Perchè il blog di uno scrittore dovrebbe parlare di libri

Molti scrittori non parlano di libri altrui nel proprio blog, perché gli articoli dedicati a un romanzo o a un autore ottengono pochi commenti, visualizzazioni, condivisioni – rispetto a quelli sull’artigianato della scrittura: come si scrive, si pubblica, si organizza la promozione ecc. Anch’io ebbi questa esperienza e smisi subito di parlare di libri.

Però, a dirla tutta, ci ho ripensato. Ecco perché.

La strategia del bignami

Il povero scrittore blogger, che non vuole annoiare i lettori, spesso ricorre a quella che chiamerò la strategia del bignami: citare i titoli, parlare della trama, estrapolare le tecniche narrative. Piegare il libro in questione alle esigenze dei lettori senza parlare del libro in quanto tale. (L’ho fatto anch’io, tranquilli  ).

La separazione tra scrittura e lettura

Questo utilizzo della narrativa altrui può portare riflessioni interessanti, ma ha un effetto collaterale.

Propaga l’idea che quando si parla di scrittura, non sia obbligatorio parlare di lettura o di libri.

E, in seconda battuta, che lo scrittore sia uno scrittore perché conosce l’arte, (per scienza infusa, o per la lettura di tanti manuali?) e non perché ama i libri e le storie, e prima o poi si è trovato a scriverne.

Prima la lettura; poi, forse, la scrittura

Parlare di scrittura in questo modo confina la lettura in una posizione periferica. La realtà è opposta:

  1. Lo scrittore è un tipo particolare di lettore. Da qui non si scappa. Prima si è lettori. Poi, a qualche lettore capita la stranezza di essere anche scrittore.
  2. Nessun libro vive solo: è figlio, fratello o lontano parente dei libri letti dal suo autore – questo cordone non si può mai davvero tagliare. Di conseguenza…
  3. La categoria degli “scrittori”, compatta e uniforme, non esiste. Il singolo scrittore non è membro di una gilda. In quanto artigiano, può condividere con i propri colleghi gli strumenti e le difficoltà della propria arte. Ma questo è il dietro le quinte, è detrito. Lo scrittore in quanto creatore di storie,  alla luce del prodotto finito, è inserito in una rete discontinua di “parentele artistiche”, basate sulla reciproca influenza o somiglianza. Cioè sul fatto che legge; che apprezza certi libri, e non apprezza certi altri libri; e si vede. Tutti gli scrittori percorrono pressappoco la medesima strada, ma vanno nelle direzioni più disparate. Tra due “impugnatori di penna” può esserci fratellanza, amichevole frequentazione, ignoranza o incomunicabilità totale.

Tante persone oggi scrivono senza leggere,

o considerano la lettura una attività accessoria; leggono per migliorare come scrittori, ma non apprezzano la lettura in sé.

Non sono onnisciente, quindi non posso esprimermi sui risultati artistici di queste persone. Ma credo che non abbiano capito niente della lettura né della scrittura, e che probabilmente scrivano male.

Penso che un buon antidoto sia impegnarsi per riscoprire la realtà: prima esiste la lettura, e poi, forse, in alcuni casi, comincia la scrittura – non come attività separata, ma come incessante nutrimento a partire dai libri altrui.

“Sì, ma così perdo utenti!”

Sì. Beh. Dipende.

Dipende da quello in cui credi. Dipende da quanto sei disposto a rischiare per metterlo in pratica. Dipende da quali (e non solo quanti) lettori vuoi avere. Uscire dal mainstream è sempre un rischio. Può portare al fallimento, oppure a scoprire una nicchia nuova.

Parlerò di libri

Quelli nuovi che mi hanno fatto riflettere, e quelli importanti per me. Romanzi, saggi e poesie.

Libri, scrittura e blogging. Che ne pensate?

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33 pensieri su “Perchè il blog di uno scrittore dovrebbe parlare di libri

  1. A volte ho seguito le tue dissertazioni video: coprono ambiti a me lontanissimi e per questo si rivelano sempre molto interessanti. E quindi non vedo l’ora di leggere dei libri che leggi 😀

  2. Credo che alla base di ogni scrittura ci sia una lettura. Quando non è così uno se ne accorge immediatamente.

    Ammetto che nemmeno io parlo molto delle mie letture, comunque, usando il mio blog solo per condividere quello che scrivo.

    1. Ciao e benvenuto 🙂
      Secondo me un blog che ospita i proprio scritti e basta è ancora un’altra cosa, è tutta narrativa, e quindi può fare a meno della saggistica, comprese le recensioni di libri. Mi sembrano strani solo i blog dove si parla “di” scrittura, ma non di libri.

