Personaggi femminili forti: un nuovo stereotipo?

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Torno a parlare di genere e narrativa con un argomento un po’ più mainstream. Negli ultimi anni i personaggi femminili sono stati protagonisti di una campagna di stampo femminista. In breve:

In narrativa le donne sono spesso personaggi deboli: passive di fronte agli eventi, prede dei propri sentimenti, incapaci di salvare la situazione per conto proprio, bisognose di cure da parte dei membri del cast maschile. Poichè in realtà le donne non sono così, bisogna creare personaggi che siano tutto il contrario: forti, decise, indipendenti, tutte d’un pezzo e in grado di trascinare la trama.

… e a me, francamente, sta cosa fa storcere il naso.

Perchè non approvo

Nessuno ha mai detto chiaramente che “bisogna” creare personaggi femminili forti. Però ho inserito apposta quel verbo perchè, nei fatti, gli scrittori (più spesso scrittrici) che abbracciano a pieno questa teoria, la intendono come un imperativo categorico: se crei personaggi femminili deboli sei un tradizionalista, un vigliacco che dà voce al sessismo della nostra società.

Penso che questa sia una scemenza enorme.

La letteratura non è propaganda

… come ho già detto altre volte.  Penso che per scrivere bene bisogni rappresentare il mondo come lo si vede, non il  come lo si vorrebbe. Chi ha venduto il cervello a un’ideologia e pensa solo dentro i suoi parametri, secondo me, fa fatica a distinguere realtà e aspettativa, tende alla chiusura mentale, e quindi probabilmente non è granchè come scrittore.

Le donne sono esseri umani

Quindi esistono donne forti, ma anche donne deboli. E soprattutto esiste una grande e variegata quantità di sfumature intermedie. E’ la verità, è così, è impossibile negarlo. Quindi perchè tacciare di sessismo qualcuno che si limita a raffigurare le donne per come sono?

E i personaggi maschili?

Non ho mai sentito di un movimento per l’indebolimento dei personaggi maschili e ammetto che un po’ l’avrei voluto. Non è giusto. Se per il personaggi femminile la debolezza è dura schiavitù, e la forza è premio meritato, per quelli maschili la forza è rispettabile, e la debolezza è sì, meh, ok, ci può anche stare. Il pubblico, in media, è più crudele nei confronti del personaggio maschile, che deve rispettare degli “standard minimi di virilità”.

Penso a Shinji Ikari (protagonista di Evangelion) e mi sale il crimine: rispetto a tutti gli adolescenti di fumetti e serie tv che vanno a salvare il mondo rischiando la vita con un sorriso a 34 denti, lui è estremamente realistico e sfaccettato (oltre che gestito bene): un 14enne complessato, impaurito e pieno di ormoni. Come ce ne sono tanti. Eppure è stato insultato da generazioni di spettatori, perchè? Perchè dai, il protagonista maschile deve arrivare lì e spaccare tutto.

Una tendenza generica al superomismo?

Da persona fragile, io provo fastidio per questa corsa all’oro del personaggio forte, del personaggio superuomo, femmina o maschio che sia – come se la forza fosse la caratteristica più importante da valutare nella personalità umana. Questi personaggi scolpiti nel cemento armato, che si trovano soprattutto nella narrativa giovane, “dal basso”, secondo me piacciono a chi disprezza le fragilità umane e non vuole affrontare le proprie.

Penso che la migliore letteratura faccia proprio il contrario: insinuarsi nel cuore dei propri personaggi e colpire i punti deboli anche di quelli più forti e resistenti, perchè proprio in questo processo di scoperta, di apertura alla vita sta la loro umanità.

Un personaggio femminile forte che mi è piaciuto: Ellen Ripley di Alien. E’ convincente perchè non è una caricatura della forza massima. Ha la sua piccola debolezza: un gatto rosso che cerca di salvare come fosse figlio suo.

Come la pensate su questo argomento? Quali sono i vostri personaggi preferiti – maschi, femmine, forti, deboli, una via di mezzo? Fate attenzione a questa caratteristica quando create i vostri personaggi?

