Neve di Primavera

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Mokuyobi imita gli aceri della copertina. (Quante arie!)

tumblr_lm6prnRzP61qfoi4t The Last Emperor OST – Ryuichi Sakamoto

Con questo libro mi è sembrato di uscire da me stesso solo per rientrare dalla porta sul retro. Ed è stato illuminante e oppressivo allo stesso tempo.

Leggo i decadenti con grande parsimonia,

forse per sfuggire all’angoscia di rivedermi in loro. Se posso evito Hesse e Mann; conclusi di pessimo umore Morte a Venezia. Preferisco Wilde quando “se la mena per il belino” (delicatissimo, lo so) o quando mostra il suo fondo di malinconia nelle storie per bambini.

Forse è perché, a quanto pare, abbiamo lo stesso profilo secondo le funzioni di Jung (INFP), ma Mishima mi ha accalappiato.

Ai primi del ‘900, due giovani aristocratici bellissimi e con un pessimo carattere – Kiyoaki e Satoko – si innamorano. I bisticci adolescenzili degenerano in in relazione clandestina, e poi in affare di Stato.

Non avevo mai letto un libro con personaggi così tridimensionali

Dopo dieci pagine mi era già caduta la mascella. Come fa a conoscere i suoi personaggi così bene? L’illusione è perfetta: non ti sembrano personaggi, ma persone vere, magari esistite tanto tempo fa, che lo scrittore ricorda abbastanza bene da renderle in modo tridimensionale. (Altro che 3D. È un dodecaedro.)

Ma ricordiamo che il personaggio non è mai una persona. È sempre una traccia di persona, con una resa più o meno realistica.

Come ha fatto quindi Mishima a dare questa illusione? Ha creato personaggi pieni di caverne, di contraddizioni, di squallori nascosti e lucidità inaspettata. E poi, senza pudore, in un paio di frasi qua e là, tra ameni paesaggi e vestiti riccamente decorati, ti spara due frasi disinvolte, taglienti come una lama, che ti lasciano inerme.

Sorpreso dall’improvviso buon umore di Kiyoaki, anche Honda si fece vedere. Se non avesse saputo che si trattava dell’euforia che l’amico provava quando i suoi sogni venivano infranti, avrebbe pensato che Kiyoaki avesse preso l’iniziativa.

“Chi è?”
“È Satoko. Non ho mostrato anche a te le sue fotografie?” ribatté lui con un tono di voce che lasciava trasparire la disistima che nutriva per la ragazza.

Satoko, la fanciulla che si trovava sulla riva opposta del laghetto, era senza dubbio molto bella, ma Kiyoaki si ostinava a non volerne riconoscere l’avvenenza, e questo perché sapeva che lei gli voleva bene.

いやだ!

La maggioranza degli scrittori ha rispetto dei propri personaggi, e pudore nell’approcciare chi legge. Lo svelamento delle fragilità avviene poco per volta, man mano che la conoscenza reciproca tra autore, lettore e personaggi si infittisce. La maggioranza degli scrittori rispetta i boundaries, si direbbe in termini psicologici.

Bene, Mishima no.

Fin dalle prime pagine gioca allo spogliarello del dolore, della debolezza e della cattiveria. Copre e scopre a piacimento le ferite e le marcescenze più intime dei personaggi, sul palcoscenico virtuale della pagina scritta. Non ci sono zone di grigio, non ci sono cautele. E da questa intimità eccessiva, che allo stesso tempo ti mette disagio e ti fa sbavare come un carnivoro psicologico, deriva quel senso di estrema tridimensionalità.

Una triste storia di narcisismo

Questa storia racconta di un giovane orgoglioso e inappetente alla vita che, come tutte le personalità decadenti di bel ragazzo, al posto dell’interiorità presenta un abisso di acque umbratili che irradiano fascino ma che gli impediscono di provare sentimenti.

