L’archetipo ombra, e l’altra faccia del nostro romanzo

"
“Dr. Jekyll and Mr. Hyde” di Zerinity.

Pensavate che fossi scomparsa, eh? E invece no, erano solo vacanze di Pasqua 🙂 Arriviamo al culmine del nostro discorso sull’antagonismo: l’archetipo Ombra.

Creare un’Ombra efficace è forse l’obiettivo più difficile della teoria degli archetipi, perchè coinvolge lo scrittore a livello personale. Ve lo dico già adesso: c’è da farsela addosso. Dalla paura, dal disgusto…scegliete l’emozione negativa che preferite.

Ma se riuscite nell’intento, cosa guadagnate? Una colonna portante, che sosterrà da sola una buona parte della vostra storia, dal punto di vista del tema e della tensione drammatica.

Ne vale la pena, no?

Seguirono delle fitte lancinanti: uno stritolio nelle ossa, una nausea mortale e un orrore dello spirito che non è dato di superare neppure nell’ora della nascita o della morte. Dopodiché gli spasimi presero rapidamente a diminuire e io tornai in me come reduce da una grave malattia. C’era qualcosa di strano nelle mie sensazioni, qualcosa di indescrivibilmente nuovo e, proprio per la sua novità, d’incredibilmente dolce. Mi sentivo più giovane, più leggero, più felice nel corpo; nell’intimo sentivo un’inebriante temerarietà, un flusso di scomposte visioni sensuali che affluivano all’immaginazione come attraverso la gora di un mulino, mentre cadevano le catene delle convenzioni, e una libertà sconosciuta ma non innocente dell’anima.

Capii da solo, al primo alito di quella nuova vita, di essere più malvagio, dieci volte più malvagio, venduto come schiavo al mio male originale; e un simile pensiero, in quel momento, era corroborante e delizioso come vino. Tesi le braccia, esultante per la freschezza di quelle sensazioni; e nel compiere il gesto mi accorsi all’improvviso di come la mia statura si fosse ridotta.

Quando lessi per la prima volta “Lo strano caso del dr. Jekyll e del signor Hyde” di Stevenson, ebbi la sensazione di ripercorrere con lo sguardo una storia che già conoscevo bene. Questo breve romanzo è tutto costruito e sostenuto dall’Ombra. Ho riportato questo estratto in particolare per farvi notare che

Jekyll sa di essere diventato moralmente abietto MA questo lo fa sentire pieno di vita, libero, addirittura felice.

Perchè? Andiamo alla radice: Jung. Secondo lui l’Ombra “personifica tutto ciò che l’individuo rifiuta di riconoscere in sè stesso”. Vedere l’Ombra faccia a faccia è difficile. Per questo vediamo chiaramente negli altri certi difetti che stentiamo a riconoscere in noi stessi. E’ difficile accettare che siamo anche l’esatto contrario di ciò che vogliamo essere, e più una persona lotta per l’elevazione spirituale e morale, più la sua Ombra è nera.

L’Ombra è fatta in uguale misura di impurità e di cattiveria. Contiene sia abiezione morale che profondità inconsce. E’ come la capra: sia il Satana cornuto, sia capro espiatorio.

Come gli altri archetipi, l’Ombra non può essere annientata, perchè è parte di noi. Bisogna integrarla, ma come? Arriviamo quindi a parlare di scrittura.

L’autore è il suo romanzo. L’eroe è il suo Ego. L’antagonista, la sua Ombra.

Vi figurate lo scenario? Alcuni dicono che scrivere sia come fare psicanalisi; io credo che sia qualcosa di diverso, qualcosa di più della psicanalisi, ma per il momento pieghiamoci a questa metafora.

L’autore tratta qualcosa che gli sta a cuore, quando scrive. L’ambientazione, i personaggi, il conflitto sono i fili con cui tesse la trama di un dilemma che continua a porsi, a livello più o meno consapevole, per molti anni della sua vita. Un dilemma è una domanda a cui non esiste risposta esatta, e io dico proprio che un romanzo è sempre un tentativo di rispondere a un dilemma, perchè una risposta è necessaria, serve per vivere, anche se è parziale.

L’eroe è quello con cui ci identifichiamo, quindi il nostro Ego, la nostra parte cosciente, il paladino “del mondo così come siamo”, scusate la licenza poetica. Dall’altra parte sta l’Ombra.

Penso che molti falliscano nel tentativo di creare un buon antagonista per mancanza di spina dorsale (compresa me stessa, di tanto in tanto). Abbiamo già detto che alcuni evitano il problema con la massima “in fondo ognuno ha le sue ragioni”, e così ignorano la cattiveria dell’Ombra. Altri vedono solo la cattiveria e ignorano i suoi pregi nascosti, ignorano la gioia di vivere di Jekyll quando per la prima volta diventa Hyde, e sente di aver recuperato un frammento di sè stesso.

