardò in su per scoprire l’autore del misfatto. Un avaro che per cinque scellini si fosse separato da un biglietto fortunato della lotteria, e che il giorno appresso trovasse di aver perso in quell’affare cinquemila sterline, non avrebbe potuto mostrare un volto più disfatto del suo nello scorgere la figura del signor Earnshaw. Quel volto esprimeva più chiaramente di qualsiasi parola l’intenso rammarico dai essere stato proprio lui a defraudarsi della vendetta.

Ho trattenuto l’impulso di chiamare questo articolo “Dio perdona, Cime tempestose no” ma capite da dove nasce.

I personaggi principali sono come elementi chimici. Hanno una natura fissa, scritta nei geni, che non si misura in termini di bontà, ma di forza.

Dopotutto, ognuno pensa solo a se stesso; quelli di animo mite e generoso sono giustamente ancor più egoisti dei dominatori; e la loro [di Edgar e Cathy] felicità finì per l’appunto quando le circostanze provarono a ciascuno che il proprio interesse non era la principale preoccupazione dell’altro…

Il contesto non crea né cambia le tigri o gli agnelli. Può solo accogliere o deviare il corso naturale della loro personalità.

È normale per gli agnelli essere affascinati dalle tigri:

Negli occhi azzurri e vuoti dei Linton si era accesa una scintilla, debole riflesso del volto incantevole di Cathy! Erano pieni di stupida ammirazione!

Ed è possibile, ma inutile e rischioso, che una tigre invidi un agnello:

«Nelly, rendimi presentabile. Voglio diventare buono. […] Se lo buttassi a terra venti volte non sarebbe meno bello, e non sarei più bello io. Vorrei avere i capelli biondi e la carnagione bianca e vestire e comportarmi bene come lui.»

In questo mi ha ricordato molto Nietzsche: nell’arena della vita, chi manca del coraggio per dominare o essere dominato senza storie, ricorre ai sotterfugi, e chi è più forte non dovrebbe provare compassione per la debolezza altrui, perché rischia di esserne contagiato. È stato detto che Cime Tempestose sia un romanzo amorale. Io rilancio: è premorale. Mi sembra scritto da un bambino. Colpisce la limpidezza di questi personaggi, guidati da un egoismo senza fronzoli. I Linton della prima generazione, che mi suscitano tanta commozione ma nessuna stima, si consumano dietro agli Earnshaw non perché gli Earnshaw abbiano nascosto la propria distruttività, ma perché questa è la natura dei primi Linton.

«[Isabella Linton] si era intestata ch’io fossi un eroe da romanzo, dalla cui devozione cavalleresca potesse aspettarsi la più limitata indulgenza. Non posso nemmeno considerarla un essere ragionevole, tanto ostinatamente ha persistito in questa idea favolosa del mio carattere. Ma, alla fine, credo che incominci a conoscermi; non scorgo più quei sorrisi melensi e le smorfie che mi urtavano tanto da principio, nè quella sciocca incapacità a rendersi conto che ero stato sincero quando le avevo detto quel che pensavo della sua infatuazione e di lei stessa […].»

«[…] ho una tale fede nell’amore di [Edgar] Linton che credo potrei ucciderlo senza che lui muovesse un lamento.»

Al centro sta un errore di calcolo. Cathy I vuole tutto dalla vita: essere ricca e riverita e stare con l’uomo che più desidera. Ma non può avere tutto, perché Heathcliff è povero in canna. Così, fa la scelta sbagliata e la sua vita naufraga. Alcuni la leggono come una critica sociale, relativa al ruolo del denaro negli affari di cuore e alla subalternità economica della donna vittoriana. Io ci aggiungo che, in Cime Tempestose, imporsi sulla vita fino a vincerla o esserne vinti, senza compromessi, è il destino dei forti. Cathy I ha desiderato l’erba del vicino, ha tradito la propria natura, e ha perso. Anche le tigri muoiono.

I lettori dibattono sulla natura di Heathcliff. E non solo loro.

«Il signor Heathcliff è un uomo? Se lo è, è pazzo? E se non è pazzo, è il demonio?»

