Perchè pubblicare una volta a settimana (o anche meno)

Pubblicare articoli con regolarità e frequenza (anche una volta al giorno) è un ottimo metodo per comunicare di sé un’immagine professionale ed ottenere visualizzazioni e iscritti. Questa è la parola dell’Internet.

Tuttavia, su di me come utente, questa strategia ha avuto l’effetto contrario.

Info overload: la mia esperienza

Poiché anch’io scrivo contenuti, è imbarazzante ammettere che l’anno scorso cominciai a percepire un senso di nausea e di estraneità verso ogni articolo che leggevo, a prescindere dal suo contenuto e qualità, anche verso i miei stessi articoli. Riuscivo solo a pensare: su internet ci sono troppi contenuti sulla scrittura. Perché mi sembrano tutti uguali?

Bisogna contestualizzare.

C’ho ‘na vita

Studio quasi tutto il giorno. Il poco tempo libero, lo dedico alle mie responsabilità: lavori domestici, scrivere, o mandare avanti questo blog. Cosa mi rimane? Circa un’ora al giorno. Come la uso? Dormo se ho sonno arretrato, mi piazzo in stato comatoso davanti a un film se voglio illudermi che non ho bisogno di dormire… oppure, se ho le forze, mi tengo umano leggendo qualcosa.

Scenario: da un lato i miei libri preferiti, quelli che mi danno sempre da pensare. Dall’altro, una marea di contenuti online, tutti nuovi, sconosciuti e senza garanzie. Ho poco tempo ed energie, perché sprecarli sull’imprevedibile? Il risultato è stato un progressivo ritiro verso l’alveo dell’usato sicuro, una diffidenza che non mi ha ancora abbandonato.

Poi, ho visto la situazione dal lato opposto: io, blogger scartabile, in favore di un Sartre o di un Genette, da un povero utente troppo impegnato a vivere per sopportare i miei articoli non male.

Siamo innecessari*

Ho capito allora una cosa importante. Io blogger sono innecessario*. Io scrittore o saggista potrei, nel migliore dei mondi possibili, essere necessario per qualcuno, poiché l’arte è traboccante, è auto-creativa, e poiché la saggistica ha ampiezza di sguardo e strutturazione coerente. In confronto, per quanto riguarda il contenuto, un blog sarà sempre un bene voluttuario.

Soluzioni? Forse

Non posso battere un libro sul piano della sostanza. Ma posso:

  • sfrondare la superfluità
  • puntare sulla fruibilità della sostanza

Sfrondare la superfluità

Cioè scrivere meno. Le buone idee non ti visitano tutte i giorni alle 10 di sera. Più scrivi e più probabilità hai che ti vengano buone idee, ma dovrai buttare giù un’enormità di idee così così prima di produrre qualcosa di migliore. Smettiamo quindi di scrivere? No! Pensiamo di più, e pubblichiamo di meno.

“Beh, ma perché sprecare tutti quegli articoli che-“

Aspetta, aspetta. Ti faccio un esempio.
Quando scopro uno spazio virtuale dove si producono tanti contenuti, e velocemente, le mie prime reazioni sono diffidenza e confusione, e il mio primo istinto la fuga. Quanto tempo dovrò perdere a scovare il meglio in quella montagna di articoli? Da dove comincio? E chi mi garantisce che- Lascio perdere prima di aver terminato le domande. Ho poco tempo; il grande classico di turno mi aspetta sulla scrivania; niente mi costringe a restare.

Puntare sulla fruibilità della sostanza

Se sui contenuti non si può competere, si può fare leva sulla stanchezza del povero utente, che magari non ha tutti i giorni l’energia per affrontare il malloppo cartaceo.
Il libro è un carboidrato: dev’essere scomposto per essere assorbito. L’articolo, in confronto, è uno zucchero… e sfruttiamo questo zucchero.

Ma come? Quali idee vanno bene per un articolo, e quali no?

Mi sono già espresso sull’originalità. Non esiste l’originalità assoluta, esistono solo modi profondamente personali di ripensare, risentire, ricomunicare importanti idee comuni.

Però, posso dirvi cosa non fare

 Eviterei il commento di idee altrui, un metodo tra i più gettonati per scrivere articoli con regolarità, un metodo che ho usato anch’io e verso cui comincio ad essere piuttosto critico. Il problema degli articoli-commento è che l’idea commentata finisce per essere l’asse portante del discorso, in sfavore di solide idee personali che l’autore è quasi scoraggiato a inserire, per non squilibrare la struttura del testo – così questo meccanismo tende a creare articoli copypasta. Non è un percorso obbligato, ma mi sembra che la corrente spiri in quel senso.

