Un romanzo realistico è incoerente pt. 2 : il Convincente

Nello scorso post abbiamo detto che l’incoerenza:

  • è lo stato naturale di ogni singola cosa e vita esistente.
  • è il nome che diamo a una complessità di stratificazioni, variabili e punti di vista che non riusciamo a comprendere.
  • se la nostra non entra troppo in conflitto con quella del mondo, “incoerenza” è solo la faccia negativa dello nostra capacità di adattamento.
  • se la nostra incoerenza entra in conflitto con quella del mondo, o ci adattiamo o siamo spacciati.
  • non va confusa con l’insensatezza. Tutto ha un suo senso, anche ciò che è inadatto a sopravvivere.

2. Se la realtà è incoerente, siamo sicuri che una storia debba essere realistica per convincere il lettore?

Una storia non è la vita

Questo è un fattore che si tende a ignorare: un prodotto artistico non è in grado di contenere tutti i livelli di complessità presenti nella vita, tutte le variabili, tutte le tracce del passato, perché è una rappresentazione, e non la vita stessa.

In un certo senso, l’arte è scema quanto noi. L’artista può solo raccogliere un frammento di vita e imprimergli una valenza estetica.

Armonia

Oh no, non fatemi quella domanda: che si intende per valenza estetica? Qui diamo una risposta grossolana che ci serve per portare avanti il discorso: deve avere una certa armonia.

Quando parliamo di narrativa, convincente e avvincente sono due aggettivi che ritornano.

  • Avvincente: attiene più alla sfera emotiva. Qualcosa che ti prende, ti trascina. Se una storia non ti convince, difficilmente può avvincerti.
  • Convincente: attiene più alla percezione di un’armonia sottostante che ti rende il tutto credibile. E’ ciò che ti fa dire sì, mi sembra che una cosa così possa accadere, ci sto, sospendo ogni tipo di incredulità, accetto il patto che tu scrittore mi proponi.

“Convincente” è un giudizio di estetica, non di verità

Che ci crediate o no, quando giudicate una storia convincente, il vostro è un giudizio estetico.

Non è convincente quello che corrisponde a verità, ma quello che ci dà la piacevole sensazione estetica di corrispondere a verità.

Una storia davvero realistica sarebbe bruttissima e incomprensibile. Sarebbe piena di fili tematici che si perdono nel nulla, personaggi cazzari che fanno cose stupide con una frequenza frustrante, istituzioni ancora più incomprensibili e via così. Sarebbe l’incoerenza fatta storia. Probabilmente non avrebbe nemmeno una trama. Illeggibile. (O modernista, a seconda dei gusti. Scherzo, Kawabata! La banda di Asakusa mi è piaciuto!)

“Convincente” è un distillato armonico della vita

Una rappresentazione estetica, cioè l’arte, dev’essere armonica, ma allo stesso tempo parlare di vicende umane. Come fare?

  1. Prendi caratteri, fenomeni, comportamenti, meccanismi esistenti in natura.
  2. Riduci la loro complessità. Limita l’incoerenza. Rendi il tutto comprensibile per il lettore medio.
  3. Disponi ciò che rimane in una struttura armonica.
  4. In questo modo il lettore proverà il Convincente, quella sensazione estetica che è causa e conseguenza del patto stretto fra lui e lo scrittore. Ok, ci sta, ci credo, lo capisco, lo accetto, ti seguo.

Tutti i migliori scrittori mettono in atto questo processo, anche se lo fanno per istinto e non per ragionamento.

Troppa armonia è un rischio

Troppa armonia, come un rispetto pedissequo della struttura a tre atti o della teoria degli archetipi, possono a lungo andare risultare stucchevoli: l’inganno salta, il lettore si accorge che quanto a livello estetico gli sembrava soddisfacente è una grande bugia.
Vuole quindi la scossa, la delusione, vuole avere un assaggio della vita vera.

Non credergli: vuole solo essere ingannato meglio.

Da qui nasce il successo delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, per esempio. Anche questi esempi di letteratura-vita sono costruiti secondo pattern e schemi ricorrenti, più sottili o anticonvenzionali. Ricordate, senza armonia strutturale non esiste il piacere di leggere.

Una certa incoerenza è più che fisiologica, è positiva

Se la vita è incoerente, devi almeno avere qualche personaggio che fa cose stupide, qualche tragica (o comica) fatalità, qualche scintilla dell’inspiegabile che anima la nostra vita. Stiamo scrivendo storie o fabbricando lavatrici? Senza l’incoerenza della vita, cosa dà un’anima ai nostri romanzi? Come facciamo a immedesimarci?