Lo considererei un bambino difficile e sfortunato diventato un adulto malvagio e anche un po’ pazzo… se Heathcliff sapesse cambiare, e concepire bene e male, cioè se fosse un uomo. Non mi pare. Heathcliff rivolta il mondo come un calzino per avere quello che vuole ma non provoca sofferenze per divertimento o per capriccio; non è abbastanza malleabile per disperdere nella gratuità sociale la sua potenza distruttiva. È sempre stato privo di pietà, ma non avrebbe fatto male a nessuno se nessuno gli avesse fatto male. Se questa sia propriamente malvagità, sta ai lettori dirlo. Heathcliff mi suscita sentimenti complessi. Paura, fascino (è più o meno come guardare una slavina in azione), stima per quella che a conti fatti è superiorità spirituale e fisica, anche se perversa dal suo corso naturale, e accessi di compassione che non afferro bene – che non so se riportino lui alla mia umanità o me alla sua bestialità. Ogni tanto dubito che sia un essere umano; e anche che sia un maschio.

I personaggi della seconda generazione, troppo spesso negletti in favore dei loro genitori, sono invece molto interessanti, perché dimostrano tutte le possibili combinazioni di corpo e carattere tra gli estremi della generazione precedente.

Cathy II incarna il meglio di questa unione. Vivace, bella, amorevole, combattiva, è uno dei pochi personaggi che ti fanno tirare un sospiro di sollievo. L’ingenuità dei suoi anni la spinge, dapprima, a distribuire affetto e disapprovazione con leggerezza.

Invece Linton Heathcliff (per evitare confusioni immaginatelo come Colin Craven) incarna tutto il peggio: molle ed egoista come un bambino, algido come un moribondo, vittima dalla culla alla bara.

«Temo di essere davvero un buono a nulla, come mi chiama tante volte lui [Heathcliff], e allora mi sento così di cattivo umore e così amaro che odio tutti! Sono abietto, e ho un pessimo carattere, sono quasi sempre di cattivo umore; e, se lo desideri, puoi dirmi addio; ti libererai di una noia. Soltanto, Cathy [II] dammi ragione in questo: credi che, se potessi essere dolce, gentile e buono come lo sei tu, vorrei esserlo; mi piacerebbe ancor di più che godere di perfetta salute! E, credi, che la tua gentilezza ha fatto sì che ti amassi più profondamente che se mi fossi meritato il tuo amore, e, benché non abbia potuto e non possa far a meno di mostrarti qual è la mia indole, ne ho rammarico e me ne pento, e sarà così finché non morirò!»

Mi è dispiaciuta la crudeltà con cui è stato trattato, mi è dispiaciuto disprezzarlo fino alla fine e averne ragione, mi è dispiaciuto che ci fosse sincerità in mezzo a tutta quella pochezza di spirito, e mi è gravato sull’umore quel suo fascino lattescente che è solo assenza di vitalità. Mentre lui è stagno lucidato per sembrare argento, Hareton Earnshaw è un pezzo d’oro trattato come ferro, abruttito dall’assenza di educazione e dall’ambiente familiare al limite del barbarico. Il personaggio più tenero del romanzo, sono sempre contento di vederlo sulla scena.

«Signorina Cathy! Ora so leggere.»
«Che meraviglia!» esclamai. «Bene, lasciami sentire, dai prova della tua intelligenza!»
Compitò stentatamente, sillaba per sillaba, il nome «Hareton Earnshaw».
«E i numeri?» gli gridai, incoraggiandolo, visto che si era arrestato di colpo.
«Non li so ancora» rispose.
«Oh, che stupido!» dissi, ridendo di cuore del suo insuccesso.
Quello scemo, mi guardò con occhi sbarrati, le labbra atteggiate a un sorriso ebete, e con un cipiglio sempre più cupo, non sapendo se unirsi alla mia allegria, o ritenerla un atto di sprezzo.