      1. In effetti hai ragione.
        Pubblico solo i miei scritti da me (poesie o riflessioni).

  3. Non vedo l’ora di sapere cosa leggi, forse troverò qualcosa d’interessante 🙂

    Comunque io, per quanto riguarda i blog ecc, non mi sono mai interessata a quanti potenziali lettori attiri ciò che scrivo. Io scrivo per piacere mio e per chi vorrà leggermi e di conseguenza mi comporto così nel mio blog.
    E trovo molto stupido il comportamento di certi scrittori… cioè di usare la lettura come unico modo per imparare a scrivere meglio. Dov’è finita la passione per la lettura? La stessa passione che potrà avvicinare potenziali lettori ai loro libri?

    1. Speriamo 😀
      Eh lo so. Più l’editoria si avvicina a un’industria come tutte le altre, più gli scrittori si comportano da imprenditori freelancer. Continuo a pensare che i prodotti artistici, per propria natura, possano seguire le logiche di mercato solo fino a un certo punto. Il resto è un’altra cosa. Tutt’altra cosa.

  4. Scrivo perché vivo immersa nei libri, lavoro con i libri, mi nutro di letture. Non ha senso il mio scrivere senza le mie letture, quindi non ha senso il mio blog senza i post sui libri. Preferisco perdere lettori che fare cose senza senso!

  5. Un tempo scrivevo delle recensioni, ma mi prendeva troppo tempo, e poi avevo scarsi risultati. Può anche darsi che non fossero niente di speciale, anzi, di certo era così.
    Hai però ragione quando affermi che o si parla di libri, oppure non avrai mai lettori, e allora non avrà nemmeno senso lamentarsi della loro assenza.

    1. Quello del tempo è un problema anche per me. Cercherò di pubblicare riflessioni, più che recensioni ragionate, sperando che dicano comunque qualcosa. Eh sì: qualcuno che non è interessato a sentirti parlare di storie altrui, difficilmente sarà interessato a sentirti parlare delle tue.

  6. Di primo acchito, scriverei che sia impossibile non discutere sul blog di uno scrittore dei libri degli altri, non fosse altro per la necessità di dare traccia della provenienza di influenze, idee, chiavi interpretative… Poniamo che io apprezzi una scrittrice o uno scrittore, sarei felice di sapere quali sono state le sue letture, perché apprezzo ciò che scrive in quanto commistione di vita (e quella è solo sua) e di scelte a livello di lettura. Poniamo che apprezzi David F. Wallace. Ho iniziato a leggerlo da relativamente poco, ma leggere nella sua biografia quali siano state le sue letture mi ha dato fortemente la dimensione del suo percorso. Una lettura necessaria. Senza mettere in ballo Wallace, a me piace conoscere le letture della mia migliore amica come le tue, anzi, a maggior ragione le tue, perché so che da esse trai linfa vitale, materiale. Come per Wallace è un modo per intuire un percorso e non è perché voglia seguirlo anch’io, ma perché voglio orientarmi in strade che non ho ancora battuto. Personalmente mi interessa conoscere le riflessioni che ha suscitato un libro, ma riconosco che non sia una necessità particolarmente diffusa. Tanto torno sempre lì: metto a disposizione le mie riflessioni, quando ho visto un film o letto un libro (sempre di storie e di tipologia di narrazione si tratta, pur con supporto e linguaggio ovviamente diversi), per chi le vuol leggere. Io le cerco, forse qualcuno che mi vorrà trovare ci sarà.
    Le due componenti, insomma, letture e scrittura, possono e devono coesistere, anche se – purtroppo – riconosco che l’impegno dietro tutto questo potrebbe essere gravoso. Io parlo di film e libri, ma poi di scritti miei ce ne sono proprio pochini.

    1. La professoressa del corso di scrittura critica, che scelsi alla triennale, ci insegnò esattamente quello: per capire un autore è necessario osservare la sua libreria. E’ anche possibile individuare pattern che si ripetono involontariamente di scrittore-lettore in scrittore-lettore: riuscii a capire Lessico Famigliare a partire dal fatto che la Ginzburg leggeva Pascoli, e che Pascoli leggeva testi buddisti. Non siamo sempre consapevoli delle nostre influenze, perchè magari le respiriamo senza volere. Perchè interessarsene? Beh, perchè è divertente 🙂 So che è un doppio impegno ed è difficile mantenere l’equilibrio, ma ci voglio provare. Com’è Wallace? Voci di corridoio dicono che è molto interessante.

