La tentazione di star zitti e scrivere

Dal momento in cui Carta Traccia superò lo status di niubbo e raggiunse una micro-fetta di pubblico stabile, cominciai ad avere un sentore poco incoraggiante che sarebbe esploso qua e là in pause prolungate, inversioni di marcia e altre epifanie in gran parte ignorate. Oggi provo a prendere il toro per le corna:

da quando ho questo blog, non scrivo quasi più; è diventato uno spazio dove ignorare le mie esigenze, i miei problemi, la mia identità, uno spazio di fuga.

E non è affatto così che doveva andare.

1. Quando la paura di fallire come scrittore mi assale, cioè sempre, la dirotto sul blog, dove mi illudo di poterla controllare.

Mi tengo impegnato con qualcosa che lambisce il campo della scrittura senza pormi la sfida di scrivere davvero. Gli articoli sono brevi e facili da concludere, e ottengono da voi un gratificante riscontro più o meno immediato. La scrittura è più profonda, più impegnativa, e non faccio che evitarla ogni giorno di più.

2. “Pensi troppo”, mi diceva il mio istruttore di arti marziali. Santo cielo, quanto aveva ragione.

Certe persone si strappano le pellicine delle unghie; io penso. Non c’è niente di nobile o utile nel pensiero logorroico, ipertrofico, che cresce qua e là senza controllo, che diventa una fuga dall’azione, dalla sensazione, dall’essere lì e allora, e vivere. I miei articoli vengono in gran parte dallo sfruttamento di questo rubinetto lasciato aperto, e voglio chiuderlo prima che mi intasi il cervello.

3. Sono stanco di avere opinioni

Crescere è per me, contro ogni aspettativa, declinare le certezze che pensavo avrei avuto da adulto. Sto scoprendo che al mio meglio non sono un sapiente né un giusto, ma un eterno meravigliato.

Forse sarei un pessimo ricercatore poiché l’Ignoto mi è tempio, e non degno avversario. “Non lo so” è la frase più preziosa che esce dalle bocche dei miei professori. Il tesoro più grande che proprio loro, in quanto re della conoscenza, possono permettersi di esibire, non sono i lingotti delle proprie ricerche, ma la cavità vuota che essi contengono.

So che su internet tacere è scomparire, e che il silenzio è il lusso degli arrivati, ma sono stanco di supporre, confutare, teorizzare. Quanto è umile invece la buona arte, che indica le cose senza spiegarle, che non dice “io penso” ma “io ho visto”. Questo in fondo sono: un eterno esploratore di un mondo davvero incantato. E la mia migliore offerta è proprio l’incanto, che non trova spazio in una mente sovraffollata di pensieri. Non sento le domande formulate dalla mia voce se sto immerso ogni giorno nell’autostrada delle risposte, mie e altrui. Quindi mi conviene andare a buttar giù le mie storie, e ripensare Carta Traccia alla loro luce.

4. Posso essere solo me stesso

Il modello maggioritario di scrittore-blogger-guru-redattore-PR-imprenditore non fa per me. Ci ho messo un po’ a capirlo.

Detesto i social, parlo di cose scomode e/o in modo scomodo, i blog tour mi mettono confusione solo a pensarli, il 90% della roba online mi pare fuffa, sono impermeabile alle mode, al carisma, all’autorevolezza, alla piacioneria, allo spirito imprenditoriale, a “ciò che piace alla’ggente”… insomma, che ci sto a fare online? A travestirmi da qualcun altro? Ad ascoltare le millemila voci benintenzionate che mi suggeriscono di diventare un po’ più così o cosà? No.

A fare quello che mi sento, per esempio.

Chiudere baracca sarebbe una riconferma del “blog fatto per benino, oppure niente!” E invece no. Prima la scrittura. E poi, con calma e senza pretese, vediamo che si può fare con questo blog. Niente più cadenza precisa, niente più lunghezza o argomenti di un certo tipo, e se non pubblicherò sarà perché non avrò niente da dire.


Siete 150 nel momento in cui scrivo.

Per me, tantissimi. Vi sbircio, dalle finestrelle dei vostri avatar. Mi chiedo come abbiate fatto a trovarmi. Ognuno di voi avrebbe una piccola storia da raccontare minibor

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Nel frattempo faccio altre cose. Come la bigiotteria in resina, per esempio.
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31 pensieri su “La tentazione di star zitti e scrivere

  1. Facendo quello che fanno gli altri non si arriva mai primi. E un artista, per definizione, è uno che arriva prima degli altri. Ergo: taci. E scrivi. O fai bigiotteria. Quello che sia, l’importante è trarne una qualche soddisfazione; per tutto quanto sia dovere e imposizione c’è la vita, che basta e avanza 😉

