La quarta di copertina che vorrei

Per non sprecarmi su libri superflui valuto attentamente, leggo le prime pagine, controllo online le opinioni altrui per scoprire se contengono le lodi e perché no, anche le critiche che lasciano presagire sia un libro per me.

Ma ogni tanto mi capita ancora di comprare d’impulso. Ed è in quelle occasioni che devo affrontare un vecchio problema:

Quarta di copertina: potente strumento autolesionista grazie a cui la casa editrice confonde il lettore sul contenuto dei libri pubblicati, intralciando così le proprie stesse vendite e la fidelizzazione degli acquirenti.

Tutto intreccio niente arrosto

La quarta di copertina è occupata quasi sempre da un riassunto di ciò che succede fino a più o meno un sesto della trama, cioè fino all’“incidente scatenante” che chiarisce la sfida e la posta in gioco. Per dirla con i piedi, la quarta di copertina così fatta risponde alla domanda: “che problema c’è in questo libro?”

Un elemento essenziale? No, non direi.

Sara Boero tempo fa lanciò in questo video un giochino chiamato “indovina la storia / guess the story”. Ecco le regole: racconta la sinossi di una storia famosa in modo che sembri drammatica se è comica, sci-fi se è una commedia romantica, e via così, e sfida gli altri a indovinare di che si tratta.

Questo gioco è possibile perché una storia ridotta al solo intreccio perde la sua identità, può essere tutto e il suo contrario.

Per questo una quarta di copertina costituita prevalentemente di intreccio è inefficace a spiegare la natura di un libro.

Il come importa più del cosa

Qui ritorno a una mia vecchia convinzione: la trama ha poca importanza.

Vi sarà capitato, immagino, di dover rispondere alla fatidica domanda “di che parla tale film o tale libro?” e di non sapere come rispondere, perché ogni tentativo fa sembrare il libro o film in questione molto più stupido di come lo avete conosciuto.

Più la storia ci piace, più raccontarla ad altri diventa problematico, perché è difficile esprimere a parole, per di più in forma sintetica, tutte le sfumature e i particolari che hanno catturato la nostra attenzione. L’unica possibilità per coglierli è, appunto, leggere quel libro o vedere quel film.

Eppure qualche tentativo dobbiamo farlo per convincere il nostro amico di turno che ne valga la pena, giusto?

È lo stesso tentativo che bisogna fare quando si scrive una quarta di copertina.

La quarta di copertina che vorrei

  • Coordinate essenziali per capire cosa succede nel libro, dove e quando: due/tre frasi massimo.

  • Atmosfera generale del libro

  • Stile

  • Picchi tematici più importanti

  • Eventuali punti di contatto con altri autori (a volte questo elemento è presente ma viene trattato in modo abbastanza superficiale: vengono imbastiti collegamenti con autori iper-famosi o iper-modaioli anche quando il legame non c’è oppure è molto esile, e questo alimenta la diffidenza del lettore che, giustamente, si sente preso in giro).

E voi che quarta di copertina vorreste?

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25 pensieri su “La quarta di copertina che vorrei

  1. Credo che già un onesto riassunto di un sesto di trama mi possa andar bene. È difficilissimo scrivere quarte di copertine! Come lettrice mi sono imbattuta in quarte che appartenevano forse a un romanzo differente, altre che lasciavano presagire storie d’amore del tutto inesistenti nella trama o che cercavano di rendere appetibili libri raffinati a un pubblico di giovani adulti in cerca di emozioni forti. Ecco, forse l’onesto riassunto è meglio di queste porcherie.

    1. Raramente mi sono sentito l’ottimista del gruppo! Non so se la quarta fuorviante sia scritta di proposito per attirare fette di lettori che non c’entrano, o se semplicemente chi l’ha scritta non ha letto il libro (o tutte e due), in ogni caso non c’è fine al peggio.

  2. Credo sia un’arte anche quella di scrivere la quarta di copertina. Io le leggo, ma difficilmente mi baso su quello che c’è scritto per acquistare il libro. Per esempio: i miei libri sono totalmente autocostruiti e autopubblicati (tranne l’ultimo che è pubblicato con una casa editrice), scrivo brevi racconti surreali molto differenti nella trama, è assai difficile descriverne il contenuto, è obbligatorio leggerli. In ogni caso l’ultimo, che ha una “sinossi” scritta da un grande scrittore, nonché insegnante, critico e autore di saggi e collane sull’arte dello scrivere, è molto meno accattivante di quelle scritte da me che sono nessuno.