Conclusioni

Temo di essere in minoranza. Forse l’utente medio è diverso da me. Ha più tempo libero, o un certo gusto per la novità o la gregarietà virtuale in sè. O forse gli utenti come me esistono, ma si ritirano progressivamente dalla blogosfera per i meccanismi che ho descritto qui.

Scrivo un articolo alla settimana. Perché non ho tempo per scriverne di più; perché “parla solo quando hai qualcosa da dire”; perché voglio creare uno spazio confortevole per il me stesso utente.

Che utenti siete? Quanto tempo dedicate alla lettura di articoli online? Come scegliete cosa leggere? 

*questa parola non esiste; stacce, deal with it.

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40 pensieri su “Perchè pubblicare una volta a settimana (o anche meno)

  1. Io non leggo quasi mai gli articoli degli altri.
    Questo perché ho poco tempo e mi perdo tra la marea di siti e blog da spulciare per trovare qualcosa d’interessante.
    Ultimamente mi sono fatta una lista piccola di blog da seguire (tra cui il tuo :D) e ogni tanto passo per leggere e magari commentare.
    Il tempo manca anche me.
    Noi facciamo, circa, un articolo a settimana ma siamo in tre.
    Per me pubblicare di più creerebbe confusione, ma sono mie opinioni.

    1. Grazie 😀 ! So quanto è difficile scegliere cosa seguire in proporzione al tempo di cui si dispone. In fondo, è solo internet. Un articolo alla settimana in tre mi sembra ottimo. Così non si intasa la bacheca dei follower e avete tutti e tre il tempo che vi serve.

  2. Uguale uguale.
    Pubblicavo tutti i giorni. Racconti. La cui utilità, per usare un eufemismo, è ridicola – a meno di non essere Carver, per dirne uno. Poi ho avuto un rigetto e ho sospeso il blog: mi ero stufato di scrivere raccontini in serie. Non oso immaginare chi potesse leggermi.
    Dopo un po’ sono tornato: scrivendo episodicamente, non periodicamente. Infine, quasi per caso, mi “sono cresciute” nel blog delle rubriche. Appuntamenti fissi nei quali discutere o fare esercizio e la cui utilità, alla fine, la fa chi legge e contribuisce. Ormai non ho più “spazi” nel blog per i miei racconti e scrivo trame principalmente per me: lavoro quasi solo sui romanzi.

    1. Sembra anche la mia storia! 🙂 Comunque anche io sono d’accordo: meglio scrivere un articolo alla settimana, avere un buon piano editoriale e produrre contenuti utili e interessanti per i propri lettori.

    2. Wow! Racconti – tutti i giorni? Come facevi? Io ne scrivo uno ogni tre-quattro mesi se ho fortuna!
      E’ una bella idea, quella di un blog co-creato dagli utenti: coinvolge di più e costa meno fatica 😉

      1. C’era un noto lit-blog che ogni giorno postava due righe con un “consiglio di scrittura”. Io, nel giro di un’oretta, rispondevo con un raccontino a tema (roba piccola, da una cartella). Possibilmente con un twist finale.
        È stato un’esercizio di pazienza: aiuta a mettersi dell’idea di scrivere anche se credi di non avere idee. Perché scrivendo vengono, le idee. Giuro.
        Certo, scrivendo tutti i giorni, la maggior parte delle idee sono da cestinare (e infatti i racconti sono spariti tutti dal blog!).

  3. Nel nostro blog tendiamo a pubblicare almeno una volta a settimana e questo per due motivi:
    1) Non abbiamo molto tempo a disposizione.
    2) Preferiamo parlare di qualcosa quando abbiamo veramente qualcosa da dire.
    Ad esempio io scrivo nella maggior parte dei casi recensioni e lo faccio su film che ho visto e che mi hanno colpito.
    Pochissime volte ho parlato film usciti di recente. Preferisco parlare di quello che più mi aggrada.