L’incoerenza diventa accettabile quando riesci a rendere comprensibile il senso, il senso dietro all’atto stupido, alla parola storta, alla cecità del burocrate, alla disonestà del piccolo commerciante.

Ricorda, ognuno ha ottime ragioni per essere stupido.

Funes, il Memorioso

Esiste un bel racconto di Borges, “Funes, il memorioso”. Parla di un uomo che diventa incapace di dimenticare. Ricorda ogni minimo particolare di qualsiasi cosa tocchino i suoi cinque sensi. Allo stesso tempo, Funes perde la capacità di pensare, perché pensare è innanzitutto dimenticare. Mi sembra una buona metafora per riassumere e chiudere questo post.

tumblr_m2vlv5RVCe1qdlkygPrima di tutto, si capisce quello che ho scritto? Non ho fatto molti esempi per non allungare il brodo, ma sono sempre disponibile a spiegare. Quali dosi di vita e di armonia usate nelle vostre storie?

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8 pensieri su “Un romanzo realistico è incoerente pt. 2 : il Convincente

  1. Funes il memorioso? La mia edizione ha “Funes o della memoria”. Mi suonava male, ma il memorizzo è peggio!
    A parte questo sono d’accordo. Io mi imbatto spesso in situazioni surreali, da cui prendo largamente spunto per quello che scrivo, ma devo sempre andare a limarne gli spigoli, per evitare che appaiano troppo surreali! Alcuni episodi, presi pari pari dalla vita vera sembrerebbero troppo finti!

    1. Il titolo originale è “Funes el memorioso” (“colui che ha buona memoria”), e la traduzione italiana è costretta a storpiare il significato del titolo perchè non esiste una parola corrispondente (tranne foorse memorizzatore, che pare il cugino pantofolaio italiano di Terminator), così ho lasciato l’aggettivo originale.

  2. Mumble. Si entra in un mondo ed in un modo di pensare la scrittura che non mi si confà. Tuttavia devo dire che l’articolo solleva tanti temi e mi solletica diverse domande, ma l’ora tarda… l’età … le cavallette… Beh come sempre ritornerò. Diciamo che da lettore richiedo il rispetto di quello che si chiama patto di creduloneria, o credulità che dir si voglia, so che sto leggendo un qualcosa che mi illuderà, che mi farà vedere cose che non esistono o me le farà percepire in un modo irrealizzato, quando non irrealizzabile e mi sta bene così, l’importante è non rimangiarsi le cose date per assodate tre pagine prima, e non lasciare in giro buchi nella trama.
    Riguardo memorioso … potrei fingermi bambino e mandarlo alla Crusca per un parere. In fondo se la lingua italiana cresce, lo si deve alla letteratura, forse valgono più esempi letterari che non i like su FB, anche quando la Crusca ti dice che non si può mettere! 😀

    1. Grazie! Per approssimazione mooolto grossolana: tra l’irreale che fa scattare la sospensione dell’incredulità e l’irreale che delude non c’è un muro netto, purtroppo per chi scrive, ma una serie di sfumature. E dove il singolo libro “spawna” su questa serie di sfumature di credibilità, a parer mio, non dipende solo da chi scrive, ma anche da chi legge.
      Non ci vedo niente di strano in “memorioso”, è la parola originale 😦 lasciare l’originale quando nessuna traduzione soddisfa è una cosa normale e rispettabile dall’alba dei tempi. Sta battaglia per la correttezza linguistica sta raggiungendo livelli di nonsense preoccupanti IMHO, pensavo anche di scriverci un articolo, ma non ho voglia di farmi fucilare… l’unica lingua che non crea nuove parole, è una lingua morta.

  3. Anche io attingo alla “vita”, quando scrivo, ma cerco di riempirla di poesia. I miei personaggi sono molto stupidi e fanno cose incoerenti. Addirittura ho un punto di domanda grande come una casa che mi ballonzola nel cervello, perché temo che “quell’episodio lì” possa essere troppo surreale. Però nonostante tutte queste paturnie mi piace e ho deciso di tenerlo. Come evitare l’effetto “Beautiful”? puntando sul realismo emozionale. Più che i fatti narrati, sono le emozioni dei personaggi a rendere realistica una vicenda, secondo me. Se rendi credibili quelle, tutto diventa più facile. 🙂

    1. Penso che quello sia l’obiettivo! Non approvo quasi nessuna delle decisioni dei miei personaggi, così come disapprovo molte mie decisioni passate, ma è normale: è facile giudicare le esperienze di qualcun altro, ma quando nella vita ci sei immerso fino al collo, fai quel che puoi. Come hai detto tu, bisogna puntare sulle sfaccettature emotive. Indicare al lettore l’interiorità dei personaggi come “polo della realtà” molto prima che il mondo esterno.

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