      1. Trovo Wallace magnetico a dir poco, la sua scrittura è una spirale che ti avvince, disturba, intrattiene… contemporaneamente o meno non importa, se hai modo di trovare qualcosa che ti prende, non finisci più. Lo affermo ovviamente a titolo personale, c’è chi lo trova interessante, chi è arrivato a idolatrarlo e chi lo ritiene un fenomeno mediatico senza sostanza. Nel caso ti interessasse, ho scritto di un suo saggio qui (https://tersiteblog.wordpress.com/2015/09/08/una-cosa-divertente-wallace/). Ho iniziato e messo da parte Infinite Jest e non so come non ho il libro sottomano ma mi manca, avrei voglia di riprendere a leggerlo. Ecco, conoscere il sommerso di un libro come questo è fondamentale. Nella biografia, da un lato, emerge come sia un tentativo di rappacificarsi (in che modo poi) con la figura di una madre dominante, mentre dall’altro c’è tutta la serie di errori o aspetti stilistici rifiutati dalla produzione precedente, passando per le influenze letterarie o veri e propri titoli di libri. Non ti cito nulla perché vorrei essere più precisa.
        Nel mio piccolo, non sono altrettanto millimetrica (non come chi ha curato la biografia di Wallace) nel distinguere ciò che mi fa scrivere come scrivo, veramente ho “respirato” queste influenze senza volerlo. Forse si tratta di una riflessione che devo affrontare con un minimo di attenzione, anche solo per capirmi meglio.
        E… sai che non sapevo che Pascoli avesse letto testi buddisti? Nel mio percorso di studi sono stata abituata – errore mio, lo riconosco – a prestare più attenzione al contesto familiare o sociale di uno scrittore, più che alle sue letture. Il che, se ci pensi, può essere fuorviante. Entrambe le componenti sono importanti. Ora che so di questa sua scelta, credo che potrei rileggerlo con altro spirito, usando una chiave interpretativa totalmente diversa.

      2. Ho lì Infinite Jest tra i libri da leggere, da… anni praticamente, perchè il tempo è poco e i libri da leggere sempre in aumento.
        I lettori (che diventano magari curatori di biografie) intuiscono influenze che lo scrittore non calcola e magari ignorano influenze che lo scrittore avrebbe voluto rendere visibili. Probabilmente anche Wallace avrà avuto una quantità di influenze “per proxy” che sono andate perse con lui, e questo penso valga per ogni scrittore.
        Probabilmente avere un’idea delle proprie influenze serve ad avere un controllo maggiore sulla propria scrittura, quindi male non fa.
        Guarda, la cosa di Pascoli che lesse testi buddisti l’ho scoperta per caso leggendo l’introduzione alla poesia Il Ceppo, non l’ho mai letta sui libri di scuola e probabilmente ci sono pochi studi ad approfondire questo punto. Continuo a credere che i giapponesi apprezzerebbero molto Pascoli, ma mi sa che non lo conoscono nemmeno di nome 🙂

      3. Ho fra le bozze – credo da mesi ormai – qualcosa sulla biografia di Wallace, perché interessante proprio per chi e come l’ha scritta. Le fonti sono tante, fra cui lo stesso Wallace, che pare avesse quasi l’abitudine di parlare (e scrivere) molto delle proprie letture preferite, criticando o lodando il dato autore, salvo modificare il proprio parere col passare degli anni. La profondità dell’influenza della vita reale sulla scrittura (intesa come stile e tipologie di argomentazioni) è rappresentata altrettanto in profondità sempre grazie alla tedenza di Wallace all’introspezione. La bravura del biografo è stata proprio in una commistione di quello che dici tu (un lettore che sa trovare riferimenti e collegamenti) e di una gran mole di riferimenti esterni, cartacei e non. Il primo riferimento alla depressione in un vecchio pezzo – poi “eliminato” dallo stesso Wallace – è emblematica: qualcosa di talmente personale e rivelatore da mettere tutta la produzione sotto una luce particolare. Non è solo una biografia, l’autore ha ricostruito la vita letteraria di una persona, intrecciandola con la vita quotidiana.
        Sproloqui a parte, mi hai sempre più convinto a leggere Pascoli ed è un peccato che questo legame con la cultura orientale non sia stato approfondito. La cosa mi interessa molto.

      4. E qui tocchi un mio punto debole: quando si parla di collegamenti tra biografia e scrittura, I cringe. Non è disapprovazione. E’ terror panico da un lato, e confusione dall’altro.1) La scrittura è la cosa più intima, come un sogno fatto apposta. L’idea che si possa arrivare a me mi inibisce molto. Mi è capitato di riconoscere rimandi personali in certi pezzi che ho poi cancellato per il fastidio di sentirmi scoperto. 2) guardare gli scritti alla luce della biografia secondo me è un criterio affidabile fino a un certo punto. Da un lato hai la biografia, dall’altro gli scritti, e imbastisci tu collegamenti che nella maggior parte dei casi il diretto interessato non potrà confutare nè confermare. Diventa una supposizione con pretese di veridicità; non sapremo mai che strade ha fatto la sua mente, e probabilmente a volte non le avrà sapute nemmeno lui (l’inconscio e tutto il resto). Anche a me interessa speculare sull’interiorità dell’essere umano dietro lo scrittore, però appunto, mi sembra un terreno più ingannevole di quanto appaia.

