Alla Scuola non importa niente che tu legga romanzi, racconti, o poesie

classroom-510228_640Ricomincia la scuola! E quindi… lo sapete, se non faccio un po’ di polemica ogni tanto mi viene un infarto e muoio.

Sono quasi alla fine del mio percorso scolastico. Sì, perché ormai l’università è un prolungamento delle superiori: obbligatoria in via ufficiosa, e quindi frequentata da molti ragazzi con l’insofferenza e noncuranza tipica dei liceali. Lo Scazzo dell’Obbligo, per gli amici.

Dopo 5 anni di elementari, 3 di medie, 5 di liceo (classico, brr), al mio ultimo anno di magistrale, sono ormai sicuro che alla Scuola non importi niente se leggiamo romanzi, racconti, o poesie.

(Così come non le importa niente se ci piaccia l’arte o la musica, ma questo non ci prova nessuno a nasconderlo, perché in fondo arte e musica sono robe da pezzenti.)

Uso il termine generico “la Scuola” perché il problema sta nell’ingranaggio, quello composto da burocrati che di studenti non sanno niente, tanto meno di letteratura, quel meccanismo tra i cui ingranaggi anche il migliore insegnante ha poco potere.

Più stai sui libri di scuola, più sei esaurito, meno energie hai per leggere narrativa.

Lo spazio che alcuni più di altri riescono a ritagliare per leggere, magari a spese del sonno, del disordine domestico (o dello studio, perché no, io lo facevo) è l’eccezione che riconferma la regola. Tanto per troncare sul nascere la retorica del “se lo vuoi ci riesci”.

E allora perché quel professore là si lamentava dei cciofani che non leggono e dove andremo a finire (ignorando, tra l’altro, che in Italia leggono soprattutto i cciofani)? Perché lui prima di noi è stato vittima di una grande contraddizione:

la Scuola si occupa di bellezza solo nella misura in cui riesce a tradirla.

Prendiamo uno a caso. Il Tasso. Il Tasso, non è importante leggerlo. Basta qualche frammento in antologia tanto per farsi un’idea. Molto più importante del testo è il commento, la biografia, la parafrasi, tutta quella piramide di detriti che il gigante si è lasciato alle spalle e che, se appresa, ti renderà uno Stimabile Erudito Autorevole in società. Devi apprendere le robe del Tasso (non leggere lui in prima persona) perché il Tasso è importante. E perché è importante? Oh, di questo la Scuola non si occupa.

La Scuola è il prodotto di una società orizzontale, borghese (se questo termine ha ancora senso), quindi si occupa (male) di tramutarti in una persona ben inserita, efficiente e produttiva. Se la bellezza può essere tramutata in erudizione, l’erudizione in carisma o competenze, il carisma in contatti e le competenze in soldi, ben venga. Ma di arte e letteratura nude, la Scuola non se ne fa niente.

Perché la bellezza è una roba potente quanto arbitraria, privata, inafferrabile, che unisce e divide le persone al contempo. Al meglio si può strumentalizzare, in genere è socialmente inutile, al peggio è socialmente distruttiva (da Paolo e Francesca in poi). Così la Scuola si premura di inglobare certe bombe di parole in uno spesso strato di autorevolezza, e restituircele innocue, in modo che non ci vengano in testa strane idee, come pensare con la nostra testa, o scoprire che la crescita può essere un effetto collaterale del divertimento.

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26 pensieri su “Alla Scuola non importa niente che tu legga romanzi, racconti, o poesie

  1. Devo dissentire: stai facendo un grande torto agli intellettuali che, per primi, hanno gettato i fondamenti della scuola e dell’università italiane, e che hanno prodotto generazioni di persone colte, brillanti e preparate (subito prima che arrivassero le riforme, le controriforme, e in generale degli idioti ad aggiustare un sistema che non era rotto).