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24 pensieri su “Personaggi femminili forti: un nuovo stereotipo?

  1. Se scrivi romanzi storici, è raro in quei periodi trovare personaggi femminili forti. Se scrivi fantasy o fantascienza, lì è tutto inventato e allora ci stanno bene.
    Sinceramente però trovo poco credibile la solita eroina bonazza che da sola riesce a mani nude a mettere a tappeto un gruppo di uomini addestrati, come troppo spesso si vede nei film americani.
    Non faccio attenzione a questo aspetto, ma nelle mie storie ci sono poche donne, perché trovo difficile rappresentarle 😀
    Mi è piaciuto il personaggio di Morgana ne Le nebbie di Avalon, anche se era una storia, ho saputo, femminista. E infatti Re Artù è dipinto come un bamboccio.
    Ma ci sono state altre donne che mi sono piaciute nei vari romanzi, nessuna però era la solita ammazza-tutti-in-un-sol-colpo.

    1. Non leggo quasi mai romanzi storici, ma dall’esterno mi pare che negli ultimi decenni ci sia l’abitudine di inserire personaggi femminili che sono forti secondo i parametri contemporanei, ma nel contesto del loro tempo hanno un carattere e un modo di pensare completamente anacronistico. Anche nelle mie storie ci sono poche donne, perchè tendo a riprodurre sempre gli stessi tipi, e non voglio creare duplicati. Comunque non appartengono mai al tipo “amazzone-in-bikini-che-ne-ammazza-10-in-un-colpo” 😄

      1. Morgana nelle Nebbie di Avalon è una rarità narrativa, ma in genere in tutti i romanzi della Bradley le protagoniste femminili sono molto toste. La Braley, per inciso, era un’attivista femminista e venne anche denunciata. In USA si rifiutarono di pubblicare i romanzi legati alle Libere Amazzoni (ciclo sci-fi Fantasy di Darkover) in quanto si parlava di aborto e uno dei personaggi principali decise di abortire. Questo per dire che sì, in questo caso il personaggio femminile forte è sempre stato legato a una visione molto precisa della donna da parte dell’autrice.
        Nei romanzi storici accade quello che dice Francesca: si piazzano personaggi anticonformisti in un’epoca in cui non c’entrano nulla, sulla falsariga di “Outlander” con il dettaglio che qui una donna del 1945 finisce indietro nel tempo di 300 anni. Però di personaggi storici femminili “forti” ne esistono: da Elisabetta a Matilde di Canossa (noto che sta andando molto di moda, in questo periodo, scrivere su di lei). Occorre fare un grande studio per non farsi fregare, insomma.

      2. Non ho mai letto la Bradley (principalmente perchè a 12 anni, ho scoperto che il fantasy non c’entrava niente con Tolkien, e che non mi piaceva – due cose diverse, ma correlate). E’ sempre triste comunque quando a un autore viene impedito di pubblicare per idee politiche.
        I personaggi femminili storici esistono, per una regola matematica, in 2000 anni di storia non possono essere tutte uguali 😛 però in genere, per ovvi motivi, sono quasi sempre donne ricche e/o nobili, insomma che potevano proteggersi a livello politico. Di Giovanna d’Arco ce n’è una, ed è durata poco. La contadina che si salva tirando cazzotti alla Ken Follet è una invenzione astorica.

  2. Se devo essere sincera non mi sono mai posta il problema se i miei personaggi fossero forti o deboli, semplicemente cerco di crearli complessi e coerenti, con pregi e difetti, con punti di forza e debolezze. Inoltre, cos’è la forza? Esistono molti lati di questo concetto. Può essere intesa come forza fisica, come perseveranza, come tenacia… insomma… si riversa in diverse qualità, che possono esserci o non esserci a seconda delle necessità.

