Lascio Venezia (con tre libri)

Venezia non è come tutti la immaginano. Perchè non esiste un’unica Venezia.

Esiste il sipario iconico di acqua e palazzi arabeggianti, riconosciuto e sognato in tutto il mondo. E dietro questo immaginario di cartapesta esiste un’altra Venezia, quella da abitare nella quotidianità, oltre lo spazio irreale della vacanza.

Per chi la abita, Venezia è anche arrancare sui ponti, la sirena dell’acqua alta che ti sveglia alle 5 del mattino, la spazzatura abbandonata sull’uscio, i prezzi rialzati al supermercato, scansare mille volte i turisti che si inchiodano per strada, fanno foto nei posti più improbabili e tirano senza scusarsi gomitate poderose.

Il parere più accurato su Venezia che ho letto in questi anni è Dell’utilità e degli inconvenienti del vivere fra spettri”, un libricino di 36 pagine che ho acquistato nella libreria Cafoscarina. Vivere in questa città è un’esperienza inquietante, anzi perturbante. I dogi, il Tiziano, le gondole, S. Marco, la luce della laguna, il mito di questa città si è calcificato in una maschera di gomma, o forse di cera, perché nasconde probabilmente il volto di un cadavere.

La vera faccia di Venezia non si mette in posa nei luoghi affollati, pieni di gelaterie e ristoranti, di gondolieri annoiati e di venditori di stick da selfie. Bisogna andare a scovarla in certi angoli di Cannaregio o di Castello, dove solo gli abitanti rimangono. Lontano dal tendone kitsh di luoghi comuni messo su per i turisti, lontano da quello che Venezia esibisce con orgoglio, si scoprono scenari disabitati, bellissimi, attraversati da una vena di terrore intimo, colti sgomenti nel tempo che è passato.

Ho affrontato questa separazione geografica con due letture molto diverse, ma entrambe venete:

  • La morte a Venezia”, divorato in una notte di febbre alle porte dell’estate, mi ha suscitato squallidi riverberi autobiografici.
  • L’estate del cane bambino, ambientato in un paesino sulla foce del Brenta, supera in bellezza tanti romanzi scritti con mano più sicura, perchè racconta una storia a cui è difficile rimanere indifferenti. Lo consiglio come se non ci fosse un domani.

Cosa sarà di questa città, che un giorno, inevitabilmente, cesserà di esistere – o forse non esiste già più?

Io non lo so, posso solo vivere e andare. Buon futuro, Venezia.

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Autunno 2014, Calle seconda dei Saoneri + Rio de S. Polo
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4 pensieri su “Lascio Venezia (con tre libri)

  1. Confesso di non essere mai stato a Venezia, anche se mi piacerebbe molto. Comunque per quanto riguarda la faccia nascosta della città, quella che tu giustamente chiami perturbante, mi torna alla mente un film degli anni settanta, Don’t Look Now (conosciuto in Italia con il titolo assurdo “A Venezia… un dicembre rosso shocking”) in cui è messa in scena una Venezia davvero inquietante.

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