  2. “Detesto i social, parlo di cose scomode e/o in modo scomodo, i blog tour mi mettono confusione solo a pensarli, il 90% della roba online mi pare fuffa, sono impermeabile alle mode, al carisma, all’autorevolezza, alla piacioneria, allo spirito imprenditoriale, a “ciò che piace alla’ggente”… insomma, che ci sto a fare online? ” sembrano parole mie xD XD
    Ma sono comunque qui e sui social. Tutto questo perché considero il blog più come una bacheca in cui espongo ciò che mi piace, faccio, odio, ho interesse, ecc. Niente di più, niente di meno. Non ho interesse al pensare se piacerà o meno agli altri. Uso i social per motivi universitari e per stare dietro a quella poca gente che per me conta. Quindi sì, sei libero di prenderti il tuo tempo, di fare ciò che più ti fa stare bene e ti da soddisfazione. Prima di tutto bisogna essere se stessi e non qualcun altro 😉

    1. Grazie 💚 la versione originale di quel paragrafo recitava “sono aspergico come accà” o qualcosa del genere, ma alcuni non avrebbero capito, altri avrebbero pensato che “volessi darmi importanza” (vero messaggio ricevuto sul defunto fb a proposito dell’Asperger)… e quindi ho preferito lasciar perdere la vera questione, e spiegare in modo basilare la punta dell’iceberg.
      Ho spostato i miei contatti personali su whatsapp, dove non ci sono bacheche piene di gente che urla :/

      1. Darti importanza per aver esposto un dato di fatto? Allora anche le persone miopi si danno importanza perché portano gli occhiali in pubblico D:

        Comunque io sul mio blog ho ben messo in luce il mio essere Aspie e anche su fb spesso condivido articoli, ecc, sull’argomento, con l’intento di voler sensibilizzare. Ci provassero a dirmi che lo faccio per darmi importanza, che me li mangio vivi xD

        Per WhatsApp hai fatto bene. Facebook è caotico.

      2. Ho tanta tanta voglia di fare un video-elenco di tutte le cazzate che mi sento dire quasi ogni giorno in quanto Asperger. Dal “perché ti dai importanza” al “siamo tutti aspergici” al “ah, sei Rain Man/un robot/un extraterrestre” al “ma se ti sforzi magari ti abitui”… la lista è lunga e si ride per non piangere.

  3. Bella la bigiotteria in resina!
    Per il resto prenditi il tuo tempo. Il blog non è non vuole e non può essere un lavoro. Può essere un’estensione della nostra anima, un fluire all’esterno di un eccesso di pensiero, ragionamento o narrazione. Qualcosa di fluido, che segue un ritmo interno della mente. L’unico che alla fine conti.

    1. Grazie 😀 volevo provare a combinare qualcosa con la resina da anni, ma mi sembrava una roba difficile da piccolo chimico. Ecco, questa cosa del blog come estensione dell’anima del blogger mi piace molto.

  4. Prima la storia, poi il lettore. Ma allora, io che parlo a fare? A che serve scriverlo in tutte le salse, se poi non capite? Lo riscrivo: Prima la storia, poi il lettore 🙂
    E intendo dire che il blog sì, è importante, ma se non riesci a scrivere la tua storia… Si riduce, si taglia. Senza storia, a che serve il blog? Quando poi l’avrai scritta, il blog sarà sempre lì.

  5. Sinceramente non ricordo come ti ho trovato, credo casualmente tra i blog proposti dal sistema wordpress stesso oppure tramite l’avatar per un qualche commento su altri blog, senz’altro trovati a caso.
    Ciò che ho trovato sono punti di vista interessanti, non necessariamente in linea col mio pensiero, ma interessanti e in grado di farmi pensare, mica roba trascurabile.
    Sul perché ho aperto un blog, l’ho scritto nelle info del blog stesso e credo che, anche se di tanto in tanto i perché si modifichino di qualche millimetro, non siano poi cambiati nel tempo.
    In generale non seguo nessuna regola, o così almeno penso. Scrivo per essere letto? Certo. Scrivo di ciò che scrivo? Certo! Mi diverto in quel che faccio? Certo. Un modo creativo di sperperare neuroni.

    1. Le statistiche dicono che sei il commentatore n°1 di questo blog, yeeey 🎊
      Alla fine, ponendo che esistesse un blog con cui mi trovo sempre d’accordo (però mi è capitato con persone in carne e ossa) alla lunga mi stuferebbe, non mi darebbe niente. Anche io scrivo per essere letto (anche perchè sono molto “parco” nella comunicazione di materiale diaristico-privato)… però voglio andare incontro ai lettori come decido io 😀

      1. Wow! Il n°1 e non vinco niente!?!? 😀
        Scherzo. Pensavo di essere surclassato dalla brava Francesca-Tersite! Sto forse diventando logorroico!?