I bambini della seconda generazione hanno caratteristiche che alla prima mancano. Sono capaci di imparare. Sono capaci di introspezione, non seguono l’istinto ciecamente. Sono capaci di vivere insieme laddove i genitori sapevano solo distruggere o essere distrutti. Proprio per la loro natura composita, e anche per la loro giovane età, sono suscettibili alle manovre di Heathcliff, che nella seconda parte del romanzo sembra aver fatto un patto col diavolo per diventare un babau delle fiabe. Consiglio a chi mastica l’inglese gli articoli “Wuthering Heights as a child-like fairy tale” e “The lunatic and the Devil’s disciple: lovers in Wuthering Heights“.

Mi è sorta spontanea una domanda: perché le vittime di Heathcliff che vivevano sotto lo stesso tetto non si sono mai alleate contro di lui? La Brontë mi ha risposto:

[…] [Hindley] spiò nei miei occhi l’ardente odio che luceva nei suoi; non ve lo trovò o almeno non esattamente uguale al suo […].

Odiare lo stesso aguzzino in due modi diversi basta ad allontanare due potenziali alleati. L’ho trovata molto acuta come prospettiva.

Ho lasciato per ultima la questione fondamentale. Se tra Cathy I e Heathcliff non c’è amore, cosa c’è?

«Mi dimenticherai? Sarai felice quando sarò sotto terra? E fra vent’anni dirai: Quella è la tomba di Cathrine Earnshaw. Una volta, molto tempo fa, l’ho amata e ho sofferto per la sua perdita, ma ora è passato. Ho amato molte altre dopo di lei e i miei figli mi sono ora più cari di lei; alla mia morte non mi rallegrerò di andar da lei, ma mi dispiacerà di dover lasciar loro. Mi dirai questo, Heathcliff?»

È un sentimento viscerale. Sfida e disprezza l’accettazione, l’avvicendarsi delle stagioni, la capacità di sopravvivere a ogni propria passione e abbracciarne di nuove, odia sottomettersi alla vita e piuttosto la rinnega. Cathy I e Heathcliff sono due spiriti naturali fatti della stessa materia, e il loro bisogno di stare insieme fino a fondersi è più forte della loro vita.

Ebbi l’impressione di non trovarmi di fronte a una creatura della mia propria specie; benché gli parlassi sembrava non capire[…]. Un movimento di Cathrine [I] mi tolse alla fine da quell’ansia: alzò una mano per circondargli il collo, e appoggiò una guancia alla sua, mentre era nelle sue braccia; allora lui, coprendola di baci frenetici, disse disperatamente: «Ora capisco quanto sei stata crudele; crudele e falsa. Perché mi hai disprezzato? Perché hai tradito il tuo cuore? Non ti posso consolare. Te lo meriti; ti sei uccisa da te. Sì, puoi baciarmi e piangere; puoi strapparmi baci e lacrime; essi ti distruggeranno, ti danneranno. Tu mi amavi, e allora che diritto avevi di lasciarmi? Che diritto, rispondimi; un miserabile capriccio per Linton? Perché nè la miseria, nè il dolore, nè la degradazione, nè la morte, nessuna altra cosa mandata da Dio o da Satana avrebbe dovuto separarci; e tu l’hai fatto di tua volontà. Io non ti ho spezzato il cuore; tu te lo sei spezzato, e hai spezzato anche il mio. Peggio, molto peggio per me se son forte. Voglio vivere forse? […] Posso perdonare quello che tu hai fatto per me. Io amo la mia carnefice; ma la tua! Come potrei?»

Alla fine della lettura mi sento molto stanco, come se avessi corso e corso e corso e all’adrenalina si mescolasse il dolore per le cadute e l’aria che taglia la gola.

Per quanto sembri assurdo, niente mi dà sollievo come Cime Tempestose. È un grande sogno di indipendenza dalla vita come confusione e finitezza – due cose che mi hanno sempre indignato più della sofferenza. Così, tengo questa porta socchiusa. Un giorno, non oggi, la attraverserò.

Annunci

18 pensieri su “Cime Tempestose

    1. BRO
      MENOMALE
      Tutta la gente là fuori si spreme a capire l’origine familiare del carattere di Cathrine e io sono lì tipo “vi state interrogando sulla genesi caratteriale di una tempesta magnetica?”

