Tag: cosa influenza la nostra scrittura

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1) siamo arrivati a 100 iscritti 🙂 grazie mille a tutti!

2) Ringrazio tantissimo Grazia Gironella, Alessia Savi, Chiara Solerio, Alo Madeddu e Tersite per avermi taggata nel Boomstick Award! Tuttavia non seguo abbastanza blog da poter taggare ben 7 persone che siano all’infuori del “nostro gruppetto”, quindi mi vedo costretta a declinare l’invito, sarà per la prossima volta!


In origine era un articolo su Pennablu, ma ho deciso di trasformarlo in un tag.

Quello che scriviamo si nutre di noi. Di quello che leggiamo e, aggiungerei io, di tutti i prodotti artistici o intellettuali che maciniamo nel corso della vita. E poi delle nostre abitudini, umore e personalità. In questo articolo vi parlo un po’ di me 😉 ho aggiunto e tolto paragrafi per adattare lo schema originario del post alla mia esperienza.

Narrativa: influenza i generi letterari

Ecco il primo libro di cui ho memoria: Il principe di zucchero. Una principessa che non vuole prendere marito, un fantoccio di zucchero che all’improvviso parla, uno scherzo che porta al lieto fine. L’espressione enigmatica, le orbite vuote e la pelle bianca di questo principe lunare mi affascinano ancora adesso.
Fiabe notturne da tutto il mondo, Il fantasma dell’abbazia, una collezione di nursery rhymes inglesi… le mie letture d’infanzia mi hanno avviato alla scrittura fantastica, con sfumature gotiche e fiabesche. A 10 anni scrivevo già come una forsennata.
Dopo è arrivato Tolkien, di cui ho abbondantemente parlato qui.
A 15 anni ho avuto un incontro ravvicinato con Cime Tempestose, ed è stato amore a prima vista.
Ho proseguito con i romanzi gotici: Il castello di Otranto e Il Monaco.

064 Le letture della vostra infanzia e adolescenza hanno qualche influenza sulla vostra scrittura di adesso?

Poesia: influenza il mio stile

Mi accorgo solo adesso di aver letto una gran quantità di poesia… per fortuna. La poesia arricchisce molto il lessico e affina il senso della musicalità.
Durante l’adolescenza sono stata una fedele adepta della seconda generazione romantica inglese: Byron e Keats, ma soprattutto Shelley. Poiché erano simpatici mattacchioni, sono rimasta affezionata alle tracce sparse della loro personalità almeno quanto ai loro componimenti.
Adesso i miei compagni di viaggio sono Montale e, soprattutto, Pascoli. So che Montale gli è superiore per temi e serietà poetica, ma Pascoli mi è molto più affine, con le sue ecolalie infantili, e il suo simbolismo delicato e ombroso. Ho persino comprato il “Dizionario Pascoliano”, con tutte le parole che ha usato o si è inventato! Tutto vocabolario utile che entra. Inoltre, uno dei personaggi del mio attuale romanzo ha per nome una parola arcaica “ripescata” da Montale: Piovurno.

064 Avete mai letto poesia (scuola dell’obbligo a parte)?

Saggistica: influenza le idee

A 10 anni leggevo il dizionario dei simboli di mio padre, e un grosso volume illustrato sui pittori surrealisti (tra cui figurava Mimi Parent con il suo quadro “Addio vecchio mondo”). Da allora non è cambiato molto.
Se alzo lo sguardo sulla mia piccola libreria da nomade, vedo alcuni tra i saggi più importanti in assoluto per la mia formazione: Il mondo incantato di Bruno Bettelheim (un’interpretazione in chiave freudiana del genere fiabesco) e un mio volume universitario, Itinerari nel sacro di Massimo Raveri (una panoramica antropologica della religiosità giapponese), oltre a tre libricini di Marc Augè, l’antropologo dei non-luoghi.

064 Leggete saggi? Quali hanno influito di più sulla vostra scrittura?

Manga e anime: influenzano il mio immaginario

Chi deve storcere il naso lo faccia ora.
Ok, perfetto.

