Un romanzo realistico è incoerente pt. 3 :il feedback è relativo

… e ne ha parlato già Chiara qui. Negli scorsi post abbiamo detto che:

    1. Il mondo è incoerente
    2. Una storia convincente è una falsificazione e semplificazione del mondo in base al concetto di armonia.

Perfetto, ma 3. come la prenderanno i lettori? Come scegliere quanto e come dosare vita e armonia?

La scrittura convincente è una miscela azzeccata

  • Da un lato bisogna mettere a proprio agio il lettore con l’armonia: falsificare la realtà, semplificarla quel tanto che basta per renderla comprensibile a chi legge. In senso filosofico: confermiamo l’universale speranza/illusione che un essere umano, per quanto insignificante, possa afferrare l’ordinata complessità del mondo.  Che sia un’idea possibile o impossibile, l’arte serve a nutrirla, e confermare la nostra fede nella vita. In senso banale: altrimenti sarà roba illeggibile.
  • Dall’altro bisogna preservare l’illusione di realismo, introducendo piccole imperfezioni, stupidaggini, sbagli. In questo modo rassicuriamo il lettore che stiamo parlando di vite umane come la sua, e non di geometria euclidea.

Il pubblico non è mica scemo. Forse. (Il ritorno)

Ho letto spesso che il lettore non dev’essere preso per scemo. Se c’è un buco di trama o di caratterizzazione, lui/lei lo troverà, e perderete la sua stima. Questo in parte è vero MA, come al solito, la realtà è più complessa.

Il singolo lettore incarna un punto di vista diverso da quello dello scrittore; non è il clone intelligente dello scrittore.

Gli altri sono in grado di vedere i nostri sbagli, ma a volte non ci capiscono e basta.

Quindi ben vengano i beta reader e le opinioni esterne, ma lo scrittore ha l’ultima parola, nel bene e nel male.

“Qualunque cosa fai, dovunque te ne andrai, tu sempre pietre in faccia prenderai…”

  • Per alcuni avrete usato troppa armonia: le vostre storie saranno banali, prevedibili, irrealistiche, lontane dalla loro esperienza.
  • Per altri avrete usato troppa vita: le vostre storie saranno piene di personaggi stupidi, di mondi senza senso, lontani dalla loro esperienza.
  • Non stupitevi se queste critiche opposte verranno dalle medesime persone
    Se siete già scrittori piuttosto capaci, è probabile che abbiate scelto tipi di armonia e di incoerenza diversi da quelli che vivono loro di solito. O 1) abitate due contesti incomunicabili, o 2) loro sono lettori rigidi e disdegnano tutto ciò che esce dal loro orticello. In ogni caso ignorateli, c’è poco da fare.

Un esempio:

Su Medium, quando pubblicai l’incipit di racconto “Nel Bosco”, un tipo – che comunque ringrazio di avermi letto – mi disse che il protagonista sembra più preoccupato di doversi trasferire che della salute del fratello. Mi sorsero 2 dubbi:

  1. all’argomento “trasferimento” è dedicata una frase. All’argomento “coma fratello”, paragrafi (i primi).
  2. Abbiamo smontato in abbondanza il concetto di “realismo”. After Dark racconta di una ragazza addormentata da mesi, in mezzo alla tranquillità spaesata di parenti ed estranei. Ma Murakami è un genio onirico postmoderno in odore di Nobel e in più giapponese, quindi avente diritto alla bizzarria, al massimo può “non piacere”, io più probabilmente scrivo male. Sono doppi standard che ho anch’io, e che si mescolano spesso a veri dislivelli qualitativi, ma rimangono doppi standard.

Certo, sono i dubbi di uno scrittore che riceve una critica e rosica, non confutazioni nette. Ed è a questo punto che entro in gioco io lettore.

L’unica domanda che vale la pena farsi

Sviluppate il vostro critico interiore, il lettore impietoso che è in voi, perché spesso vi aiuterà più di ogni altro. Fatelo dialogare con quelli altrui, ma riconducetelo sempre all’ovile alla fine della giornata.

“Quali elementi della realtà voglio trattare, e quali sono le dosi di armonia e vita che preferisco io come scrittore/lettore?”

Scrissi tempo fa, in un altro senso, che la bruttezza, e non l’incoerenza, dovrebbe essere la preoccupazione principale di uno scrittore. Mi sento di confermarlo in pieno.

tumblr_m2vlv5RVCe1qdlkygIn base a cosa decidete di prestare attenzione alle critiche di un lettore?