    1. Anche io preferisco parlare di quello che mi interessa. A meno che non mi abbia colpito particolarmente, non corro a scrivere dell’ultima notizia… in genere mi sembrano scemenze che saranno dimenticate appena smetteranno di essere nuove. Sarà mancanza di spirito editoriale. Ci penserò quando cominceranno a pagarmi per tenere questo blog 😀

  4. Io pubblicavo due volte a settimana, ora ho ridotto a una fissa e una a seconda dell’umore. Ho tante idee e vorrei aggiornare un po’ più spesso, ma la mia priorità adesso è la stesura del romanzo, che sta diventando un mutuo. è ridicolo avere un blog come diario del mio “work in progress” e poi sospendere il cantiere per stare dietro alle scadenze. In questo momento non mi importa di essere più o meno seguita: ho bisogno di liberare la mia scrittura dalla rigidità che fino a questo momento l’ha caratterizzata. Scrivere quando ho voglia, quando ho idee, non quando “devo farlo” per la paura che, se manco un appuntamento, il lettore si dimenticherà di me. è così che si muovono i loschi individui ostili al sistema. Io ho i tacchi a spillo e non i rasta, ma sto passando una fase anarchica. La mia quotidianità mi piace di più quando le routine si riducono al minimo indispensabile per non essere completamente allo sbando (immagina la contentezza del mio capo se non mi svegliassi la mattina..). Sarò poco professionale, forse, ma in questo momento agire così mi serve a non impazzire. 🙂

    1. Non impazzire viene prima di ogni cosa!
      Secondo una leggenda metropolitana, se pubblichi irregolarmente, gli utenti smettono di seguirti. Io ci credo sulla fiducia, do per scontato che l’utente medio abbia una mentalità diversa dalla mia. Però preferisco pochi articoli, che arrivano quando arrivano, ma sono scritti con la voglia di dire qualcosa, che una lunga serie di articoli pubblicati con regolarità tanto per tappare un buco.
      Alla fine teniamo blog di scrittura. Se non scriviamo, che senso ha? 🙂

      1. Posso confermare che non è vero 🙂
        Anzi, nei periodi in cui ho postato irregolarmente, il blog è cresciuto di più. Comunque ho cercato di postare circa una volta ogni settimana, massimo dieci giorni. Farlo ogni sei mesi non ha molto senso, imho.

      2. Gli aggiornamenti fissi fanno in modo che il lettore ti segua con più costanza, però non credo che aggiornare quando uno se la sente penalizzi, specialmente perché fra facebook, la home di blogger e i vari social il lettore può comunque sapere che ho aggiornato. Quando mi è capitato di sospendere gli aggiornamenti fissi le visite non ne hanno assolutamente risentito, se non di pochissimo e solo per certi post.

        Concordo con Michele che l’aggiornamento una volta a settimana sia il minimo sindacale per dare continuità al lettore e far sì che non si scordi di te. 🙂

      3. Non so come agisca e pensi l’utente medio; più vado avanti e più mi convinco di non capirci niente, che non siano affari miei, o addirittura che l’utente medio non esista. Posso parlare solo per me: come utente ricordo chi scrive “bene” (secondo miei parametri soggettivi), fosse anche una volta al mese. Per certi versi il blogging continua ad essermi incomprensibile: durante la mia pausa di qualche mese incassai 70 utenti via mail in più, senza muovere un dito!

  5. Un tempo bevevo e mi drogavo per dimenticare, ma ricordavo ancora di più. Adesso rispetto il corpo che mi contiene e cerco di tenerlo in forma meglio possibile. Non bevo, né fumo, né mi drogo più. Non perché voglio fare la brava bambina, ma perché ormai mi fa schifo. Ho anche smesso di essere il divertimento di psicologi e spichiatri che in passato mi hanno sezionato il cervello nei modi più originali. In compenso il mio corpo ringrazia, mentre il cervello è sempre indomabile, ma che ci posso fare: è dentro di me e così lo devo tenere. Scrivere è la droga che ho cominciato ad assumere dalla prima infanzia per fuggire da una realtà cattiva. Non ho mai smesso di fuggire, quindi continuo a scrivere senza metodo, dove capita e quando capita. Anche sui muri, ma poco perché se mi beccano devo risarcire i danni.

  6. Ho iniziato di recente a tagliare la gente che seguo su Twitter. Interessanti, ma non bisogna andare tanto per il sottile.
    Per gli articoli: alla fine quelli interessanti sono pochi, dai un’occhiata al titolo, leggi qualche riga. Se poi vedi che il testo è sempre noioso, zac! Prima o poi taglierò anche il numero dei post. Forse dopo l’estate…

    1. Tagliare, purtroppo, bisogna. Siamo troppi. La nuova sfida, secondo me, non è scrivere un tanto al chilo, scaldare la sedia del nostro spazio virtuale; ma scrivere cose che lasciano il segno. Il mio vizio di dare il beneficio del dubbio “ancora per qualche riga” mi porta a perdere un sacco di tempo.