Quando avevo 5 anni, un giorno, guardai una puntata di Sailor Moon che mi spaventò a morte… e tutto ebbe inizio.
Man mano che crescevo mi stupivo a vedere le placide filastrocche di Mamma Oca che avevo cantato da bambina diventare spunti per macabre storie noir (God Child, di Kaori Yuki) o il principe di zucchero che avevo ammirato da bambina ritornare sotto spoglie nemmeno tanto mentite (Utena, la rivoluzione della ragazza, del gruppo Be-Papas, nell’immagine).
Dovrei scrivere un articolo a parte per spiegare l’influenza di queste produzioni sulla mia scrittura. Hanno modificato la mia estetica, hanno rimescolato i miei stereotipi di genere, mi hanno insegnato da subito a umanizzare gli antagonisti e tantissime altre cose. Inoltre sono grata a Hideaki Anno (Neon Genesis Evangelion) e Mamoru Oshii (tutto quello che tocca diventa oro, secondo me) per avermi introdotto alla fantascienza.

064 Cinema, serie tv, musica… la vostra scrittura è influenzata da qualche forma di arte pop?

Umore: influenza i temi e la voglia di scrivere?

Non influenza i miei temi, però purtroppo influenza la mia voglia di scrivere.
Ci sono giornate da buttare che passo a cercare di tirarmi su, in modo da poter scrivere il giorno seguente. Ci sono altri giorni in cui ho voglia di uscire, fare, vivere e arrivo a casa troppo esaurita per fare qualsiasi cosa.
Il miglior umore per scrivere è quello medio, che non si vede, non si sente, e mi permette un controllo sufficiente sui miei ritmi quotidiani (e quindi anche sulla scrittura, che dovrebbe essere un’abitudine).

064 Il vostro umore influisce su quello che scrivete?

Carattere: influenza la scrittura?

Dipende da cosa si intende per carattere. Sono una di quelle persone che le tentano tutte per essere felici. Rido molto. I merli per strada e i soffioni incastrati nel cemento mi interessano tantissimo. Giro spesso per i negozi: mi piace guardare cose belle, anche senza possederle.
Le mie storie parlano di tutto quello che sta sotto. Le persone con cui decido di aprirmi sono spesso stupite della quantità di schifezze che ho vissuto finora. In realtà sono una persona rigida, ipersensibile e riservata fino alla misantropia. L’istinto letterario è un tentativo di sopravvivere ai miei mostri; la me stessa che mi incita a scrivere, e quella che mi impedisce di scrivere, spesso coincidono.

064 Che cos’è per voi il carattere? C’è corrispondenza tra il vostro carattere e quello che scrivete?

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23 pensieri su “Tag: cosa influenza la nostra scrittura

  1. Ogni lettura che faccio in qualche modo si ripercuote sulla mia scrittura, anche quelle che non mi sono piaciute, se non altro perché mi hanno dato l’opportunità di comprenderne i meccanismi e di prenderne le distanze. Fra le opere non narrative posso citare i saggi di Bauman e i testi buddhisti e zen. Hanno strutturato una filosofia di vita che non riesco in alcun modo a tenere fuori dalle mie opere: dopo tutto, ciò che nasce da noi porta con sé il residuo energetico delle nostre convinzioni profonde. Anche il personaggio più lontano da noi tenderà ad assomigliarci.

    Stesso principio vale anche per il carattere, come ho avuto modo di spiegare anche a Daniele nel mio commento al suo post. Ciò che siamo crea un filtro che struttura la nostra visione della realtà. Per quanto possiamo essere mentalmente aperti, non riusciremo mai ad avere una visione globale, a 360°.

    L’umore invece non mi condiziona: a meno che non sia proprio a terra, riesco a scrivere anche nei momenti difficili. Scrivere mi dona il buonumore, la gioia e la voglia di fare. Quindi è per me benefico e catartico.

    1. Anche a me capita di trarre buoni spunti di riflessione da libri che non mi piacciono (anche se ovviamente vorrei evitare di leggerli 🙂 ). Fa un po’ male ammetterlo ma sì, anche il personaggio più diverso da me che ho mai creato, in realtà, un po’ mi assomiglia.
      Forse il punto della buona scrittura non è tentare (fallendo) di avere un approccio a 360°, ma combinare una certa varietà di forme e punti di vista con la limitatezza del proprio timbro personale… quindi in fondo meglio così!

  2. Poesia non ne leggo, e vorrei farlo, cominciando magari con quelle di Carver. Le letture infantili? Non me le ricordo…
    Di recente ho letto un libro su Gheddafi perché mi interessava, ma leggo soprattutto narrativa.
    Il carattere e la scrittura: di certo il primo influenza la seconda, ma occorre immergersi in altre personalità, soprattutto quando si è banali come il sottoscritto e si vuole scrivere. Inseguire altre vite, distanti da sé, diventa obbligatorio! Ci si mimetizza, ci si immerge in ambienti e paesaggi che non sono propri, e occorre molta disciplina per riuscirci.