    1. Probabilmente se non avessi avuto una connessione internet non avrei nemmeno conosciuto l’esistenza di questo “problema” (che per me continua a non sussistere :P). Già, cos’è la forza? Molte persone sembrano tanker perchè nascondono le debolezze sotto il tappeto, e quella non è per niente forza. A quanto ho capito finora, la forza è una qualità elastica che a prima vista non si vede affatto. E ad ogni modo non è per quella che ci affezioniamo a qualcuno. Probabilmente questo vale anche per i personaggi.

  3. Non bado a questo aspetto (o almeno ci provo) perché ho imparato che la realtà è complessa, e creare un personaggio per dimostrare “qualcosa” non è narrativa, è propaganda. Comunque adoro Raskolnikov, Achab e alcune donne dei romanzi di Garcia Marquez.

  4. Io penso che uno scrittore quando va a rappresentare dei personaggi non deve soffermarsi su ciò che va di moda o tenersi troppo attaccato a un genere. La cosa che si va a fare è rappresentare persone, quindi persone che hanno le loro forze e debolezze, pregi e difetti. Bisogna cercare di renderli il più realistici possibile, non ridurli a una macchietta o a sterili rappresentazioni di una realtà ben più complessa.

    1. Sono d’accordo. Anche chi vuole il successone sulla scia di qualche moda (e io non sono quel tipo di scrittore) dovrebbe sapere che l’industria editoriale se ne inventa una ogni anno e non vale la pena di starle dietro. La scrittura seria va per la propria direzione, non perchè sia priva di influenze, ma perchè le sceglie e utilizza senza seguire regole tranne quella di essere fedele a sè stessa.

  5. Mmh… ho già accennato alla mia totale incapacità di creare personaggi femminili decenti, ma tornando a noi… se dovessi essere io un personaggio femminile, sarei piuttosto debole 😦
    In fondo, a prescindere dal genere letterario, troverei fastidioso che un personaggio sia forte o debole nello stesso modo dall’inizio alla fine, senza nessuna progressione… L’importante è che ci sia realismo e coerenza. Un personaggio femminile forte che si rispetti deve avere almeno una ferita dentro, qualcosa che le dia una dimensione “umana”. Sennò che cosa ha vissuto? è solo di carta, dentro non ha nemmeno una scintilla…
    Un personaggio femminile “forte” che mi è piaciuto? ok, non è forte in senso stretto, ma ho amato Valentine del film Clouds of Sils Maria… forte e al tempo stesso debole, riesce a tenere “sotto controllo” la propria vita e quella dell’attrice di cui è assistente, organizzata al millimetro, ma in realtà dimostra tutta la sua giovane età e nonostante questo è come se avesse un’anima antica, è piuttosto empatica. La trovo molto coraggiosa, per via delle scelte che prende, anche molto dolorose, ma soprattutto perché non ha timore di essere quella che è. Ok, questo film non l’ha visto nessuno (temo), ma personalmente ne rimasi folgorata 🙂

    1. Ti avevo detto in precedenza che non sei sola nelle difficoltà con i personaggi femminili 😁
      I personaggi che rimangono uguali dall’inizio alla fine raramente sono frutto di una scelta consapevole, molto più spesso sono il risultato di una caratterizzazione malfatta (e in ogni caso si vede bene la differenza tra i due casi).
      Non ho visto Clouds of Sils Maria, però concordo che i personaggi “fatti di un materiale solo” non sono umani, e mi chiedo come faccia il pubblico a immedesimarsi in loro!

