“Per chi guarda il Grande Fratello”

images Parlavo al telefono con mia madre. Le dicevo che avrei abbandonato un corso a scelta di critica letteraria. Perché? Sei così capace! mi fa lei, che è pur sempre mia madre.

Sul fondo della critica letteraria sento sempre un’aria di disprezzo per il piacere che basta a sé stesso, un’ansia di disporre la vita in gerarchie, di dividere degno e indegno, proprio e improprio, e infine la consapevolezza, la paura della propria subalternità rispetto alla letteratura, che con le dovute perdite esisterebbe anche da sola.

Così, quando la professoressa in aula ha detto “per chi, scrivere senza commento critico? per chi guarda il Grande Fratello?” me ne sono andato.

La prosa e la poesia sono nate perché a qualcuno piacque scriverla, e a qualcun altro leggerla. Fine. Niente di più semplice. La vita è breve e difficile, e la letteratura -alta, bassa, diagonale, non importa- è uno dei tanti giochi che ci siamo inventati per star bene.

Se per la sopravvivenza di certi bei testi è necessario che una massa di esperti si impunti sulla loro superiorità oggettiva, e smarrisca il fine ultimo dello star bene, e disprezzi chi lo insegue con altri mezzi… questa nevrosi è un sacrificio eroico, sotto certi aspetti. Ma non fa per me.

Con i miei gusti variegati e le mie opinioni nette, sviscerate o sbrigative, non voglio rappresentare nessuna autorità, ma essere un lettore come tanti, di poco peso, facile da ignorare, e permettere anche al libro più brutto e al punto di vista più impoprio di cantare, per qualcun altro, la sua canzone.

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5 pensieri su ““Per chi guarda il Grande Fratello”

  1. Parole meravigliose. Ti parla una che in università – un secolo fa – si andava a raddoppiare gli esami che gli altri schivavano, cosette come glottologia, latino medievale, filologia romanza, storia della lingua. Lo rifarei, rifarei tutto anche se non mi ha mai dato da campare. Anche se scrivo YA/NA e pure fanficttion, tiè, non vuol dire che non possa andare a sfrucugliare Chomsky, se mi andasse di farlo.
    Appunto, se mi andasse di farlo.
    La saccenza di quella professoressa nasconde a mio parere molta insicurezza, e forse anche una certa miseria mentale, nel senso di povertà, ristrettezza.
    Scolpirei nella pietra ogni parola di questo post.

    1. Ti ringrazio davvero, sono contento di vedere qualcun altro con una formazione ibrida che la pensa in questo modo. Essere ibridi in un mondo di fazioni è sempre difficile, ma arricchisce e solleva di tanti problemi inutili 🙂

  2. Che display di arroganza! Siamo davvero bacati se dopo avere inventato una cosa tanto accessoria e spesso presuntuosa come la critica, la mettiamo anche su un piedistallo. Ti stringo la mano per le tue parole. 🙂

    1. Ti ringrazio 🙂 mi ha anche un po’ ferito la superficialità di quella frase. Forse l’ho recepita come un’offesa all’autorevolezza che avevo attribuito per fiducia al corso e alla materia.

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