    1. Non sapevo che Carter scrivesse poesie 🙂
      In fondo la narrativa è l’unico “libro di testo” indispensabile.
      Per creare tanti tipi diversi di personaggi ben sfaccettati è necessaria una buona capacità di mimesi (che probabilmente non ho, come ho già detto altrove il realismo non è il mio punto forte.)

  3. Forse non è rimasto nulla delle mie prime letture.
    Sulla poesia hai ragione, ma purtroppo ne ho letto poca. Prossima lettura le poesie di Quasimodo, allora 🙂
    Piovurno è bellissimo, ma troppo particolare per rubartelo 🙂
    Saggi: vero, io sono rimasto influenzato da Il mattino dei maghi. Poi vorrei leggere Frazer, bel mattone che ispira.
    Manga: sto storcendo il naso 😀
    Anche il cinema mi ispira, qualcosa di visto resta senz’altro, ben diluito magari.
    Umore: non influenza i temi, ma la voglia di scrivere sì.
    Vedo che come carattere siamo molto simili…
    Non so dirti però se c’è corrispondenza con quello che scrivo. Creo storie per vivere vite migliori, però. Ma non solo, anche per rappresentare il peggio della realtà umana.

    1. Mica male cominciare con Quasimodo! Grazie 🙂
      Paradosso universitario: ho studiato Frazer e il Ramo d’oro senza averlo mai letto… prima o poi recupererò, mi sa tanto che merita.
      Hahaha la frase sui manga l’ho scritta per te (no, non solo, so che siete in tanti :D) Qualche influenza dal cinema ce l’ho di sicuro, ma non ho approfondito perché il cineasta di casa è mio padre, e non ho mai davvero invaso il suo campo!

  4. Interessante articolo, al solito. Ma che te lo dico a fa’?
    Cosa mi influenza? Senza dubbio lo stile di tutti gli autori letti, non uno di meno. Ciascuno lascia una traccia come il fatidico dito nella ricotta… Peccato che non riesca ad arrivare ai livelli di quelli bravi.
    Cose del passato? Sì, ma fatti vissuti di persona, non necessariamente quelli letti, magari cose che nemmeno mi ricordo più ma che hanno lasciato il segno (no, ok non chiamate il telefono azzurro). Per quanto riguarda le cose che scrivo… Le scrivo per svago, per il piacere di scriverle, sperando che le persone per cui le ho scritte si divertano nel leggerle.
    Umore? Nah… L’umore si trova… Nero o bianco che sia, dopo un po’ trovo un qualcosa di interiore che mi guida. Magari contro un muro di parole scritte male, ma non c’è un momento migliore un umore peggiore o migliore, no. Parto con una frase, la correggo 100 volte e dopo un po’, ingrano è scrivo 20 pagine.

    Unico particolare: ho bisogno di cibo, no non quello della mente… in alcune occasioni, durante una bella serie di scrittura, mi son fermato perché il cervello non aveva più benzina e mi son fatto una cofana di tortellini al ragù.

    Vabbè non come L che mangiava dolciumi…

    1. Grazie 😀
      Purtroppo, dei libri che leggo, una parte non lascia alcuna traccia. Non so, non trovo niente a cui “appiccicarmi”…
      C’è un pugno di cose del passato che continuo a riversare nei miei scritti come se non ne avessi mai parlato. Si vede che ho ancora un conto in sospeso con loro.
      In genere vado a tè (e dolci, purtroppo sono spiritualmente vicina a L) ma sono anche famosa per le mie insalate miste a mezzanotte 😛

      1. Se non ricordo male, David Gemmel andava di super alcolici e tabacco per scrivere come si deve.
        Il passato (remoto) nel suo caso è d’obbligo.

      2. Invece riguardo i libri e alle tracce… Se non hanno lasciato traccia non è detto che ti siano piaciuti davvero oppure che meritassero di essere ricordati. E’ anche vero che potrebbero averti lasciato tracce non direttamente, ma indirettamente.

  5. Quest’estate avevo fatto una serie di post sulle “fonti d’ispirazione” concentrandomi su ciò che non era narrativa letteraria. Senza fumetti e saggi non potrei vivere, altro che scrivere. Ammetto di non leggere molta poesia, ma avevo indicato invece il vasto mondo del cantautorato italiano. C’erano poi le serie tv e i film. Stranamente, niente pittura, anche se sono una spettatrice entusiasta di quadri di ogni tempo.
    PS: quando su Sky hanno trasmesso, qualche anno fa, Utena avevo iniziato a guardarlo, ma ammetto di essermi persa abbastanza in fretta.