  6. E’ bello sentire tanti miei pensieri espressi dalle le tue parole, fa l’effetto di… un’eco creativo. Sento anch’io il bisogno di liberarmi dal di più che diventa sia fuga che schiavitù, anche se spesso piacevole. Sto sfrondando molto (tutto?) e scopro che… sorpresa, è facilissimo! Naturale, direi quasi. 🙂

    1. Noto che in molti siamo stanchi ultimamente, stanchi della onnipresenza e onnipotenza che ci è stata caricata sulle spalle da una certa retorica del blogging. Forse è l’ora di riscoprire un senso di intimità in quello che facciamo. Sono appena all’inizio del viaggio, spero di imparare qualcosa di buono 🙂

  7. Io non ti ho trovato, mi hai trovato tu. Commentasti la pagina “chi è Tersite?” e raccontasti come anche per te quel personaggio significasse qualcosa oltre la sua canonica raffigurazione. Da quel momento ho continuato a seguirti e forse con un po’ di deferenza, perché ti ho sempre considerato molto, molto brillante, forse un po’ troppo per quello che mi sentivo di poter offrire. Insomma, mi sono molto a lungo limitata ad ascoltare, leggendo qualcuno dei tuoi racconti (mi ricordo sempre la favola del pifferaio di Hamelin, mi pare, e la storia della sirena. Mi hai aiutato moltissimo a cambiare i miei punti di vista su un miliardo di aspetti della vita in generale e non posso che essertene grata 🙂 è bello, bellissimo che tu voglia e pretenda di essere interamente te stesso, facendo del blog quello che vuoi. E facendo anche la bigiotteria in resina, fra l’altro molto carina.
    ps. la devo smettere di ascoltare la colonna sonora di Laputa mentre scrivo, che poi divento sentimentale 😀

    1. Sì, ricordo! Sottoscrivo tuttora quaanto dissi sul personaggio di Tersite. Grazie davvero, sono parole molto belle, sopratutto contando che provengono da te. Non mi sento brillante, o forse non voglio sentirmi tale, ma non so come spiegarmi senza apparire presuntuoso, quindi glisso e vado avanti… non sapevo di essere una forza tanto devastante 🙂 spero almeno di aver indotto cambiamenti positivi. (Che bello Laputa ♥ quando al museo Ghibli ho visto il diorama del robot giardiniere mi sono nascosto in un angolo per mascherare la commozione).

      1. Sei brillante e se non accetti questa verità fa lo stesso, per me lo sei e a me basta 🙂 ma glissiamo e… certo che hai indotto cambiamenti positivi, mi hai spinto ad accettare lati del mio carattere, a volermi più bene anche. Mica facile.
        E Laputa dovrei rivederlo, mi sto troppo fissando con Satoshi Kon (a proposito, non so se te l’ho mai chiesto, ma hai mai visto Paranoia Agent? nel caso non avessi visto questa serie, te la consiglio molto volentieri, ho il sospetto che potrebbe piacerti 🙂 )

      2. Grazie mille Francesca 💜 da oggi basta Celeste Sidoti, sono Celeste Osho Sidoti.
        (Ci sono tante quelle cose che dovrei recuperare di Satoshi Kon… ).

  8. La scrittura non la puoi controllare va a periodi, se devi pensare a ciò che devi scrivere, non scrivere. Mettiti il cuore in pace, il fallimento non esiste, semmai puoi trovare dei modi sbagliati per scrivere o per intendere la scrittura. Anche il mio maestro di arti marziali mi diceva che pensavo troppo, ma diceva anche che nella vita non si deve provare ma riuscire altrimenti perdi in partenza. Oltretutto sono un eterno sognatore e peter pan, se hai delle opinioni buttale sul blog, e dagli voce, ma fai sempre quello che ti senti e non quello che vorresti fare altrimenti è come essere ciò che non sei. Devi visualizzare e vedere prima ancora di scrivere per poter scrivere bene, peraltro posso asserire che trovo molto più contenuto e forma nei tuoi post che in molti blog conosciuti dalla massa. Non sei l’unica che non ama i social di mio sono Asocial e condivido molto del punto 4 perchè anch’io sono così. Quindi datti da fare, tieni aperto il blog e sii te stesso. E scrivi, se hai bisogno di input per scrivere contattami senza problemi. 🙂

    1. Quello che dici mi fa veramente molto piacere 🙂 forse quello che si perde nei blog popolari è l’onestà e genuinità dei contenuti. In molte cose, anche nella scrittura, i problemi più grandi vanno affrontati da soli, sul campo, e le linee guida (più che regole) che scoprirai saranno valide solo per te – al massimo per gli altri potranno essere uno spunto. Forse, con tutta questa socialità, si perde di vista il centro della questione: la scrittura è una sfida solitaria. Al massimo si può essere compagni di solitudine.

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