    1. Ecco, un altro problema delle quarte di copertina che ti “spiegano i fatti” è quello di essere inadatte a tutti i libri che non hanno al centro la trama. Mi è capitato di fare da editor proprio per una breve raccolta di racconti surreali (giuro!) che mi piaceva molto, e per scrivere un’introduzione o una quarta a un libro del genere… devi averlo capito, semplicemente. Sennò la fuffa salta all’occhio.

  3. Scrivere una quarta di copertina non è un lavoro facile, ma mi è capitato spesso di leggerne alcune che non rappresentavano per niente il libro. Ad esempio in alcuni libri molto mediocri era stata scritta un riassunto che però faceva sembrare la trama qualcosa di molto profondo e interessante ma che poi si è rivelato essere solo fumo.

    E quindi anch’io sono d’accordo con il riassunto onesto. In questo modo starei molto più tranquillo sui libri che compro.

    1. Heheh, in quei casi si può parlare di quarta scritta troppo bene: attira a prescindere dalla storia. Dal punto di vista del marketing è un successo, almeno secondo la casa editrice. Per il lettore medio è una presa per il…

  4. Quelle che seguono sono mie impressioni e nulla più…
    In generale la 4a di copertina la scrive qualcuno che del libro non è detto c’abbia capito … E un libro bello lo si intuisce leggendo un po’ di pagine, se ti accorgi di averne lette una dozzina in piedi tra gli scaffali magari è un buon segno. Le opinioni altrui non sempre coincidono con la verità.
    Per quanto riguarda l’agire di impulso spesso mi ha colpito la prima di copertina. La quarta la ignoro.

    1. Spesso le opinioni altrui non ci azzeccano, però noto comunque un pattern tra i commenti svarionati: se sento dire che un film “è lento”, so che probabilmente mi piacerà.
      La copertina attira molto anche me, ma sono stato ingannato troppe volte anche da quella: libri brutti con copertine belle, libri belli con copertine tipo Asylum!

  5. Mi pare che Iperborea faccia quarte di copertina perfette. Ma probabilmente le riteniamo tali perché il libro, poi, ci piace. Se invece siamo delusi, allora diciamo che quella quarta di copertina era scritta male. O no? 🙂
    Se adoriamo la storia, ignoriamo tutto: quarta, copertina e magari anche il titolo.

    1. Certe case editrici trattano i propri libri con più considerazione. Iperborea, Adelphi, ES… il mio iter oramai è questo: osservo la copertina e dico “boh”. Leggo la quarta e dico “mah”. Scelgo, alla fine, leggendo qualcosa del testo, se ce l’ho tra le mani, o le opinioni su internet. Infine, a volte, con i libri usati mi butto a kamikaze e compro completamente a caso perchè “eddai, son quattroeuro…”

  6. Certamente a volte la quarta di copertina rende un pessimo servizio a un libro. Mettiamo “Il libro di Tersite” di Concetto Marchesi, che ho cercato sia sul web che in libreria/biblioteca e che solo dopo molto tempo mi sono decisa a ordinare. Introvabile, le poche notizie sparse per il web riguardavano o un commento dell’intellettuale di turno (Tersite come “sindacalista”?! ho letto anche di questo) o la quarta di copertina dell’edizione Sellerio. Poniamo che tu voglia sapere di che diamine parla “Il libro di Tersite”, l’unico riferimento è quella quarta di copertina, una pigra quarta di copertina in cui l’unico contenuto è un brano scritto da Luciano Canfora. La prima parte affronta Marchesi come letterato, cita un aneddoto poi confluito in un racconto (ma non contenuto nel libro di Tersite), e ancora tratta di Marchesi, per concludere nelle ultime 9 righe con il libro di cui la quarta dovrebbe parlare. E cosa scrive, Canfora, a proposito? che il libro di Tersite è il libro della vita per Marchesi e che è un libro fatto per essere letto da frequentatori di treni e stazioni. Non viene fatto presente nemmeno che è una raccolta di racconti. Sarò tarda di comprendonio, ma mi interessava saperlo. Ah, ma mica è colpa di Canfora. Quel brano non è sicuramente stato pensato per essere una quarta di copertina, perché del testo in questione non spiega praticamente niente. Il libro di Tersite l’ho letto volentieri e qualcosa l’ho anche riletta, ma se la quarta avesse dovuto invogliarmi… non so se avrei scelto quel libro.