    1. Sì, ricordo di aver seguito Utena su Sky qualche anno fa sul canale Man-Ga…ma non è esattamente la serie più indolore e semplice da seguire 🙂 Il mio prossimo video sarebbe stato proprio su Utena. Adesso il mio computer è in riparazione, e non so quando e se il video vedrà mai la luce…

  6. vi risparmio le mie abitudini di scrittura che sono molto personali (soprattutto le motivazioni) e molto poco interessanti per voi. Posso dire però che la musica mi ispira moltissimo. In genere cado in qualche buca di potenziale, per qualche cantante/gruppo che mi rapisce e non mi molla per mesi. Mi basta mettere in cuffia quella musica, si ricrea l’ambiente e la creatività ne è molto stimolata. Ma c’è un grosso problema. Se rieleggo quello che ho scritto senza la musica, non è bello come mi appariva mentre ero immerso nei suoni :-(((( Si vede che il testo non era degno della colonna sonora…

    1. In passato scrivevo sempre con qualche canzone o musica di sottofondo… ma succedeva proprio quello che succede a te! Il testo perdeva metà del proprio significato senza il rispettivo sottofondo musicale.
      Negli ultimi anni ho smesso. La musica mi ispira ancora (forse leggermente meno che in passato, ma rimane molto importante)… però quando scrivo voglio sentire solo la “musica delle parole” 🙂

      1. sì, Francesca, perché tu sei una professionista del campo. Io non ce la faccio senza additivi. È come una droga per me e sono sempre tentato di ritornare alla musica, per produrre meglio e di più. Eppure molti grandi hanno prodotto testi sotto l’effetto di stupefacenti e l’effetto è stato… stupefacente. Questo dice molto della mia ‘dimensione’ di scrittore 😀

      2. Lo so, ci si sente fighissimi quando si scrive con sottofondo musicale… però magari vale la pena di provare senza 😀 Gli stupefacenti e l’alcool sono un po’ come la musica: funzionano solo per la prima stesura (semicit. da Hemingway)

  7. Meritavi la nomination, perché stai scrivendo articoli molto interessanti. Proseguire la catena è davvero un optional. 🙂
    * Sono sicuramente influenzata dalle letture della mia infanzia e soprattutto post-infanzia, che in parte ricalcano le tue: Tolkien, Cime Tempestose, Il castello di Otranto. Ancora adesso, se mi lascio immaginare una me stessa idealizzata, ho lunghi capelli rossi stile Rebel e cavalco nella brughiera (se non sono in versione Pocahontas… ma le due convivono bene). Questo non può non influenzare ciò che scrivo.
    * Purtroppo non ho mai letto poesia se non occasionalmente, al di fuori della scuola. Dico sempre di volermici avvicinare, ma chissà se lo farò.
    * Mi piace molto leggere saggistica. Aiuta a capire il mondo ed è un’incredibile fonte di idee per le storie.
    * Anime e film mi influenzano di sicuro. La musica meno, credo.
    * Per scrivere non devo sentirmi depressa. Quando vedo tutto grigio esprimo grigiore anche battendo sui tasti. A parte questo, va bene tutto.
    * Il carattere influenza la scrittura, soprattutto in relazione alla tenacia, all’autostima, alla voglia di migliorare, alla capacità di sacrificio, che sono fondamentali. Mi è piaciuta tanto la tua descrizione di te stessa. Anch’io mi aggiro per il mondo con la meraviglia a tracolla, ispirata soprattutto dalla natura in tutte le sue forme, scarafaggi inclusi. Credo che le mie storie nascano dal desiderio di rendere migliore il mondo. Vabbè, che vuoi che sia. 😉

    1. Grazie davvero 🙂
      Pocahontas era uno dei miei cartoni preferiti! Abbiamo mica condiviso l’infanzia?
      Sì, la voglia di migliorarsi e tenere duro in generale hanno una grande influenza sulle abitudini di scrittura e quindi, credo, anche sui suoi risultati. “Con la meraviglia a tracolla” è una frase splendida 🙂 (un po’ come un’altra che ho sentito oggi: “persone che combattono col mattino tra le mani”).