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8 pensieri su “Un romanzo realistico è incoerente pt. 3 :il feedback è relativo

  1. Innanzi tutto, ti ringrazio per la citazione! 🙂

    Per quel che riguarda il contenuto del post, mi hai fatto venire in mente uno dei primi episodi del romanzo che ho scritto, inizialmente concependolo come un racconto da inserire poi nel progetto complessivo. Al di là del fatto che non era granché in quanto io avevo ripreso a scrivere da pochissimo, c’era una ragazza che doveva partorire ed entrambi i beta mi hanno detto che sembrava più preoccupata del fatto di non riuscire a contattare il padre del bambino che del travaglio in sé. Anche in questo caso, il peso dell’episodio era minimo rispetto al resto. Però i beta avevano intercettato quel singolo dettaglio, che sembrava fuori posto.

    In generale io do valore al parere della mia beta Marina sulla base del mio buonsenso, specialmente adesso che non ho ancora l’opera conclusa. Dal momento che le invio singoli capitoli, lei non sa cosa succederà dopo, quindi il suo parere è circoscritto al materiale che ha davanti. Solo io so che peso dare a ogni singola opinione, il tutto grazie al cielo senza conflitti o drammi. C’è da dire anche che il suo pensiero non è mai diametralmente opposto dal mio. Ci sono state, in passato, anche persone che non mi hanno capito o che mi hanno addirittura offeso. ma il problema, inutile dirlo, era loro e non mio. 😀

    1. Sì, per quanto riguarda il romanzo c’è anche questo problema in più, che elementi incomprensibili o strani in un primo momento possono acquistare senso man mano che si va avanti con la lettura. Con i racconti non ho nemmeno questa scusante 😂
      Non tutti possono essere beta, bisogna scegliersi bene a vicenda. Dare i propri scritti in pasto a chiunque può rivelarsi fatale in fase di scrittura (dopodichè, a libro concluso, diventa la norma nel bene e nel male, ma almeno non possono più convincerti a cambiarlo!)

  2. Mumble… premesso che un buon racconto o libro non sono una corretta alchimia di arte, trama, esposizione, pensiero…, bensì una gran botta di fortuna unita alla tecnica (ok, questo lo dico io, che non sono NESSUNO) ma nemmeno più di tanta… Le uniche cose che cerco di apprendere e capire dai lettori sono: se si capisce quel che scrivo e se ho lasciato qua e là un buchetto nella trama, ed è questo a cui bado nelle critiche. Se un dialogo è fatto male o se un’azione è descritta in modo approssimativo tanto da rallentare la comprensione, o se un particolare fatto non è tenuto di conto nel resto del racconto, il lettore lo nota e se te lo dice, bisogna essere grati.

    1. Giustissimo anche quello, la perfezione a ben vedere non esiste, anche i classici sono criticabili.
      Nel migliore dei mondi possibili preferisco consultarmi con un editor o con un beta che stimo (ciao Alessandro, se sei in ascolto, prima o poi ti rispondo), e tendo a lasciare sullo sfondo le critiche del “lettore che passa di lì”. Non ci conosciamo, non sappiamo se tra lettore e autore c’è compatibilità, ecc ecc. Dopodiché, se si è ben accoppiati, si può passare anche il tempo a dibattere su una singola parola. Lessi tempo fa un articolo agghiacciante che raggruppava un po’ di recensioni online sui classici… e quello mi ha insegnato tanto, non perché “il classico è sacro”, ma perché si vedeva bene l’incompetenza tecnica con cui i “recensori” avevano giudicato dei libri sempre imperfetti e magari non di proprio gusto, ma certamente scritti con il cesello.

  3. Penso che tu abbia posto la domanda in modo giusto. Quali elementi di realtà vogliamo trattare e come li armonizziamo? Mi sembra un ottimo punto da cui partire. Anche se poi una buona dose di coerenza interna non guasta mai

    1. Di sicuro il sistema deve sempre funzionare. Un “buco” lasciato di proposito, come una pausa lasciata al momento giusto sullo spartito, è ben diverso (e fa un effetto ben diverso!) da una trama colabrodo per incapacità dello scrittore. Poi possiamo creare qualsiasi *tipo* di armonia, basta che regga 🙂

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