    C’è una contraddizione nel tuo testo: la semplice lettura del Tasso è proprio qualcosa che non serve, proprio perché ascia alla sensibilità individuale la scoperta o meno delle bellezza dell’autore.
    Io, ad esempio, quella grandezza la trovo in altri autori (stranieri, moderni), ma non amo il Tasso.
    Lo studio dei commenti. delle critiche, e di tutto l’universo di chi l’ha capito meglio di me è l’unica cosa che mi può spiegare incontrovertibilmente perché il Tasso fu un grande.

    È vero che la scuola non incoraggia affatto la lettura della narrativa, non incoraggia il PIACERE della lettura, dell’arte, anzi, delle arti.
    Ma bisogna riconoscere che se bisogna studiare qualcosa, non solo per il piacere di farlo, ma per avere un bagaglio culturale e critico utile alla società e all’individuo, allora la nostra scuola assolve ancora abbastanza bene il suo compito.
    Resta a carico dei singoli insegnanti (sottopagati, vecchi, demotivati), trasmettere il piacere dello studio e delle arti, ma almeno sii d’accordo con me che i contenuti sono già quelli giusti.

    Anzi, ERANO quelli giusti, perché, come ho accennato, generazioni di politici si sono accaniti per fare a pezzi una istituzione che sarebbe potuta essere di eccellenza

    1. Ciao e benvenuto 🙂
      Anche io, anche io dissento. La mia esperienza é che molti studenti si allontanano da un autore proprio perché é la scuola, con i suoi metodi aridi, a proporglielo. Io amo un autore prima di tutto perché lo leggo e rimango senza fiato. Dopodiché vado a cercarmi di mia volontà e secondo il mio intelletto tutta quella serie di “felici fraintendimenti” (Nabokov) chiamati critica. Infine, una nutrita quantità di autori ha una tale carica demonica e antistrutturale che vederli celebrati da qualsiasi autorità come edificanti fa sorridere. Quindi non so cosa avessero in mente gli intellettuali italiani, ma a mio parere fa torto chi commette il peccato e non chi lo addita.

      1. Eh, ok, siamo in disaccordo.
        Il tuo metodo di approccio alla lettura è giusto, è anche lo stesso che adotto io, ma immagina se Tasso, come per me, non ti affascinasse.
        Non finiresti mai di leggerti i suoi “Orlando”. Non leggeresti mai la critica. Non sapresti chi è, o perché è stato importante – e la scuola ‘romantica’ avrebbe fallito più di questa.

        Rompere le strutture è un processo senza fine nella letteratura. Il fatto che la scuola poi insegni e spieghi cosa rende grandi anche i peggiori iconoclasti è il modo migliore per spiegare che gli standard e le regole che seguiamo oggi sono basate proprio su quegli autori che hanno rotto le regole precedenti.
        A me non pare male una scuola che insegna che le regole hanno una storia, e che si possono cambiare. Significa insegnare consapevolezza e impegno ai futuri cittadini.
        Senza questo abbiamo invece 1984.
        Stai additando come “peccato” il fatto che il sistema scuola sia stato concepito per impedire che si realizzasse una distopia, sei sicura di voler essere così controcorrente?

  2. Mi piace ‘scuola romantica’! Penso che se il Tasso non mi piacesse… niente, non mi piacerebbe. E impormelo me lo farebbe odiare. La scuola come ogni istituzione supporta i poteri del momento a prescindere dalla loro bontà (i totalitarismi, per esempio). Sono d’accordo che una società senza regole sia impossibile e indesiderabile per la maggioranza delle persone. Ma credo che l’arte sia una cosa caotica, a sé stante, e che piegarla all’utile collettivo la snaturi e elimini il piacere di fruirne.