Un Eroe davanti all’Ombra dovrebbe prima o poi affrontare questioni di questo tipo:

  • Come è possibile che una persona spregevole come te abbia ragione su questioni su cui io ho torto?
  • Come è possibile che tu abbia pregi che io non ho?
  • Perchè vuoi il mondo tutto diverso da come lo voglio io? Quali cose hai visto e che pensieri hai pensato per arrivare a quell’estremo? E quelli che ti sostengono, perchè lo fanno?
  • Perchè io non ho vissuto quello che hai vissuto tu? E’ stata fortuna? Perchè è capitato a te e non a me?
  • Perchè continui a propagare nel mondo il male che ti affligge?
  • Perchè la mia vittoria comporterà comunque la perdita di qualcosa di irripetibile?
  • Perchè la tua vittoria porterebbe nel mondo, insieme a tante cose repellenti, quell’unico frammento di giustizia o di gioia che io non sono in grado di stabilire?
  • Perchè il mio mondo e non il tuo?

Perchè il mondo dell’Eroe, e non quello dell’Ombra? Preferisco non parlare dell’esperienza con la “mia” Ombra, mi sembra una questione troppo personale, chissà perchè 😉 quindi lascio queste domande a voi!


Leggi gli altri post sugli antagonisti:


Leggi gli altri post sugli archetipi:

Annunci

29 pensieri su “L’archetipo ombra, e l’altra faccia del nostro romanzo

  1. Mi hai fatto venire in mente il volume “The shadow effect”, di Deepack Chopra, proprio ispirato alle teorie di Jung. L’ombra non si può mai combattere, non si può eliminare completamente, ma riconoscendola come parte integrante della nostra personalità ed amandola completamente se ne può attenuare il potere. Nel momento in cui smette di spaventarci, l’ombra lentamente scompare. Diversamente, i nostri sforzi sono simili a quelli di chi spinge sott’acqua un gigantesco pallone.
    L’esempio proposto era quello di persone che cercano di combattere il lato di sé che gli fa più paura, ma ne vengono risucchiati: psicologi dell’anonima alcoolisti che prendono il vizio del bere, padri di famiglia insospettabili che vanno a travestiti, preti pedofili, improvvisi serial killer. Questi mostri si sono risvegliati proprio a causa della repressione.
    Ti consiglio di leggere questo libro, ma forse l’hai già fatto. 🙂

  2. Era da tempo che non sentivo più il nome di Jung. Hai ricollegato molto bene il tema dell’Ombra con Jung.
    E sono sincero, questo articolo è uno di quelli che mi ha colpito di più e ciò per via dell’argomento. Anche nella realtà molti di noi faranno di tutto per non riconoscere quell’Ombra che vive dentro di noi, che siamo noi.
    Ottimo lavoro!

    1. Grazie davvero! Nonostante tutto, questo è uno degli articoli più personali, forse perchè sono temi che mi riguardano fin dall’infanzia, ancora prima che conoscessi cos’è l’Ombra. (Piccola confessione: si può dire di tutto su quanto sia scemo YuGiOh, ma ricordo mi aveva colpito moltissimo quando ero piccola, e non è un caso xD)

      1. Neanch’io da piccolo sapevo cosa fosse l’ombra, però mi divertivo a combattere contro un mio “alter ego” malvagio. Ora che ci penso in qualcosa di quell’alter ego mi ci riconosco oggi. E’ proprio vero che la cosa più difficile per l’uomo è sapersi guardare dentro.

  3. Deve essere davvero difficile creare un antagonista che contenga in sé le caratteristiche dell’Ombra. Metterebbe in… ombra il protagonista, lo farebbe sembrare banale? Potrebbe succedere.

    1. Potrebbe… se il protagonista è fatto male 😛
      Se sono uno lo specchio invertito dell’altro, dovrebbero avere entrambi lo stesso grado di sfaccettatura. L’importante (e il difficile) è saperli “incastrare”.
      Tra il mio antagonista e protagonista, non saprei decidere chi dei due è “quello buono”. Nessuno dei due lo è, anzi forse a livello personale il protagonista è peggiore… ma ha speranza nel futuro, mentre l’antagonista vuole solo trascinare il mondo nella fossa con sè, e io penso che in fondo il mio lettore voglia vivere 🙂

  4. come ti ho scritto altrove seguo con molto interesse i tuoi post sugli archetipi, con l’idea che possa imparare qualche cosa di utile per le cose che scrivo, anche se al di là dell’utilità, trovo molto piacevole ciò che scrivi. Ad oggi mi sono cimentato in cose brevi, ma prima o poi proverò la sfida di una racconto lungo e forse anche di un romanzo. La mia domanda è: come si progetta uno scritto lungo o come suggerisci tu di procedere? Si pianifica a tavolino uno schema, una specie di mappa dei personaggi e dell’intreccio, un personaggio di questo tipo, due di quest’altro, oppure si comincia a scrivere con un idea di massima e poi dopo si bilancia, aggiungendo o togliendo personaggi e situazioni. Forse la domande è un po’ stupida per persone come voi che hanno esperienza, ma ero curioso di sapere come si procede, perché non ne ho idea.