  7. Ho appena preso anche io la decisione di diradare i post. Mi ritrovo anche in quello che hai scritto, sul provare una sorta di nausea e senso di estraneità verso quello che leggo. Segno che forse dopo un po’ si arriva a un livello di saturazione e tutto sembra scivolarti addosso in modo indifferente. Vorrei ritrovare un po’ di serenità nel mio stare nella blogosfera, senza avere anche sempre la sensazione di sacrificare per questo la scrittura. Forse semplicemente va trovato un equilibrio.

    1. Ciao e benvenuta 🙂
      Comprendo alla perfezione quello che dici. Non siamo i soli a sacrificare ogni tanto la scrittura per il blog (che è un completo nonsense!) Pure io sto cercando il mio equilibrio. E questo post è un passettino avanti.

  8. Io scrivo un post essenzialmente per ragionare e condividere. La narrativa, lettera, scritta o solo pensata è sempre presente nei miei pensieri, quindi tre post alla settimana mi stanno quasi stretti, a volte avrei materiale per un quarto (e se poi non lo scrivo lo dimentico o non ho più la necessità di ragionare su quell’argomento), ma, come hai scritto tu, c’è anche la vita. Oltre tutto non ho firmato nessun contratto con il sangue, quando la mia vita cambierà, i miei post diminuiranno (o aumenteranno?) in conseguenza. L’importante che siano scritti per un effettivo desiderio e piacere nello scriverli e non per timbrare un inesistente cartellino.

    1. Anche la prolificità cambia da persona a persona – e da periodo a periodo. Ci sono fasi (come questa) in cui ho più tempo libero e più testa per il blog, quindi scrivo più articoli del solito e li metto da parte per i tempi di magra che prima o poi arrivano sempre. In aggiunta la scrittura di narrativa e quella del blog per me sono attività molto distanti. La materia di riflessione è la stessa, ma cambiano i fini e i modi con cui la maneggio, quindi faccio fatica a porgere lo stesso grado di attenzione a blog e storie nello stesso periodo.

  9. Interessante…
    Riguardo però il risultato di tutte le varie strategie, non saprei… Forse conviene scrivere per divertire\rilassare e divertirsi, quindi contribuire come si vuole e quando si vuole… Magari senza diventare una delle piaghe di internet!! 😀

  10. Hai raccontato anche la mia esperienza. Condivido le tue impressioni e le tue conclusioni: come fai a rendere regolari la qualità, gli spunti, la voglia di scrivere un articolo? E poi, perché farlo? Chissenefrega di quello che è opportuno e consigliato. Le pubblicazioni frequenti mi respingono anziché attrarmi, non necessariamente per la qualità degli articoli, ma perché la proposta risulta maggiore del mio interesse verso i blog. Al momento mi sono sottratta al meccanismo infernale (che lo è soltanto per mia colpa, in realtà): non solo non pubblico articoli (solo citazioni, per ora), ma frequento poco i blog altrui rispetto al passato e mi sto prendendo una pausa anche dalla scrittura. Hanno cominciato a circolarmi in testa troppi “devo”, “dovrei” e “sarebbe meglio se”; era ora di tornare ad avere chiaro cosa è necessario e cosa, appunto, “innecessario”… e cosa piacevole, perché no. Ci sto lavorando. Intanto do un’occhiata agli articoli che escono, solo in base al mio desiderio di farlo, e mi regolo allo stesso modo anche per i commenti. Sento il bisogno di fare pulizia! 🙂

    1. Quindi la mia esperienza è più frequente di quanto pensavo 🙂 Il meccanismo diventa infernale per colpa nostra, ma anche perchè, come dicevamo qualche giorno fa con Marco Freccero, c’è una certa pressione, da parte dei blog che si occupano di blogging (solipsismi incredibili!) a dare sempre il meglio e con frequenza – e una fetta di c… non ce la mettono?