  3. Uhm, no, scusa, c’è un punto che non mi convince del tutto.
    “La scuola come ogni istituzione supporta i poteri del momento a prescindere dalla loro bontà (i totalitarismi, per esempio).” Vero, ma il punto era che la scuola come fu impostata in Italia si oppone al pensiero totalitarista (si valorizza la critica, si studia la storia e non si nascondono gli autori che hanno rivoluzionato il sistema) – mentre la scuola ‘romantica’ a cui sembri aspirare tu sembrerebbe perfetta per supportare il totalitarismo, togliendo la storia e la critica dagli autori, lasciando i lettori in balia dei gusti personali.
    Io detesto Dante, avrei odiato doverlo leggere, e non ho amato doverlo studiare, ma almeno so chi è e perché è considerato il padre della nostra lingua, e cosa ha scritto sulla società del suo tempo (che potrebbe anche essere il nostro).
    In un mondo migliore non saprei né chi è, né perché mai Manzoni dovrebbe avere qualsiasi valore.
    Questo non è solo un valore per utile collettivo: è un valore anche per me, singolo, che so di cosa sto parlando e capisco e scopro un mondo più vasto (e se sono fortunato imparo anche quando è il momento di tacere).

    Aggiungerei anche un’altra cosa: mi spiace deludere, ma l’arte non è caotica, per niente.
    (E i romantici erano degli intellettuali pazzeschi e coltissimi, alla faccia delle fregnacce che poi avrebbero propinato ai loro lettori!) 😀

    Grazie per lo scambio!

    1. Povero Manzoni, senza suo il consulente spirituale almeno avremmo avuto le pornazzate con la monaca di Monza 😄
      Ho qualche idea mia sulla scuola ma non so se rispondono a quello che hai capito perché non ne ho parlato, mi sembrava piuttosto OT.
      Grazie a te 🙂 !

      1. Magari! È così difficile trovare buona letteratura porno: Manzoni sono sicuro avrebbe trovato una sua dimensione molto brillante in questo genere! 😛

        Sulla scuola hai scritto, eccome! E io penso di aver capito tutto quello che hai scritto se l’hai scritto in italiano corrente. Altrimenti di cosa stavamo parlando??? 😀

      2. Eh, ma se dici che una cosa non va (lo studio della critica letteraria), e dici cosa invece sarebbe giusto secondo te (che la scuola dovrebbe incentivare la lettura)…
        Comunque io non mi offendo per un sasso lanciato e una mano nascosta (basta che il sasso non mi colpisca! 😉 )

      3. Ot per Ot,… vado OT! Manzoni ed in particolare: I Promessi Sposi sono uno dei più fulgidi esempi di come si possa manipolare a proprio vantaggio un testo che vede potenti della Chiesa del ‘600 allearsi a discutibili personaggi politici per fare fuori un frate scomodo.
        Il problema della scuola è che dalle medie in poi subisci la squalificante idea che “tanto studiare è conseguire un attestato” e lì resti. Ma il tempo è tiranno, la mente agli sgoccioli… tornerò su questo post!

      4. Sindrome della caduta dell’Impero Romano… La data viene applicata e insegnata un po’ come la riconsegna alla camera del lavoro della patente di Impero! Da oggi il negozio Impero Romano chiude! 😀

      5. Fortunatamente a me non è successo, non dico che adesso io insegni storia a Yale… ma mi son un briciolo appassionato di storia. Ci sono persone che hanno ricevuto un’istruzione da quiz… La storia è una delle materie più bistrattate. Nonostante siano 10.000 anni che si ripetono le stesse scene.

      6. La mia verifica di storia per i primi 2 anni del liceo è stata: ti do 15 date, scrivi accanto che è successo. Fine. Fortuna che poi è arrivata una professoressa coi fiocchi.

      7. Uh, che bello! E poi avevi anche le pagine da colorare “che veniva fuori il colosseo” e unendo i puntini scoprivi trattarsi della Muraglia Cinese? 😛
        Scherzi a parte… Credo di avere avuto un’interruzione definitiva della spinta inerziale, iniziale e tutta in progressione partita dalla prima elementare, verso la seconda media.
        Non credo che sarei stato uno studente molto migliore di quanto alla fine sono (e fui) ma certamente avrei fatto giusto un paio di passi in più verso la cultura. Non mi ritengo una capra, ed ho colmato molto in seguito, ma partire bene e all’età giusta vale doppio. Invece il periodo 2a media – 1a superiore sono stati terribili. Arrivato in 2a superiore la scuola ha ripreso a dare qualcosa, certo… Ma quanta birra persa, quanta disillusione.
        Ripeto: di sicuro sarei stato uno studente negligente comunque, un bighellone, di quelli che ” 6- va benissimo dove firmo?” O forse no. Forse come in altri campi, mi sarebbe partito l’embolo dello scoprire e dell’impegno. Chissà. Certo se si parte già male con la 1a elementare… Eppure la scuola ha ancora qualche speranza… Qualcosa c’è ancora e va difeso. Come non saprei, cerco consigli !!