  8. Ok, andiamo per gradi… prima cosa… rispondo al tag 🙂
    1- Narrativa… il primo libro di cui ho memoria è stato Il libro della giungla, poi credo Pippi Calzelunghe, che ho tenuto gelosamente fino alla soglia dei 14 anni. Poi venne regalato senza dirmi niente, ma questa è un’altra storia: pianti e disperazione, ma no, non credo che mi abbia influenzato nella scrittura. Il libro di narrativa che più mi ha influenzato (e ce l’ho ancora adesso, credo) è stato In campagna è un’altra cosa di Achille Campanile. Non ho avuto grandi amori letterari fino alla scoperta di Moby Dick, Cime tempestose e Tifone di J. Conrad. Ecco, qui si inizia a intravedere una qualche influenza, ma più per le tematiche che non per lo stile. Poi sono arrivati Flaubert, Proust, Zola e Balzac, ma ero già all’università.
    2 – Ho sempre odiato a morte la poesia. Lo confesso. Alcune lezioni di letteratura italiana dalle elementari fino alle superiori sono state un trauma e solo in vecchiaia (leggi: 27 anni circa) mi sono innamorata di Sylvia Plath, a cominciare dai suoi diari per approdare solo dopo alle poesie.
    3 – Saggistica… qui, generalmente mi sono avvicinata ai saggi per colmare lacune di studio, per cui alla fine erano cose che leggevo per “lavoro”, ma che erano pur sempre un piacere per me. Il libro che più mi ha influenzato è stato Massa e potere di E. Canetti, più che altro per il metodo utilizzato per descrivere alcuni fenomeni sociali, partendo dalla tradizione religiosa dei vari popoli e risalendo la corrente della storia. Sul fronte letterario, alcune cose di Auerbach per letteratura francese, Mimesis su tutti.
    4 – Manga e Anime. Death note. Sarò monotona, ma per me è stata una vera lezione di costruzione dei personaggi e delle reciproche relazioni. Poi boh, sarò io che lo sopravvaluto o che ho letto molti pochi manga. E a dirla tutta, ho letto più cose dei fumetti Marvel, per cui non fanno testo… Infine, non posso non citare anche io Sailor Moon, l’amore di una vita intera 😀
    5 – Generalmente, ho un rapporto abbastanza strano con la scrittura, da un lato l’umore la condiziona parecchio, sul lato della produttività creativa… se devo rivedere “stilisticamente” un pezzo, aggiustare una frase o sistemare la punteggiatura, non ho quasi mai problemi anche se sono giù. Se c’è una cosa che mi aiuta è la creatività “altrui” e in questo musica e cinema mi condizionano parecchio. Scrivere con in sottofondo un pezzo o anche un brano di film può fare la differenza. Ascolto musica quando posso, anzi, a volte mi rendo conto che un brano particolare finisco per associarlo a quello che stavo scrivendo in quel momento. Quando devo finire un pezzo, invece, spesso mi capita di “recitarlo”, lo leggo ad alta voce (meglio se da sola, o potrebbero rinchiudermi uno di questi giorni) e cerco di pensare con la testa del personaggio… a volte succede che cambio intere parti del brano.
    E per rispondere all’ultima domanda… solitamente cerco di non far corrispondere il mio carattere alla scrittura, soprattutto perché da quando scrivo la faccio coincidere con una sorta di “recitazione”, appunto, in cui mi sento veramente libera di essere me stessa attraverso alcuni personaggi, siano essi uomini o donne (anzi, soprattutto uomini), ognuno contiene frammenti di me, ma mai abbastanza da definirmi. La verità è che quando scrivo mi sento come su un palcoscenico.

    E… lo so che ti hanno già taggato e che hai declinato, ma… sono contenta ugualmente di taggarti anch’io per il Boomstick Award perché apprezzo molto ciò che fai – anche se passo di qui sin troppo silenziosamente 🙂
    https://tersiteblog.wordpress.com/2015/04/20/boomstick-awards/

    ps. chiedo scusa per il macello, ma quando scrivo di getto posso fare questo e altro 😀

  9. Grazie mille 😀 ho aggiornato il post integrando anche il tuo blog e quello di Alo Madeddu.
    Sto leggendo Moby Dick in questo periodo, e per dirla brevemente mi sembra una gran figata.
    Il mio amore per la poesia non deriva dalla scuola (ovviamente?), ma dalla mia famiglia che mi ci ha messo a contatto da subito senza tante spiegazioni tecniche.
    Death Note mi ha influenzato più a livello personale, ma magari ha trovato un posto anche nei miei scritti senza che me ne sia accorta.
    Musica e scrittura sono stati anche per me legati, per molti anni. Adesso quel legame si è un po’ allentato: associo sempre certi pezzi di musica a quello che scrivo, ma non scrivo più con sottofondo musicale: devo “ascoltare le parole” 🙂

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