      1. Un altro rapporto di amore difficile è quello descritto in Le confessioni di un italiano tra il protagonista e la Pisana. Ok forse il parallelo non è così azzeccato, ma anche lì c’ho visto un amore un po’ distruttivo. Ok Cime tempestose rasenta l’odio puro…

      2. Questo non so, credo sia ben meglio, ma è un parere tutto mio. Secondo me da leggere. Anche solo per lo spessore del buon Ippolito.

  1. Che analisi mozzafiato per quanto è scritta bene e per l’acutezza dei pensieri! Io “Cime Tempestose” l’ho letto a 17 anni, due anni e mezzo fa circa. Non è tra i miei libri preferiti, tra cui invece c’è “Jane Eyre” di Charlotte (che è decisamente più nelle mie corde). Il romanzo di Emily, pur essendo senza dubbio un capolavoro, nel complesso mi inquietava, le scene che a te suscitano comicità a me facevano paura e non ho trovato in Heathcliff ciò che lo consacra come personaggio maschile tanto amato. Come te, però, non definisco amore quello tra lui e Catherine e sono pienamente d’accordo con la tua definizione del loro rapporto! I personaggi sono avvolti dalla tempesta tanto quanto la casa ed è difficile dar loro una forma. Il mio personaggio preferito è Hareton, per il suo animo incredibilmente tenero sotto l’aspetto da selvaggio e non avrei saputo descriverlo meglio…
    Ti lascio il commento di Virginia (Woolf) in cui mi sono imbattuta l’altro giorno- lei sa esprimersi meglio di me: “è come se Emily potesse distruggere tutto ciò che sappiamo sugli esseri umani, per poi infondere a quelle irriconoscibili trasparenze un soffio vitale che fa loro trascendere la realtà. Il suo è dunque il più raro dei doni. Liberare la vita dalla dipendenza dei fatti; con pochi tratti suggerire lo spirito di un viso sì da rendere inutile il corpo; parlando della brughiera farci sentire il fischio del vento e il boato del tuono.”

    1. Posso dire che un pochino ci tenevo a leggere un tuo intervento su questo post 😀 ? E sono contento che sia arrivato e che sia così bello.
      A intuito mi figuro così la differenza tra Charlotte ed Emily: sono entrambe poste sulla stessa miscela di sfumature, ma nel passare dall’una all’altra, e viceversa, si sente che uno scalino è stato attraversato in maniera irrevocabile. Charlotte riconduce la passione, la solitudine, la durezza degli animi umani entro un orizzonte affettivo, progettabile, a suo modo florido. Emily non ci crede, e va oltre, in una vita oltre la vita. Charlotte ha scelto di essere umana. Emily ha scelto di non esserlo. Cosa fossero poi loro ai conti fatti della loro esistenza, non possiamo dirlo.
      Virginia ha commentato splendidamente l’opera di entrambe. Allo scorso Salone del Libro ho anche comprato una bella tote bag “commemorativa” di Charlotte con una citazione della Woolf sul retro. Due parole ancora su Heathcliff per chiarire un discorso che nel post accenno soltanto: egli è completamente privo di energia generativa. Sa solo distruggere, l’unico figlio che riesce a fare sta in piedi per pratica. Per questo mi viene da dire che la sua distruttività è l’unica cosa che lo fa sembrare un uomo, ma solo sembrare. Sotto, egli stesso è la natura matrigna dell’ambientazione. E’ un uomo matrigna.

      1. Ooh, ne sono lusingata! 😉 Sottoscrivo pienamente la differenza tra Charlotte ed Emily: “l’una ha scelto di essere umana, l’altra di non esserlo.” (una cosa simile la dice Virginia, tra l’altro, confrontando i due romanzi). Credo che la preferenza per una o per l’altra abbia molto a che fare con il carattere e le inclinazioni, ma entrambe, seppur in modo diverso, scuotono profondamente il lettore. Figlie della brughiera dello Yorkshire 🙂 Concordo su Heathcliff, probabilmente è per questo che non riesce a piacermi! Troppo lontano dall’umanità per i miei gusti…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...