Anche io sono un essere umano, e ho provato Wilbur Smith

Ho criticato spesso i romanzoni di “puro intrattenimento” che fanno presa sui tratti più immaturi ed egocentrici dei lettori. Però la mia contorta passione per l’antico Egitto mi ha fatto inciampare in Wilbur Smith.

Questa è la storia della mia prima lettura di intrattenimento: perchè ho deciso di leggere Il Dio del Fiume, come mi è sembrato durante la lettura, e quali conclusioni ho tratto alla fine. Una piccola avventura personale e una riflessione sul concetto di intrattenimento.

L’infanzia ha due punti fermi: i dinosauri e gli antichi egizi

Quasi tutti quelli che conosco hanno ammesso di ricordare, al principio della loro vita, “quelle fasi”, e di aver accumulato su esondazioni fluviali ed ere geologiche, sepolture e fossili, una conoscenza enciclopedica poi dimenticata con il graduale avvicendarsi delle età.

Al contrario di molti, conservo ancora un posticino nel cuore per un antico Egitto a-storico, popolato solo da divinità cristallizzate nei gesti perfetti del mito.

Avevo in mente di leggere Wilbur Smith da tempo. Quest’anno una mia amica mi ha preceduto. In più l’estate si avvicinava, il caldo incombeva, e le dune del Sahara sembravano una realtà tangibile ogni giorno di più. Era lo sprone giusto: ho cominciato a leggere Il Dio del Fiume.

Trovare è ritrovare…

Il soldato valoroso dai capelli d’oro, la fanciulla angelicata avvolta in tuniche di luna, il nobile malvagio e dedito alle leggendarie promiscuità degli uomini precristiani, il faraone che porta la corona con mano malferma. E poi l’eunuco, tuttologo alla Leonardo da Vinci e più, pieno di contatti e di risorse – una figura tanto irrealistica quanto appetibile, l’età dell’oro fatta persona, pronta a salvare gli innocenti dagli intrighi di questo mondo, sporco e cattivo allora come adesso. E poi un Egitto sgargiante, a volte barocco: animali di fiume come se piovessero, ricchi ornamenti e ricchissime architetture, personaggi principali belli belli belli belli da morire [cit.]

Dopo le prime pagine ho avuto la sensazione che tutte le mie richieste fossero state esaudite: finalmente un Egitto “come lo ricordavo io”, con i cari Horus, Iside e Seth tutti al loro posto in una storia che in fondo conoscessi già, che mi mostrasse il meglio degli esseri umani e anche il peggio, ma senza pormi dilemmi o mettermi in difficoltà, e che in fondo, pagina dopo pagina, mi rassicurasse.

… o forse no

Con ironia Wilbur mette in bocca le proprie opinioni all’eunuco, che ha scritto un’opera teatrale: per accontentare il grande pubblico anche una storia sublime e commovente deve contenere sesso e violenza espliciti. Per le prime decine di pagine ho portato pazienza verso le strizzate d’occhio con cui il caro Wilbur fa il filo al lettore: tensioni sessuali disposte con regolarità per tenere svegli i mandrilli, l’onnipotenza imbarazzante dell’eunuco/voce narrante e le sue auto-dichiarazioni di bellezza… capisco ora cosa significasse la mia istintiva perplessità: il mio ego non era disposto a scendere a tanto per gradire la lettura. Avete presente quando qualcuno vi lusinga in maniera talmente esagerata e grossolana che vi riduce peggio di prima? E’ stata un’esperienza simile.

L’intrattenimento mi ha annoiato

A circa un terzo del romanzo ho realizzato che mi stavo annoiando, e ho abbandonato la lettura. Perchè? Perchè la storia mi stava apparendo per quella che era: un continuo artificio. Un continuo fuoco artificiale studiato apposta per attizzarmi, appassionarmi o farmi preoccupare appositamente. L’autore era così preoccupato di accompagnarmi passo passo e farmi vedere e sentire esattamente quello che lui aveva predisposto, che dietro l’impalcatura non c’era niente.

Approfondimento psicologico, dilemmi morali, realistiche sventure o stupidità… tutte le cose “difficili” che allontanano i lettori di intrattenimento non solo mi interessano per principio, ma sono anche l’unico elemento che mi intrattiene, che mantiene viva la mia curiosità e mi spinge a voltare pagina – e il Dio del Fiume mi è servito proprio a scoprire che non vale la pena leggere romanzi di intrattenimento per divertirmi, perchè non mi divertirò.

Avete mai letto Wilbur Smith, o romanzi che giudicate “di intrattenimento”? Vi sono piaciuti o no? Perchè?

Annunci

18 pensieri su “Anche io sono un essere umano, e ho provato Wilbur Smith

  1. Innanzitutto devo ammettere che anche io durante la mia infanzia ho avuto la fase “egiziani e dinosauri” (forse un po’ più di una fase direbbero i miei genitori).
    Detto questo, ho sempre snobbato la letteratura di intrattenimento. Non ho niente contro di essa, il fatto è che se voglio distrarmi preferisco altre cose (tipo la saggistica che, non so dire perchè, trovo rilassante)
    C’è anche un altro motivo che mi tiene lontano da questa branca della letteratura (così come da certo cinema) ed è la sgradevole sensazione che storia e personaggi si muovano su rotaie, su un percorso fisso da cui non ci possono essere deviazioni o sorprese. C’è una tendenza a rassicurare il lettore che però produce storie dalle meccaniche sempre uguali. Capisco che può piacere, è l’ideale per distrarsi un po’, ma non fa per me.

    1. Evvai, uno di noi! 😀
      Anche io leggo saggistica per rilassarmi. Stranamente coinvolgere il cervello mi affatica di meno che coinvolgere anche tutto il resto. Hai espresso bene l’idea con la metafora della rotaia. Quello che in teoria dovrebbe consentire al compratore di rilassarsi mi provoca invece un senso di costrizione che, se non mi frustra, mi annoia.

