Gli aggettivi servono, bisogna “solo” usarli bene

aggettiviUno dei consigli di scrittura più gettonati dell’ultimo secolo è ridurre gli aggettivi e gli avverbi al minimo.

Sono d’accordo per quanto riguarda gli avverbi, ma degli aggettivi ho un’altra opinione. Secondo me spesso questo consiglio viene applicato in modo estremo, per coprire una realtà più complessa: usare bene gli aggettivi è difficile. Abbiamo bisogno di:

  • accrescere il lessico
  • considerare la fisicità della parola

Un taglione targato USA

Questa impazienza per gli aggettivi è un regalo a doppio taglio proveniente dalla letteratura americana, che è secca, rapida, elegante… ma non può andare bene per tutte le storie, tutti i lettori, tutti gli autori.
Lavorare sullo stile e inseguire la globalizzazione letteraria dovrebbero essere due cose diverse.

Semplice non significa bello

Un testo quasi privo di aggettivi scorre liscio come l’olio, è più facile da leggere. Quindi più vendibile. In questo non c’è niente di male. La difficoltà non è un pregio, non fa figo. La lettura deve essere piacevole. Ma non bisogna confondere un testo piacevole con uno per pigri:

Tre anni fa ho letto “Il Principe della Nebbia” di Zafon. Grazie allo stile semplice e agile è filato liscissimo, come se scivolassi sull’acqua, ma alla fine non mi è rimasto niente. La storia era interessante, ma è stato proprio questo stile “super-facile” a renderla scialba e inespressiva, come se anche comunicare sensazioni fosse un disturbo da evitare al lettore.

Certi stili sono piuttosto corposi, eppure appassionanti. Se cerchiamo di piegare uno stile ricco alla rapidità, non otteniamo uno stile americano, ma uno stile spoglio e inespressivo. Lo stile è un po’ come un essere umano: può modificarsi col tempo ma non essere stravolto; può solo diventare la versione migliore possibile di sè stesso.

E per quanto riguarda lo stile, a molti di noi serviranno gli aggettivi. Ma bisogna usarli bene, come dice il titolo. E questo è un bel problema. Ecco quindi due piccoli consigli per usare gli aggettivi…un po’ meglio.

Accrescere il lessico

L’esistenza del sinonimo è una pura convenzione. Nella realtà non esistono due parole, o due combinazioni di parole, con lo stesso identico significato. Per questo sono nostri amici:

  • il vocabolario
  • il dizionario dei sinonimi e contrari

In questo modo possiamo capire tutte le sfumature di significato che l’italiano ci offre all’interno di uno stesso campo semantico, e quale di queste sfumature sia più appropriata nel caso specifico. Un lessico ampio non dovrebbe servire a mostrare al lettore quanto siamo eruditi. Secondo me bisogna essere il più possibile precisi, perché la precisione rende il testo più vivido. Tutto qui.

Esercizio: prova a togliere tutti gli aggettivi al tuo pezzo. Guarda come ti sembra. Spoglio? Prova a usare sostantivi più specifici, che contengano già in sè la sfumatura che prima era a carico dell’aggettivo. Otterrai così un testo più accurato e più snello (tratto da “The first five pages”, di Noah Lukeman). Aggiungo io: potresti scoprire che non esiste sostantivo adatto a sostituire certi aggettivi, e quindi vale la pena reintegrare quegli aggettivi nel testo.

Considerare la fisicità della parola

L’aggettivo, come tutte le altre parole, non è puro significato da dizionario. Ha una presenza fisica: lunghezza; accento; quantità, tipo e disposizione di vocali e di consonanti. La fisicità della parola declina il suo significato. Quindi aggettivi pieni di o e u sono cupi, quelli pieni di a ed e sono aperti, quelli con tante i sono tintinnanti (appunto); una parola sdrucciola, in una frase di parole piane, spicca; e così via.

In più, come gli avverbi, dal punto di vista grammaticale gli aggettivi sono superflui (a meno che non facciano parte di un predicato nominale). La frase ha senso anche senza aggettivi. Per questo possono essere considerati un po’ come dei bagagli a carico della frase che li trasporta. Questa idea ha diverse conseguenze, per esempio:

  1. Testo lento = più aggettivi. Una descrizione, magari di un panorama o di una scena tranquilla, consente una quantità maggiore di aggettivi.
  2. Testo veloce = pochi o nessuno. In una scena d’azione o di sentimenti impetuosi, l’aggiunta di aggettivi rallenta il ritmo e rende la paura meno paurosa, l’impeto meno impetuoso e dilata ogni attimo.
  3. Gli aggettivi a grappolo sono pesanti. “Una strada sterrata, deserta, assolata”. Suona figo, eh? Nella realtà è un macigno (anche bruttino). A meno che quella strada non debba catalizzare tutta l’attenzione del lettore, meglio evitare.
  4. Attenzione alla lunghezza. Poniamo che tu stia scrivendo una scena di un certo movimento. Una mattinata ventosa, o il paesaggio in corsa dal finestrino di un treno. Ci saranno magari molte coordinate, molte virgole, e parole medio-brevi (2-4 sillabe). Gli aggettivi compariranno qua e là, come piccoli tocchi di pennello, in modo da caratterizzare senza appesantire. Ora, nel bel mezzo della frase non puoi metterci un aggettivo sdrucciolo di 6 sillabe (esiste?) e poi riprendere come se niente fosse con questo “andante”. Ci sarà uno scalino, una rottura del ritmo – che può essere voluta, costruita a tavolino, per carità, ma non può essere ignorata.

