Poesia: In Limine, di Eugenio Montale

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tumblr_lm6prnrzp61qfoi4t.gif Opus 55 – Dustin O’Halloran

Volevo parlarvi di Montale, ma non sapevo cosa scegliere. Mi piace tutto. Così, almeno per il momento, ha vinto una scelta biografica.

Ecco una poesia che mi ha aiutato più volte a vivere.

Godi se il vento ch’ entra nel pomario
vi rimena l’ ondata della vita:
qui dove affonda un morto
viluppo di memorie,
orto non era, ma reliquario.

Il frullo che tu senti non è un volo,
ma il commuoversi dell’ eterno grembo;
vedi che si trasforma questo lembo
di terra solitario in un crogiuolo.

Un rovello è di qua dall’ erto muro.
Se procedi t’ imbatti
tu forse nel fantasma che ti salva:
si compongono qui le storie, gli atti
scancellati pel giuoco del futuro.

Cerca una maglia rotta nella rete
che ci stringe, tu balza fuori, fuggi!
Va, per te l’ ho pregato, – ora la sete
mi sarà lieve, meno acre la ruggine…

Il nichilismo di Montale viene spesso appiattito in una snobistica aridità dai luoghi comuni sulla sua opera. Non è vero. Nelle sue poesie c’è una tale tensione verso l’altro, soprattutto nelle “poesie del tu”, frequenti nella raccolta Le Occasioni, ma non solo.

Ecco qui la poesia come musica di parole e di concetti, legati tra loro come un sogno, dal significato potente ma sempre sottopelle (benché Montale si sia distanziato dall’ermetismo, era quella l’aria che tirava). L’andazzo ermetico, senza volerlo, ci ha rovinati: ci ha convinti che far poesia sia sparare metafore poco meditate e andare a capo ogni due parole.

Spero vi siate accorti che questa è altra roba.

La prima strofa ci invita a gioire quando il vento della vita, degli accadimenti imprevisti, entra nel nostro frutteto, si insinua tra i frutti della nostra vita. L’oggetto che affonda in mare come Jack in Titanic nei successivi due versi, era un viluppo di memorie, morte, venerate e conservate con cura, ma incapaci di far germogliare il nuovo.

La divinità ha un grembo fecondo nella seconda strofa, ritorna la capacità di dar vita al nuovo, che echeggia nel mondo, che dà i suoi segni. E la terra arida torna fertile e accogliente.

Possiamo arrampicarci sul rovello, il ramo contorto, e andare dall’altra parte del muro. Chi troveremo al di là della memoria, del passato, sarà un fantasma, una presenza effimera in questo mondo come lo siamo noi, ma che importa, sarà capace di salvarci. E laggiù avranno senso tutte le cose che abbiamo fatto e vissuto nella vita finora, che vengono dimenticate per poi ripetersi nelle vite degli altri, in un gioco indifferente alle nostre sofferenze. Lo spazio e il tempo di una volta non vigeranno più.

Precederemo chi ci prega di andare. Come pesci nella rete che minaccia di ucciderci, fuggiremo verso la libertà attraverso un errore di sistema, una maglia rotta (qui si va nel cyberpunk). E sapendo che siamo liberi, anche la permanenza in un mondo dove niente cambia e niente nutre sarà più sopportabile a chi ci parla.

Per me questa poesia significa tanti momenti di vita, anche tanta roba improbabile. E sapete cosa? Non me ne vergogno. Nessuno può venirmi a dire che pensare a Utena leggendo Montale sia sbagliato. Finché la poesia rimarrà una reliquia, da venerare e non toccare, continuerà a rimanere quello che è: moribonda. Ed è un peccato, visto che contiene inni alla speranza come questo, alla speranza nonostante tutto, oltre le soluzioni e consolazioni facili.

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Un mesetto fa ho comprato l’intera opera poetica di Montale (di seconda mano). Ho cominciato a sottolineare, scrivere appunti, fare orecchie alle pagine.

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2 pensieri su “Poesia: In Limine, di Eugenio Montale

  1. Avevo scritto un commento ma non so per quale motivo WordPress ha deciso di non inviarlo… uff. L’ho scritto qualche giorno fa e ora nemmeno mi ricordo cosa ho scritto.

    Di certo ti faccio i complimenti per la scelta di questa poesia, che ho apprezzato molto. Purtroppo io di poesie ci capisco poco e quel poco che ho studiato a scuola l’ho fatto anche male. In parte mi piacerebbe farmi una cultura a riguardo in autonomia ma purtroppo per me è molto faticoso leggerle.
    Ti auguro quindi buon divertimento mentre divori quel libro 😉

    1. Grazie 😀 ! Sono contento che ti sia piaciuta. Pure io ho fatto poesia abbastanza male a scuola, l’ho scoperta grazie alla biblioteca di casa e ai versi recitati a memoria dai miei parenti.

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