  11. Letto l’articolo, letti tutti i commenti. Personalmente non prendo a modello nessun modello. Quando ho in mente di avere materiale da condividere lo faccio,senza stare a pensare alla frequenza dei miei interventi. C’è da dire che WordPress presenta agli “abbonati” del tuo blog i tuoi articoli in un modo che francamente non ho ben chiaro, credo che li presenti sulla base dei consensi precedenti e di altri fattori che mi sfuggono e di cui non mi curo. Quindi non è detto che mi seguiranno centinaia di persone, in modo assiduo, ma quei pochi, magari, lo faranno perché interessati ai miei contributi.
    In linea di massima l’obiettivo è essere letto, e condividere con altri quello che ho scritto, senza curarsi di alcuna strategia. Certo, osservo cosa viene clickato e cerco di imparare. Bisogna sapere come presentare un pulsante, un link, un’immagine, in modo che sia notata e non induca in lettore, ma anche lì alla fine non voglio andare incontro più di tanto al lettore occasionale o dal click facile.
    Aggiungo, come sempre, che è la mia opinione.
    Buonaserata. 🙂

    1. Posto che ognuno fa come desidera, e non lo dico per fare il superiore, ma proprio perchè ci credo, la cosa di gran lunga più importante è fare quello che ci piace e nel modo in cui ci piace, perchè è la cosa che ripaga di più in assoluto, perchè sennò continuare non avrebbe senso, e posto che se un giorno mi verrà voglia di pubblicare in giorni e ore random lo farò, detto tutto questo… penso che la dicotomia “blogger genuino che fa blogging verace senza addittivi” VS “visualgrabber che si pippa di SEO” sia piuttosto artificiosa.
      Siamo qui per farci leggere in fondo 🙂 siamo scrittori, non dobbiamo vergognarcene. Curare la propria appetibilità o reperibilità non modifica necessariamente la qualità dei post (a meno che tu non la trascuri consapevolmente, e lì so’ccazzi tua) e non costituisce una macchia sulla “fedina morale” del blogger. E’ semplicemente venire incontro ai lettori, valorizzare il proprio lavoro. Avere in mente che si sta scrivendo per qualcuno e non per il proprio ombelico, secondo me, è un’impostazione fondamentale sia per uno scrittore che per un blogger. E questo non vuol dire diventare dei robot sforna-click o parlare di cose che non ci importano. Ma offrire quello che ci importa scrivere in modo che gli interessati siano facilitati a leggerlo.
      Poi, se uno non ne ha voglia, se si romperebbe le scatole, se il format non gli piace ecc ecc. per carità, quello viene prima, non siamo mica schiavi, facciamo quello che ci piace e in cui crediamo, e andare contro noi stessi non porterebbe alcun risultato.
      Di mio non ci capisco niente del sistema wordpress, preferisco iscrivermi via mail ai blog che seguo, così mi arrivano tutti gli articoli e posso ripescarli facilmente con calma 🙂

  12. Pubblicare una volta alla settimana? è già tanto se scrivo un articolo al mese, da un periodo a questa parte 😀 che poi a pensarci bene ci ho provato a scrivere un articolo a settimana, ma il risultato non sempre mi è piaciuto. Gli articoli sono più ristretti, ma la sintesi è dovuta soprattutto alla scarsità di informazioni che ho saputo reperire e rielaborare. Devono lievitare, gli articoli, e in una settimana è difficile che lo facciano (almeno per me). A volte è poco un mese. Per l’articolo su Black Mass ho letto due libri, visto il film qualcosa come 4 volte e valutato l’inserimento di almeno altre due o tre biografie oltre quelle dei due protagonisti. Il risultato è stato un simil-trattato pesantemente tagliato, per cui ho materiale in abbondanza per altri articoli che non so nemmeno se scriverò. Ora sto facendo la stessa cosa con Revenant e ho paura di pensare a quando riuscirò a farlo uscire…
    Con queste premesse non è semplice per me seguire molte persone, anche se la lettura di recensioni cinematografiche mi aiuta molto nella stesura degli articoli, perché mi danno un’idea del dibattito intorno a un film, con tutti gli eventuali spunti da correggere o controbattere, trovare segni di una strada non ancora battuta e così via. Scrivere qualcosa che gli altri non hanno notato o non hanno approfondito a sufficienza, ecco cosa mi interessa… Questo, però, credo faccia parte del processo di creazione di un articolo. I blog che seguo realmente per piacere, per “empatia” se mi passi il termine, sono molto pochi e non li seguo mai abbastanza per quanto meriterebbero. Quando pubblico e nasce un dialogo anche con loro, però, non c’è SEO che tenga: il mio obiettivo l’ho raggiunto.
    Scrivere poco ma bene, è una banalità, ma spesso le banalità e l’ovvio sono la cosa più vicina al vero. Se tu pubblicassi, poniamo, giornalmente, come farei a starti dietro? invece ho qualche giorno per pensarci, anch’io come scrivo “maturando” voglio offrirti una risposta sentita e “maturata”.