      8. Io sono stato “quello bravo” per tutto il mio percorso scolastico. Con un’aggiunta: “quello bravo MA pigro/MA con condotta opinabile” ecc ecc. Se qualcosa mi piaceva prendevo 9 e 10, se non mi piaceva prendevo 3 e 4.

  4. Questa frase “La Scuola è il prodotto di una società orizzontale, borghese (se questo termine ha ancora senso), quindi si occupa (male) di tramutarti in una persona ben inserita, efficiente e produttiva.” me la sono rigirata nei pochi neuroni per almeno 12 ore… E non sai quanto mi dà da pensare ancora, perché si innesta in un pensiero anche lì scaturito con un benpensante a riguardo dei giofani come dici tu.
    Ci tornerò su…

    1. In principio era l’estratto di una conversazione (fatta con i miei che sono entrambi maestri, tra l’altro), in cui sostenevo che la scuola é una struttura borghese, quindi insegna cose in quanto socialmente utili, ma contiene discipline aristocratiche come la matematica, la letteratura o la filosofia, che contengono tutt’altra mentalità: sono da insegnare in quanto ti rendono Essere Umano, a prescindere dall’utile; e da questa contraddizione interna deriverebbero dei malfunzionamenti come quelli che ho trattato.

  5. Ho condiviso il tuo articolo su FB e Twitter perché hai messo per iscritto molti miei pensieri.
    Di certo non mi ha fatto venire la scuola la passione per la lettura.
    Di certo la scuola non mi ha aiutata nella dislessia.
    E tante altre cose.

    Magari il mio commento oggi risulterà poco articolato e legato a ciò che hai scritto ma ho il cervello particolarmente annebbiato.

    Comunque troverai qualche email ad aspettarti, quando vuoi!

    Buona serata ^-^

  6. La scuola è stata uccisa dalle tante riforme al contrario fatte da tanti governi, alla fine i docenti sono stanchi, non sanno in che modo sbarcare il lunario e non osano fare bene il loro lavoro perché li spediscono a 700 km da casa pagati quattro spiccioli e figurati se hanno la pazienza o la voglia di far capire l’importanza della lettura, consideriamo poi che l’esponente più alto di narrativa italiana scolastica è Alessandro Manzoni. “I promessi sposi”, se non si leggessero a scuola, chi li leggerebbe mai? Io penso nessuno. Quindi anche chi volesse dare innovazione a scuola ha difficoltà, per non parlare di quelle classi dove: “professò a noi non ci importa nulla dello studio, veniamo qua perché ci obbligano”. Insegnanti che sappiano fare bene e far amare la narrativa si conteranno sulle dita di una mano. E per tanti motivi, tanti, tanti. Che non si può generalizzare, ma fatto sta che hai ragione: la scuola non invoglia e non lo fa nel modo giusto a leggere.

    1. Ciao e benvenuto 🙂
      I miei genitori sono entrambi maestri, quindi parliamo in continuazione dei problemi che incontrano o incontravano sul lavoro: burocrazia ingombrante, programmi che impediscono loro di fare qualsiasi cosa, colleghi che non hanno voglia nemmeno di respirare (e genitori fuori di testa, perché quelli ci sono sempre). Se nessuno imponesse più i classici… magari nessuno li leggerebbe più. Magari sarebbero letti molto meno ma con molto più gusto. Non saprei. Si aprirebbero molti scenari possibili.

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