  6. Io, per contro, scrivo per la maggior parte di personaggi femminili. I maschili, purtroppo, subiscono passivamente il dilemma dell’essere un po’ più fessi. Non sono necessariamente personaggi femminili da “ti spiezzo in due”, ma credo che molti dei miei personaggi siano invece duali: spesso sono forti per costrizione, per poi cedere quando il peso degli eventi si fa troppo forte. E’ una dinamica tipica della vita, solo che io la racconto con donne, per lo più. Faccio fatica a dare voce maschile ai personaggi maschili, perché di fatto ho uno stile di scrittura molto evocativo e troppo… femmina. Detto questo, io amavo Evangelion e amavo Asuka, e amavo Shinji. I tre film ultimi REDO li ho odiati. A. MORTE. Anche se Asuka ha sempre vinto su tutti, diciamolo =P
    A parte questa parte fangirl, credo che l’ondata di personaggi femminili forti sia da associare un po’ al rischio di distruggere la Sindrome di Smurfette e quel ruolo di secondo piano che le donne hanno avuto per molto tempo. L’uomo-lettore vuole leggere di uomini forti così, alle donne, non resta che leggere di donne forti. Che possono essere di mille sfumature: una donna forte, per le lettrici, è anche Anastasia di “50 sfumature di grigio” perché riesce a farsi amare da Grey senza fare nulla. Ho già detto come la penso in merito, ma più che altro il personaggio femminile viene percepito sempre molto forte. Poi c’è anche lo spettro Mary Sue da sconfiggere. Se pensi a tutti gli stereotipi ancorati alla figura del personaggio femminile, risulta davvero difficile districarsi e riuscire a creare qualcosa di davvero vero, forte, vibrante e assolutamente realistico.

    1. Anche a me piacciono i personaggi “forti fuori, scricchiolanti dentro”, anche se in genere sono maschili, le donne sono più resilienti, hanno fesserie di altro tipo. Ho rinunciato, come sai, a scrivere “gli uomini e le donne come sono davvero” e ad assegnare il genere come esce naturale a me 😛
      Dei film di Eva, in genere faccio a meglio, rimango fedelle all’aria un po’ postbellica della serie. Ho fatto fatica in principio ad apprezzare Asuka, è il tipo di persona che mi fa venire il mal di testa da quanto siamo diversi.
      Forse il personaggio femminile è un po’ come il personaggio di colore: rinchiuso in stereotipi, anche opposti fra loro, gli viene comunque negata la “semplice” umanità.

  7. Argomento interessante! Personalmente, non amo gli stereotipi in generale, sia da una parte che dall’altra. Odio la classica donzella in pericolo lacrimosa e pedante, ma odio anche quella superdonna superbella superforte che non possiede una sola caratteristica reale. L’unica differenza è che la donna cosiddetta “debole” esiste realmente, anche se forse bisognerebbe dare più risalto a quei lari del suo carattere che la staccano dallo stereotipo, invece la donna forte in tutto e per tutto, l’eroina sprezzante del pericolo che non ha paura di niente e di nessuno, non esiste! Non esiste una persona che, per quanto bella brava forte intelligente possa essere, non possieda debolezze! Quando creo i miei personaggi(anche se fantastici) cerco di delineare dei caratteri realistici. Inevitabilmente esisterà quel personaggio dal carattere forte o, almeno, più forte rispetto ad un altro, che avrà il suo bell’arsenale di paure, difetti, debolezze e imperfezioni. In questo modo, i miei personaggi reagiranno in modo diverso ad ogni situazione che presenterò nel corso della storia.
    Un esempio di personaggio che (da lettrice) non ho apprezzato per questo motivo è Nihal de “Le Cronache del Mondo Emerso”, romanzo che ho letto in età piuttosto avanzata rispetto al target a cui si riferisce. Uno che invece ho apprezzato molto è Polly de “Il Nipote del Mago”, primo libro delle Cronache di Narnia.

    1. Ciao Rina, e benvenuta 🙂
      La sessione d’esami mi ha tenuto lontano dal blog per un po’, ma sono tornato!
      Anche io alla fine preferisco tenermi lontano dagli stereotipi in genere, di qualunque tipo siano, che riguardino la figura femminile oppure no. I tempi cambiano e ci siamo resi conto che la damsel in distress è un cartonato bidimensionale rispetto ala natur poliedrica del genere femminile. Ci vorrà un po’ di tempo per capire e accettare che anche “la valchiria” è uno stereotipo, poco interessante come tutti gli altri.

  8. E io infatti ho una protagonista femminile fragile, che tira (tirerà) fuori i denti per difendere la sua fragilità. Alla facciaccia. (ma quanti begli articoli, mi spiace averti scoperto solo adesso).

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