    1. Ah, ma allora non capita solo a me di imbattermi in queste quarte di copertina enigmatiche, che fino alla fine non capisci se sia un romanzo, una raccolta, un saggio o un trattore. Mi vengono in mente Aldo Giovanni e Giacomo: “Prima la confondi col delirio e poi la baci?” Non conoscevo il romanzo di Tersite, ma ho in mente un tipo: il romanzo “per intenditori” pubblicato dalla casa editrice “per intenditori” che vuole rendere tanto chiaro quanto le proprie pubblicazioni siano “per intenditori” da presentarle in modo ostico e anche un po’ spocchioso. Libri innocenti e potenzialmente interessanti. #freelibriperintenditori

      1. “Il libro di Tersite” è una tranquillissima raccolta di racconti passata spesso e volentieri per quello che non è… fra l’altro ogni volta che ne cercavo uno straccio di trama (difatti non sapevo se fosse un romanzo, un saggio, figuriamoci racconti…) mi trovavo sempre quella benedetta quarta di copertina. Sembra veramente che lo vogliano proporre come un libro un po’ snob, per pochi (il “per intenditori” calza a pennello), “de sinistra”. Enigmatica la quarta di copertina, fuorviante tutto il resto.

  7. “Vi sarà capitato, immagino, di dover rispondere alla fatidica domanda “di che parla tale film o tale libro?” e di non sapere come rispondere, perché ogni tentativo fa sembrare il libro o film in questione molto più stupido di come lo avete conosciuto.” Quanto è vero…

    Comunque mi piacerebbe una quarta di copertina che non sia di parte. Che parli del libro per quello che vuole trasmettere, con una breve presentazione della storia, le tematiche, l’atmosfera e lo stile.

    1. Purtroppo mi sa che “non di parte” è l’unica cosa che non possiamo chiedere a chi quel libro te lo vuole vendere 🙂 ma per fortuna, a darci opinioni spassionate, ci sono gli altri lettori…

  8. Io in linea di massima non leggo la quarta di copertina perché già so che non mi dirà ciò che voglio sapere o che comunque mi porterà a farmi un’idea sbagliata della storia. Vorrei una quarta di copertina scritta dall’autore stesso,in maniera autentica senza fronzoli o spoiler: perché ha scritto il libro, cosa voleva insegnarci, cosa spera ci possa arrivare da questo suo lavoro? A chi si è ispirato? Secondo me nessuno come l’autore può scrivere una quarta di copertina e rispondere a queste domande senza condizionamenti.

    1. Ciao e benvenuta!
      Mi sa che ormai nessuno dà tanta importanza alla quarta di copertina: abbiamo capito che serve a poco 😉 Nel blog di Michele Scarparo, a proposito di questo argomento, è stato detto che l’autore non ha sufficiente distanza dal proprio lavoro per presentarlo con la freddezza necessaria. Su questo sono d’accordo, però magari nella quarta l’autore potrebbe parlare del proprio lavoro in un modo diverso, e sarebbe comunque una presentazione più calda e sentita di quella scritta da molte case editrici.

      1. Ah sicuro: ormai titoli,copertine non hanno più senso. Il più delle volte sono del tutto slegate dalla storia. Io penso che un libro non cada necessariamente presentato con freddezza: sapere che chi lo ha scritto ne è coinvolto al 100% non è necessariamente un fattore negativo, a mio avvviso. Comunque la verità è che racchiudere l’essenza di un libro in poche righe è difficilissimo 🙂 Io mi sono resa conto che il più delle volte vado a “intuito” con i libri di autori che non conosco,spesso me la rischio! Ma alla fine senza leggerlo non mi fido molto dei pareri dei più ( puntualmente il libro che piace a tutti io lo odio! 😀 questa è una certezza ormai)

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