Il fattore di originalità è che Kiyoaki impara ad amare. Da oggetto, diventa persona. E ci riesce grazie a Satoko, una ragazza piena di coraggio, di bellezza, di vita. Ma poiché Kiyoaki ha tardato ad inchinarsi all’amore, poiché ha voluto imporre alla vita le proprie artificiose aspettative, la loro unione felice si abbatterà come una valanga su quel piccolo mondo aristocratico, scoprendo i nervi delle ipocrisie collettive e conducendo alla rovina entrambi i giovani.

Satoko, dei due, è quella che soffre di più, ma è anche quella che riesce a preservare la sua vita in un’ultima coraggiosa risoluzione, forse perchè è donna, (per una strana quanto diffusa forma di sessismo in positivo?) mentre Kiyoaki si risveglia troppo tardi, nella primavera innevata della propria vita, come essere umano implume, schiacciato dagli ingranaggi della realtà che ha già cominciato a girare.

Non credo che sia un libro per tutti

Se per leggere un romanzo avete bisogno di una brava persona in cui immedesimarvi, qui non ne troverete. Nemmeno il povero e simpatico Honda si salva. La pietà sarà il veicolo principale del vostro coinvolgimento.

Kiyoaki di sicuro vince la palma d’oro come “personaggio in cui mi sono riconosciuto con più precisione e con il massimo schifo.” In più, anche a me è capitato, tanti tanti anni fa, di svegliarmi un bel giorno in preda a un palpitante e stupidissimo amore. Era Marzo, ma nevicava. Avrei dovuto ascoltare quel pronostico.

Come scrittore, penso che proverò a imparare questo modo chirurgico di svelare i personaggi, quando mi servirà, purtroppo per loro, trattarli male. In fondo non sono persone vere. O sbaglio?

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11 pensieri su “Neve di Primavera

  1. Secondo me rendere i personaggi persone è uno dei compiti dello scrittore, riuscirci più o meno bene è un’altra faccenda. Questa trama mi ha ricordato Tokyo Blues altrimenti chiamato Norwegian Wood.

    1. Penso che ogni tradizione letteraria nazionale abbia i suoi motivi ricorrenti. Ho letto Tokyo Blues tanti tanti anni fa 🙂
      Ti dirò, apprezzo molto i personaggi “quadridimensionali” come questi, ma mi piacciono anche i personaggi volutamente bidimensionali come quelli delle fiabe o del folklore, proprio la loro evanescenza me li rende affascinanti.

  2. Riuscire a rendere dei personaggi in modo così reale (e non realistico) non è un’impresa per niente facile. Questi personaggi…voglio leggerlo. Voglio sinceramente leggere questo libro.

  3. Mi hai affascinato, ma non so se ho voglia ora di leggere un libro che, a quanto pare, mi farebbe piangere tantissimo…
    Per il resto, svelare l’umanità dei personaggi e imparare a trattarli male è imperativo per qualsiasi scrittore. Ma non è per niente facile. Per niente…

    1. Yeah, obiettivo raggiunto di nuovo 😀 comunque sì, è un libro parecchio duro, a ogni pagina volevo dare quattro schiaffoni a tutti quanti.
      Quando progetto qualche disavventura per i miei personaggi, affronto sempre il rischio che siano “dolori di cartapesta” e lascino il segno solo in teoria, mentre la vera catarsi arriva solo quando si è superato il peggio del peggio.