  2. Durante la mia infanzia macchinine, indiani e cowboy. Io ho letto solo l’incipit di un romanzo di Wilbur Smith, uno degli ultimi (non so quale sia): l’ho mollato all’istante. Quindi non sono umano!

  3. Per quanto mi riguarda, al di là dell’auspicabile coinvolgimento emotivo (che è sempre gradito), sento sempre la necessità di sentirmi coinvolta anche intellettualmente quando affronto un romanzo, quindi prediligo le storie che hanno alla base qualche spunto di carattere filosofico, psicologico o sociale su cui poter riflettere. Però credo che in certi casi anche il romanzo d’avventura o di puro svago abbia una sua utilità, perché offre a molte persone la possibilità di alleggerire la mente, di staccarla da pensieri, ansie e problematiche del quotidiano. Ogni tipo di lettura può insomma essere valida, a seconda delle necessità del momento.

    1. Anche io ho sempre il bisogno di un coinvolgimento intellettuale. So che molti scrivono e leggono semplicemente per divertimento, per passione, ma per me scrittura e lettura sono un modo pratico di essere intellettuale (non mi sto apponendo corone d’alloro, magari come intellettuale faccio schifo, che ne so!) Lascio questa cosa dell’intrattenimento a chi, da questi prodotti, è davvero intrattenuto.

  4. Ho letto proprio questo romanzo, insieme al suo seguito, Il settimo papiro, in un’estate di tanti anni fa, quando avevo circa quindici anni. Già allora avevo trovato improbabili tutti questi personaggi bellissimi (e, ne Il settimo papiro, ambientato ai giorni nostri, ricchissimi, archeologi ricchissimi come se piovesse, probabilissimo…) e trovavo l’eunuco cordialmente antipatico. Sono state comunque due buone letture di svago, che non mi hanno lasciato la voglia di leggere altro di Wilbur Smith, ma che ricordo con moderato piacere. Del resto rivendico il diritto di leggere e, perché no, anche di amare, anche libri di puro intrattenimento, senza alcuna velleità artistica.
    A volte c’è bisogno di evadere dal nostro oggi e se un romanzo commerciale risponde a questo bisogno non vedo cosa ci sia di male.

    1. A 15 anni lessi Armand il Vampiro, che potrebbe anche intitolarsi “tensioni pansessuali” perchè contiene poco d’altro, eppure lo ricordo con affetto. Oggi non lo leggerei, perchè non mi interessano più le storie come mezzo per fantasticare a vuoto. Conservo un certo gusto del trash, ma lo rivolgo ad altri campi e non so quanto mi serva per evadere dalla realtà o, piuttosto, per rientrarci dalla porta sul retro.

  5. Immedesimiamoci nella mente del lettore dal QI medio-basso. Apre il libro e legge di una donna bellissima (wow) di un uomo incredibile (wow) di un mondo egizio strepitoso (wow)… quindi accede a un mondo magico, quello del suo cervello in cui lui stesso è bello/bellissima, ricco ma non oggi (colpa del Governo)… e di là in poi ecco le sue stesse angosce: quanti soldi farò oggi? Farò finalmente sesso con qualcosa di attraente (in fondo me lo merito)? Riuscirò ad evadere da questo mondo che mi sfrutta e che non capisco? Emergerò come l’eroe che sono e che il Governo mi impedisce di essere? Ci si immedesima indirettamente, insomma. Viene incatenato dal fraseggio, gli viene stimolato il sistema nervoso e avendo terminato il libro dice “ehi, opera grandiosa!”, perché lo hai portato là dove lui voleva essere: il mondo nel quale il Governo non impedisce ai sedicenti bellissimi di vivere la loro vita e uscire da matrimoni penosi contratti per tradizione.
    Ecco perché queste storie sono best sellers. C’è dietro un’attento studio della massa.

    1. Penso che ci sia tutto un filone di letteratura con l’unico scopo di studiare i bisogni primari dell’uomo medio per fare il boom di vendite. Mi pare che in America (o anche altrove?) esistano intere scuole di scrittura creativa dedicate a questo proposito.
      Che dire, guardo tutto ciò da lontano e penso “diciteci che nun ne vogghiu” [cit. mio bisnonno davanti alle condizioni di mezzadria]

      1. La ricerca del consenso e lo studio del lettore target fa parte di certa narrativa di largo consumo. Mi piace l’idea? No.

  6. Io leggo molti gialli e molti thriller, anche se in generale non amo le americanate, preferisco la letteratura europea. Follet, Brown & CO proprio non rientrano nella mia sfera di interesse. Ciò nonostante, come ho avuto modo di scrivere anche altrove, penso che uno scrittore debba essere parzialmente onnivoro. 🙂

    1. Il giallo e il thriller, assieme alla letteratura rosa, non mi attirano proprio x) anche se non dubito che contengano bei romanzi. Preferisco una definizione di lettura onnivora che si limiti ai libri con una certa dignità, anche perchè la spazzatura nella testa me la mette già la televisione, internet, la vita in genere.

  7. Di Wilbur Smith ho letto solo Il destino del cacciatore, ma non mi è piaciuto. Nulla di che, davvero. Preferisco l’avventura di Salgari e Verne.
    Gli antichi Egizi invece non mi attirano per niente, perché se ne è parlato troppo.

    1. Non ho letto Salgari nè Verne, ma prima o poi li recupererò.
      Forse se non avessi conosciuto gli Egizi durante l’infanzia oggi mi farebbero tutt’altro effetto, chissà. Però probabilmente avrei amato la loro arte allo stesso modo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...