    1. Vedi, è proprio questo che mi piace del tuo blog (non è possibile seguire Tersite via mail giusto? 😦 ). Si vede che ogni articolo è stato scritto perchè avevi qualcosa da dire e che hai scavato a fondo la materia, non hai “sfornato l’articolo in tempo per rispettare la scadenza”. Il blog di recensioni è anche una tipologia un po’ diversa da quella che ho trattato qui. Deve fare affidamento su un contenuto esterno (la “cosa” recensita) e in più aggiungere idee proprie – almeno secondo me – un semplice “belle le musiche, bella la sceneggiatura” lascia il tempo che trova. E per questo, anche se non conosco i film di cui parli (quasi mai), e a parte le amnesie che mi colpiscono con tutti i blog che non posso seguire di via mai, mi piace molto il tuo blog, in sé. Anche i tuoi commenti sono scritti con la stessa logica, non “mollo lì due righe tanto per far vedere che sono ancora vivo” ma “ho un pensiero articolato su questo tema e voglio esprimerlo con tutto il tempo che ci vuole”.

  13. Ciao! 🙂
    Io sono una totale “niubba” nel mondo del blog, ne ho aperto uno da poco e forse proprio per questo la mia voce conta molto meno di quella di blogger più esperti. Eppure, dopo pochi articoli pubblicati con cadenza settimanale, dopo aver iniziato a spulciare in vari blog di scrittura in cui si sbandierava ampiamente la necessità di darsi dei paletti, pena l’impossibilità del blog stesso di decollare, non nego che sta iniziando a salirmi l’ansia (e la voglia di non leggere più consigli su come far crescere il proprio blog).
    Mi sale l’ansia perché, se ho aperto il mio blog per sfogo, per bisogno di scrivere, per avere un mio angolo, un mio rifugio, in cui magari instaurare una chiacchierata su diversi argomenti con lettori interessati, la lettura di certi articoli mi spinge a vedere il mio blog come un’azienda, dove tutto deve essere organizzato da tempo, preciso. Mi porta a vederlo quasi come un obbligo. E io non voglio che sia così.
    Per ora scrivo circa un post a settimana (e quel “per ora” non significa che io abbia intenzione di aumentare le pubblicazioni, al contrario), ma voglio sentirmi libera di poter prorogare o addirittura saltare questa “scadenza” e farlo senza sentirmi in colpa, qualora non avessi qualcosa di interessante da dire o non avessi la voglia o le energie per farlo (perché siamo esseri umani e può capitare).
    Lavoro, ho una casa da mandare avanti e nel tempo libero scrivo, leggo e scrivo sul blog. Ora, scrivere, leggere e portare avanti il blog sono attività che devono essere fatte con piacere, non con costrizione. Quindi sono d’accordo con te, less is more, è meglio scrivere meno ma scrivere quando lo si vuole davvero, quando si ha qualcosa di veramente interessante da dire, al di là delle scadenze.
    E per quanto riguarda la lettura di altri articoli, beh, diciamo che ogni settimana un’oretta o due la dedico alla lettura di articoli che mi interessano. Spulcio i blog che ho inserito tra i preferiti, ne scopro altri, li aggiungo, ma non leggo i post di tutti e non lascio sempre commenti. Anche qui, dipende se ho qualcosa da dire, dipende se l’argomento mi interessa, altrimenti è superfluo e inutile, oltre che una perdita di tempo prezioso.

    1. Ciao e benvenuta 🙂
      Non posso che dirti: fai come ti senti e sarà la scelta migliore. E’ un consiglio che non rende, perchè non crea aspettative, ansie, e quindi non stimola a tornare sul mio blog per avere altre perle di saggezza che salvino dalla disfatta… ma se l’avessero detto a me tempo fa mi sarei risparmiato molte preoccupazioni inutili. Qui siamo nel mondo dell’impegno aggratis, quindi il dovere non esiste. Ho già messo in conto che in futuro potrei saltare dei video, e lo farò. Certo, tutto ha un costo, certi comportamenti rendono di più e altri di meno, quindi bisogna tarare le proprie aspettative su quello che si è disposti a fare. Ma la prima regola rimane”fai quello che ti piace o prima o poi ti stuferai e smetterai”.

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