  4. Faccio male, sicuramente, a scriverti subito un commento. Non posso però farne a meno, perché – ancora – sarò assente per un po’ e mi dispiacerebbe non farti sapere che sono viva 🙂 a parte gli scherzi… Mi pare di ricordare che tu mi abbia già scritto qualcosa a proposito di questo libro, fra i pensieri relativi a un altro librone difficile (l’amicone Bernhard) e… adesso… mi hai fatto decisamente venir voglia di riprendere questo autore che non ho mai amato. L’ho odiato, anzi. Direi che incarna il mio rapporto di amore odio con la cultura giapponese, così vicina e lontana insieme. Te lo scrivo perché ho cercato di leggere un altro libro di recente (Franzen, Le correzioni… avevo già deciso di leggerlo, la somiglianza col titolo di Bernhard mi ha fatto sorridere), senza riuscire. Perché? era una lama spuntata o sono io che non la so usare, quei personaggi non mi hanno dato alcuna sensazione di “vita”. Forse non è il momento per leggerlo, fatto sta che quel Franzen è tornato in biblioteca. I personaggi non sanguinano e… che dire, mi ritrovo nell’espressione “carnivoro psicologico”? Probabilmente. Molto. Mi manca Bernhard e forse Mishima fa al mio caso; anzi, mi sto chiedendo se la repulsione che ho sentito nei confronti di questo autore giapponese non fosse qualcosa di positivo. Insomma, non si è addormentato tranquillo nei ricordi, come un libro che non ti dice nulla. Diamine, anche l’odio è un sentimento. Devo recuperare questo autore, c’è poco da fare. Concludo con due notazioni brevissime: Mokuyobi è in gran forma, direi 😀 e io sono un INFJ, giusto per fartelo sapere 🙂

    ps. su come gli autori trattino bene/male i loro personaggi ci sarebbe da scrivere parecchio, ma devo ritirarmi. A presto!

    1. Aaah non preoccuparti 👌 buona vita offline (anche io l’ho vissuta una volta tanti anni fa…).
      Sì sì, avevo accennato a questo libro giusto nel commento all’articolo su Bernhard. Mi è capitato tempo fa di leggere un libro con personaggi “aridi”, Possessione della Byatt. Libro serio, ben scritto, i personaggi ben costruiti… ma non ci sentivo una goccia di sangue in circolo.
      L’odio come sensazione positiva mi pare un buon concetto per descrivere la scrittura di Mishima, o almeno l’effetto che ha fatto a me. Di sicuro è un indizio di coinvolgimento emotivo, poi in che senso considerarlo positivo o meno è un’altra storia. Qualche anno fa vidi un anime davvero ben fatto e particolare (Aku no Hana) che mi lasciò addosso una sensazione di disgusto e di odio profondo. Lo consiglierei a tutti, e non nego che mi abbia toccato, ma nel punto sbagliato.
      Scrissi un articolo proprio su come trattare i personaggi qualche anno fa, in sostanza la mia opinione oggi è invariata: se fai soffrire i personaggi con l’obiettivo spicciolo di legare a te il lettore tramite un rimpallo sadomasochista di azioni, reazioni e tradimento di aspettative, per me è scemenza allo stato puro. Mishima è una persona seria e strumentalizza la sua mentalità da sadico (questo volevo intendere con “carnivoro psicologico”, non so se si capisce però) per esplorare in modo onesto la natura umana. Cattivissimo, ma onesto.
      Avevo una mezza idea che fossi INFJ 😉 Mokuyobi è tutto tronfio!

    2. Sulla profondità dei personaggi e sulla capacità di descriverli ci sarebbero da scrivere decine di pagine, ma tranquilli tutti non lo farò di certo. Mishima non è che mi abbia mai detto molto, è pur vero che l’ho sempre letto nel momento sbagliato e cioè quando pensavo di avere tempo e di poter leggere qualcosa di “diverso”. Non sapevo che in realtà era l’uguale e non il diverso, da ricercare in quei momenti.
      Rileggerò il prode Mishi adesso che di tempo e voglia non ne ho, sono proprio curioso.
      Sui personaggi in generale, per me se sono costruiti e non sono cioè una estensione dello scrittore, alla fine si percepiscono posticci.

      1. Io invece farò passare un po’ di tempo prima di rimettere mano a Mishima XD è stato un trauma!
        Non ho una teoria del personaggio ben fatto, ogni caso singolo mi sembra diverso, però dovendo fare una generalizzazione direi che uno scrittore capace sa evitare l’effetto “manichino” come l’autobiografia.

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