I miei strumenti di scrittura: il taccuino e la cartella

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Eccolo qui, il mio taccuino in formato A7 comprato per du spicci dal Libraccio. Con annessa mini stilografica in tinta, che tiene le paginette chiuse con il suo peduncolo quando lancio il tutto nel caos della mia borsa prima di uscire.

Ho provato a prendere appunti su fogli volanti, sullo smartphone, ma il taccuino si rivela sempre la scelta meno dispersiva. Tutti gli stracci della mia fantasia, li trascrivo e li posso ritrovare in un unico oggetto tangibile.

è importante portarlo dovunque. Non sai mai quando una frase potrebbe colpirti. Spesso è una sensazione, ancora più inafferrabile e introvabile di una frase. Afferrala e prova a scriverla, al meglio delle tue capacità, nel momento in cui nasce. Pensi sempre “macché, poi mi tornerà in mente” e invece no. Invece no. Scrivila subito.

Scrivo solo su un lato del foglio, perché quando le pagine sono esaurite taglio gli appunti e li ordino per argomento nella mia cartella:

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Una cartella in formato A5 che ho comprato mesi fa da Tiger (ma anche una qualsiasi in A4 andrebbe bene, più ingombrante = più capiente).

Ordino gli argomenti secondo un mio schema mentale legato ai colori. Ci sono alcune sezioni per personaggi o storie precise, e poi c’è la intramontabile sezione “generale” per tutti i pensieri che mi hanno colpito ma che al momento non hanno ancora una collocazione specifica.

Rileggo questi frammenti tra una sessione di scrittura e l’altra. Magari qualcuno di loro trova il suo posticino tra le pagine di un progetto già in corso, o mi ispira a iniziarne uno nuovo.

Prendete appunti quando non scrivete? E cosa ci fate dopo?

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15 pensieri su “I miei strumenti di scrittura: il taccuino e la cartella

  1. Di rado prendo appunti. Adesso, che forse ho un’idea più complessa, lavoro su dei fogli. Poi passerò probabilmente ai quaderni: 2. In uno i personaggi, con tanto di ritratto. Nell’altro lo scheletro della storia.
    Non mi preoccupo di quello che dimentico: se accade è perché non era poi così importante. Se resta… Be’, allora è fondamentale 🙂

    1. Interessante! Da poco ho ricominciato a fare dei micro-ritratti dei miei personaggi, mi aiuta a renderli più tangibili. Ho letto che Nabokov lavorava per “schede”, cioè scriveva su blocchi separati le scene per poi metterli in ordine alla fine.
      Ho cominciato a prendere appunti perché mi sono reso conto che di rado capisco l’importanza di un’idea nel momento in cui mi viene in mente, sul momento mi sembra geniale e a freddo non mi dice più niente, oppure viceversa.

  2. Come Marco qui sopra se resta è importante… Ma qualche appunto si prende anche perché si sa di non ricordare tutto oppure, semplicemente, perché è ancora interessante appuntarsi qualcosa e dimenticarlo.

      1. Questo è uno spunto interessante. Ultimamente io riesco a fare cose del genere dopo una stampa. A quel punto posso annotare le cose, che poi riporto in digitale… Uhm complesso…

  3. Wow, fantastica la tua organizzazione!
    L’adoro, sul serio… oltretutto deve essere stimolante.
    Io tengo una quadernino dove scrivo le brutte copie ecc ma dovrei pensare davvero di portarmi in giro un piccolo libricino per prendere appunti sulle cose che mi passano per la testa. E’ vero, penso sempre che le scriverò dopo ma dopo sono già svanite.

  4. Non potrei prendere appunti sul cellulare, non lo trovo immediato quanto un taccuino, non altrettanto “fisicamente presente”. Uso un quadernetto a spirale abbastanza piccolo da stare in borsa, però abbastanza grande da non farmi detestare la scrittura (credo sia in A5). Ci finisce di tutto, dalla lista della spesa fino ai siti da visitare, numeri di telefono presi al volo e interi brani da sviluppare. Diciamo che è il primo step nella raccolta di informazioni, è totalmente disorganizzato e lo faccio anche per costringermi a rivederlo spesso, anche qualora non ne abbia strettamente bisogno. Mi è successo non poche volte di aver trovato spunti o soluzioni rileggendolo. Ecco, direi che potrebbe essere uno spazio per il brainstorming. A volte capita che scriva su foglietti volanti, ma per quelli c’è prima la cartellina di Tiger di cui sopra, e poi un’eventuale trascrizione sul quadernetto.

    1. E’ proprio quello il motivo per cui ho smesso di appuntare note sullo smartphone, me le dimentico, è come se non esistessero. Il mio formato preferito per i quaderni è il B6, peccato che in Italia non sia molto diffuso.

      1. Credo di avere delle note sparse sullo smartphone, non so nemmeno cosa ci sia scritto. Proprio non capisco come possano avere attecchito così tanto app come Evernote o altro, ma forse questo vale più per la realtà statunitense. Lì i blogger non farebbero che consigliarti Evernote come sistema per prendere appunti. Al massimo uso Pocket per “salvare” pagine web che mi interessa leggere in un secondo tempo.
        Mi hai incuriosito sul formato B6, ho dato uno sguardo in giro ma conoscendomi cercherò di provare qualcosa di persona. Sempre che la ricerca vada a buon fine.

      2. Il formato B6 è leggermente più piccolo dell’A5. Non ho mai usato Evernote, però conoscendomi preferisco i fogli di carta. Pocket lo uso ogni tanto, anche se mi serve in gran parte ad accumulare materiale che non avrò mai tempo di leggere.

      3. Guardo le persone che prendono appunti sul cellulare come se fossero dei marziani. Davvero, le guardo impalata, mi fa troppo strano, sembrano tutti super organizzati e al passo con i tempi. Se fosse per me saremmo rimasti a scrivere con le stilografiche (tanto per cambiare) e persino la biro sarebbe un’innovazione troppo “avanti”. Non sono pronta a lasciare il cartaceo.
        Pocket, ecco, mi torna bene come magazzino di idee; è una fortuna che abbia una funzione di ricerca interna, finisce sempre che anche io vi accumulo una quantità assurda di materiale (siamo a più di 3000 articoli non letti) che a malapena riesco a gestire. Vado a ritroso nell’elenco e trovo stratificazioni come nella crosta terrestre: lì ero fissata con il dulce de leche, lì cercavo informazioni sul bullet journal…

      4. Sullo smartphone faccio alcune cose che per molti sono impensabili, per esempio leggo romanzi o saggistica, però per gli appunti mi mette male. Diciamo che uso la scrittura virtuale e cartacea per cose diverse: i dispositivi per quando ho bisogno di seguire i miei stessi pensieri con velocità o di lasciarmi andare e buttare giù ogni boiata che mi viene in mente senza censurarmi, mentre carta e penna vanno bene per quando ho bisogno di riflettere, di sentire per bene ogni parola.

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