    2. Vediamo se in questa sera di stralunamento (il cervello va e viene) riesco a inserirmi in questo interessante argomento.
      Il risultato (del blog) credo dipenda da cosa si vuol fare nel blog stesso e da “grandi”. Se prendi il blog come una sorta di terreno di confronto, di mondo a parte rispetto alla tua scrittura e di veicolo per il tuo estro (e non dell’ego) qualcosa ottieni. La soddisfazione deriva dall’accoglienza sincera, per averla si deve essere sinceri.
      Che si parli poi dei libri che leggi, della tecnica di scrittura o perfino di come passi lo smalto sulle unghie, oppure delle cose da te scritte, questo poco importa. Se sei interessante come persona (e scrivi bene) sei seguito. Quale che sia l’argomento.
      Pensa a Cinemanometro, mica fa fims, li guarda e basta, ma ci mette qualcosa di spettacolare. Pensa a te, idem. Si deve parlare – degnalmente – di ciò che ci interessa, libri inclusi e condividere con altri i propri racconti.

      1. Mi piace il tuo approccio u_u temo che non valga per tutti ma in fondo chissene, niente vale per tutti. Ci sono blog che tratto come un supermercato, e in genere sono quelli molto specializzati su un argomento: prendo quello che mi serve, grazie e arrivederci. Se mi affeziono, è per come il blogger parla, a prescindere dall’argomento. Anche questo ha dei limiti (non ho mai seguito blog di cucina, per esempio) ma finchè si parla di storie o di cultura in senso lato, I’m in.

  7. il fatto che gli articoli “sulla scrittura” siano i più letti/commentati/condivisi dimostra ancora una volta che spesso gli scrittori sono aggrappati al proprio ombelico. il sottotitolo del mio blog è letture, scritture, recensione perché penso che queste cose non si possano separare

    1. Ciao e benvenuto 🙂
      Lo fanno(/lo feci) sostanzialmente per marketing: mentre qualsiasi scrittore è potenzialmente interessato a una riflessione sulla scrittura e basta, ben pochi avranno gusti letterari abbastanza simili ai tuoi da essere interessati a quello che leggi. E però in questo modo si crea il circolo vizioso che ho descritto nell’articolo.

      1. Quindi una dinamica di mercato…
        Ti ringrazio per aver aggiunto il mio blog
        Ciao 😊

  8. Per quel che riguarda il parlare di libri sul blog, ho trovato un buon compromesso: ne parlo, secondo ispirazione, cercando di non scrivere recensioni pure, visto che di quelle è pieno il web, bensì traendo qualche suggerimento per scrivere meglio. Il mio blog è molto libero. Non mi faccio certo problemi sul numero di visite: scrivo più per me che non per piacere agli altri… 🙂

    P.S. Sai che questo carattere così chiaro rende proprio difficile la lettura? Specialmente a me, che non vedo una cicca…

    1. Anche io penso che non scriverò recensioni, un po’ perchè sarebbero troppo impegnative col tempo che ho, e perchè un taglio più personale ogni tanto dice di più (sia del libro che del lettore). Non posso abbandonare lo sguardo da scrittore, ma voglio lasciare spazio anche al libro in sè.
      Mi piaceva la resa di questo carattere come sottotitolo, un po’ meno come corpo di testo, ma pensavo che fosse un’impressione solo mia :/

  9. Non trovo niente di male nei blog che parlano di libri, ma da utente non sono molto interessata a sentire opinioni su libri che non ho ancora letto o non leggerò mai. Nelle letture seguo percorsi tutti miei, che spesso mi tengono lontana sia dai classici che dai libri sulla cresta dell’onda, perciò mi trovo a non partecipare ai dibattiti. Del resto è anche normale che il blogger scriva dei diversi argomenti che trova interessanti e l’utente salti qualche post, se vuole. (Che lo scrittore sia prima di tutto un lettore – prima di iniziare ad arrovellarsi intorno al suo ombelico, voglio dire – è una grande verità. 🙂 )

    1. Anche io mi taccio (quasi) ogni volta che si parla di un libro: alla fine le proposte editoriali sono così tante che è molto difficile avere proprio gli stessi libri in comune. Però mi piace leggere come l’autore ne parla per capire se possono fare per me, sia il libro che l’autore 😀

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