C9 Che rapporto avete con gli aggettivi? Li usate tanto, poco? Li apprezzate o no come lettori? Avete preferenze di qualche tipo?

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33 pensieri su “Gli aggettivi servono, bisogna “solo” usarli bene

  1. In Italia abbiamo il brutto vizio di fare le cose con tremendo ritardo, quindi tendiamo a compensare con zelo fanatico e settario. Da qui le torme di salmodianti del sciòdontell, quelle del flashback pu zozzura, quelle che le descrizioni sono reato di cui al codice penale – e i libri, naturalmente, dovrebbe essere tutti uguali, perché così hanno detto i manuali degli Ammeregani. E questo praticamente lo si rileva per qualunque ambito d’attività 😀

    1. Piango 😂
      Anche contro il flashback non ho niente, ma per un po’ dopo averlo inserito nel mio romanzo mi sono sentita colpevole… finchè ho deciso che se ci vuole ci vuole.
      E poi sì, penso che ci sia poco bisogno di un altro libro “scritto per benino seguendo il manuale” uguale a mille altri.

  2. Se devo essere sincera non mi sento ostile agli aggettivi per due motivi:
    1) utilizzando un punto di vista in persona limitata, credo sia naturale che il personaggio esprima il proprio giudizio sulla realtà circostante. Gli aggettivi utilizzati sono sempre pertinenti con il suo stile e con il suo carattere;
    2) molti lettori hanno definito la mia scrittura “cinematografica”, molto visiva, evocativa. Pertanto gli aggettivi mi aiutano ad aumentare la potenza dell’immagine.
    Concordo però con il fatto che debbano essere utilizzati in modo sapiente: bando alle liste (anche se ne ho appena fatta una!) e alle banalizzazioni. Conoscere la lingua italiana significa anche comprendere intuitivamente se un aggettivo o un avverbio è fondamentale per la buona riuscita di una frase. E anche io, come te, sono ostile alla standardizzazione del linguaggio. Ciascun autore, esercitandosi e sperimentando, può trovare la propria strada. Un precetto come “evita gli aggettivi” potrebbe tarpare le ali a chi potrebbe rivoluzionare la lingua italiana utilizzandoli in modo geniale. Credo nella validità di un consiglio, ma non lo considero un diktat!
    (Quando dico queste cose faccio arrabbiare la mia amica virtuale Grazia Gironella, ma la questione è già chiarita alla grande! :-p)

    1. E’ vero, la prima persona in genere non può evitare di esprimersi per valutazioni. A me gli aggettivi piacciono, perchè se scelti bene e combinati con i sostantivi giusti possono trasmettere sensazioni molto particolari che non sarebbe possibile ricreare altrimenti. (Perchè, l’opinione di Grazia Gironella qual è 🙂 ?)

      1. La mia era una battuta, perché in passato c’era stato un misunderstanding sui manuali e i consigli stilistici, visto che io a volte esprimo le mie opinioni in modo un po’ talebano. Siccome so che ti legge, ho voluto scherzarci su! 🙂

    2. Io non mi arrabbio per quello che dici, ma perché speravo che mi conoscessi meglio… non saremo ancora alla fase del cliché “ha scritto un manuale” = “è una fanatica delle regole”? Sigh… (Scusa l’interferenza, Francesca. 🙂 )

  3. Non credo che tutti gli autori americani taglino gli aggettivi. Ora sto leggendo Cormac McCarthy e lui ne fa un buon uso.
    Sono d’accordo sugli avverbi, che elimino il più possibile, e neanche io elimino tuitti gli aggettivi.
    È vero anche che i sinonimi non esistono. Non avevo pensato a consultare anche un dizionario per trovare il “sinonimo” giusto. Meglio farlo nella revisione.

    1. Non ho mai letto McCarthy (lo devo recuperare) però penso anche io che nella realtà ogni autore faccia un po’ come gli pare, anche in America… solo che all’estero è arrivata questa idea degli americani che scriverebbero tutti senza aggettivi. Uso i vari dizionari da subito, anche nella prima stesura, per fissare quello che intendo nel modo più preciso possibile (poi al limite cambio idea dopo).

  4. Curiosità: nel testo che sto scrivendo attualmente esordisco con una frase che usa (credo) molti aggettivi, quattro in sedici parole. “Il cielo, grigio e cupo, faceva da triste tetto per la calma comunità di Kings Valley.” Ora, essendo alle prime armi con la scrittura non riesco a capire se sia una frase zeppa di aggettivi esagerati oppure perfetta per descrivere la situazione. Potrei sbagliarmi, ma a me sembra funzionare, non mi sembra pomposa o lenta, forse perché l’ho letta così tante volte che oramai l’ho imparata a memoria. Ma il dubbio mi rimane comunque, sopratutto dopo aver letto il tuo post che – secondo me – avrebbe potuto fare qualche esempio pratico di frase con pochi aggettivi e frase con tanti. Detto questo, mi farebbe piacere se qualcuno mi togliesse sto dubbio che mi è saltato fuori all’improvviso. Bel post, comunque :V

    1. Ciao, grazie e benvenuto.
      Avevo in mente di piazzare qualche citazione di esempio, poi mi è passato di mente.
      Secondo il mio gusto personale in effetti quella frase è un po’ pesante. Prova a pensare ai tuoi autori preferiti (o quelli di cui apprezzi più lo stile): come usano gli aggettivi? Ne usano tanti, pochi? Gli aggettivi hanno una ricorrenza uniforme nel testo, oppure ci sono pezzi del tutto privi, e altri pieni di aggettivi? Questo potrebbe servirti per plasmare il tuo stile in modo che rimanga comunque “tuo” 🙂

  5. Io penso che si debbano usare gli aggettivi giusti. Meglio uno calzante che tre sparati nel tentativo di dare l’idea. Stesso discorso per gli avverbi. Un avverbio in -mente che ci sta e rende con precisione l’idea perché no? Cinque in due righe, invece, proprio no!
    La scrittura, poi, non è matematica. Dipende dal ritmo, dal tono, dalla voce narrante, dal narratario. Una parola, aggettivo o altro che sia, che in un testo ci può stare, in un altro è un pugno nell’occhio.

  6. Adoro Carver, ma credo che chi frequenta il mio blog lo abbia compreso. E amo pure certi autori islandesi che abbondano con un po’ tutto. Però io preferisco la sobrietà, mi piace, lo trovo congeniale al mio modo di vedere le cose. Gli avverbi non li amo molto, gli aggettivi… Quelli necessari. 🙂

  7. In generale non abbondo con gli aggettivi, ma non perché mi sembrino il Male. Certe sfilze sono efficaci per attirare l’attenzione e possono avere il suono giusto. Noi non siamo americani, tra l’altro, e la semplicità nella struttura delle frasi che nell’inglese è normale, per noi può essere (ma anche no) povera. Come sempre, dipende. 🙂

  8. Io apprezzo molto gli aggettivi (se usati bene ovviamente), in quanto riescono a farti capire meglio la bellezza di un paesaggio descritto dall’autore, un momento di riflessione, uno stato d’animo del personaggio.
    Come sempre ottimo articolo =)

      1. Capita anche a me a volte. Mi affascinano, riescono a dare enfasi però, come hai scritto nell’articolo, troppi aggettivi rendono il tuo troppo pesante.

  9. Io adoro gli aggettivi, come lettrice, per me danno sapore al testo, però il problema è che ho la tendenza di usarne un po’ troppi; oppure, ancora peggio, sto incollata al dizionario per cercare sinonimi o aggettivi migliori finché mi passa persino la voglia di scrivere. Penso che bisognerebbe avere una buona conoscenza generale della lingua italiana, per poter scrivere più tranquillamente. Ecco, gli avverbi li odio, perché li usavo tanto e poi mi resa conto che il mio era un grosso errore e ora non so mai quando e se usarli.
    Non so se ho capito questa cosa degli aggettivi a grappolo, però…
    comunque bellissimo post, molto interessante e preciso.

    1. Grazie come sempre 🙂
      Magari rispiegare serve? Mettere tanti aggettivi attaccati a un sostantivo è come dire al lettore “guarda, guarda questo sostantivo, immaginatelo bene che è importantissimo per la storia”. Anche quando magari è solo una strada, è solo un albero, è solo un passante. Anche se quel sostantivo fosse davvero importantissimo, ci sono modi più snelli, più agili per farne capire l’importanza. Quindi quasi sempre secondo me sarebbe da evitare. Nel racconto “Natale ad Hamelin” però ho usato tre aggettivi di fila per caratterizzare il mendicante, perchè avevo poco tempo (il tizio, almeno in quella forma, sparisce prima della metà del racconto, che è 3 pagine in tutto) e volevo calcare tantissimo la mano. Quindi come vedi le eccezioni ci sono sempre 🙂

      1. Grazie mille per la spiegazione; sì, ora ho capito 🙂
        Devo stare attenta a come posiziono gli aggettivi, perché a volte esagero. Complimenti per l’interessante articolo 🙂
        un saluto.

      2. Tranquilla, sono io che non capisco un cavolo 😄 tu sei molto chiara, invece…
        a presto!

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