    1. Grazie! 😀
      La prima risposta forse è ovvia, ma necessaria: non esiste una ricetta pronta per scrivere bene un romanzo. Bisogna “provarle tutte” per capire cosa funziona meglio per te.
      Io, per esempio, ho un modo piuttosto irrazionale di scrivere, se paragonato a quanto suggeriscono i vari manuali di scrittura. Durante la prima stesura preferisco seguire l’ispirazione e progettare solo a grandi linee. L’unico modo per capire che storia voglio scrivere, è scriverla. Una pianificazione strutturata rovinerebbe tutto. L’ho imparato a mie spese: finora ho scritto i pezzi più belli proprio lasciandomi condurre dal testo. La pianificazione viene dopo: cosa ho combinato finora? Che sentimenti/temi/carattere ci leggo? Come far fiorire al massimo il cuore del romanzo? Da lì comincio a costruire i nessi di causa/conseguenza, a tagliare, a inserire ecc. Si può dire in un certo senso che questa è la vera prima stesura, mentre l’altra è una specie di pre-stesura. In giro per la rete si troveranno di sicuro decine, centinaia di esperienze, tutte diverse dalla mia 🙂

  5. sì, anche io la vedo come te, fare troppa programmazione all’inizio può smorzare l’ispirazione! Ma non è affatto detto che sia la cosa giusta. Per esempio quello che capita a me è che mi ‘appiccico’ alle cose che scrivo e faccio fatica a tagliare e spostare, cosa che invece andrebbe fatto sistematicamente. Una piccola regoletta che ho imparato è che se un paragrafo lo puoi togliere senza che il senso della storia cambi, DI SICURO lo devi tagliare. Questo mi fa ricordare un bellissima massima di Charles Bukowski:
    « La verità profonda, per fare qualunque cosa, per scrivere, per dipingere, sta nella semplicità. La vita è profonda nella sua semplicità. ». Ma sto andando abbondantemente fuori tema, scusate! Torniamo all’archetipo Ombra.

  6. Ed è però l’ombra che costringe l’eroe a diventare tale, a rendere ragione delle sue opinioni o idee.
    Ma non è detto che l’ombra venga davvero eliminata o sconfitta (come nel romanzo di Stevenson). In “Delitto e castigo” Raskolnikov è diventato ombra (prima non lo era), uccide. Ma la sua rinascita è abbozzata (non per incapacità di Dostoevskij: credo che desiderasse spiegare certi meccanismi, anche psicologici ma non solo, che conducono ad agire in un certo modo). Il finale è abbastanza convenzionale. Perché probabilmente, era lo stesso Dostoevskij che ancora era in lotta con la sua ombra, e lotterà contro di essa per sempre. Non so se ho capito il senso del tuo post: lo spero!

    1. Direi di sì 🙂 senza l’Ombra, in fondo, l’Eroe non esisterebbe.
      Non ho letto “Cuore di Tenebra”, ma mio padre mi ha raccontato che finisce in un modo simile: colui che riesce a uccidere il protagonista/Ombra, si accorge di essere diventato Ombra egli stesso. Lasciarla vincere (o mettere in dubbio la sua sconfitta) è un finale plausibile, verosimile. Nel mio piccolo, non credo di aver fatto vincere del tutto il protagonista; sia lui che l’Ombra escono dal romanzo ugualmente sconfitti.

  7. Ecco no, in realtà almeno io non pensavo fossi scomparsa… grossomodo sei nei tempi di uscita dei post! 😀
    A parte ciò, quello che ho notato nella preparazione dei tuoi personaggi è una cura davvero maniacale nel capire i colori base, cioè quelli che serviranno a tinteggiare poi i caratteri veri; composti da tante sfumature. E’ un approccio interessante, che si contrappone tantissimo a quello che usano altri, che si basano sull’osservazione e sulla pratica. I risultati di entrambi, quando c’è la storia e lo sitle, sono molto validi. Attenzione però a non andare verso il “tipo da corso di scrittura” che fa molto Camilla Lagerback, oppure il nostro Carlotto nazionale e altri ancora, dove si sente parecchio lo studio a tavolino (parere personale) dove i personaggi sono molto ben tratteggiati e chiusi nel loro blister di plastica.
    Sul lato oscuro di sé e dei personaggi… amo moltissimo la Le Guin ormai l’ho ripetuto cento volte… :D. Nel reale però una persona è … come fatta di olio ed acqua: l’olio è ciò che hai dentro, puoi mescolare quanto vuoi però l’olio affiorerà sempre e quindi, se l’olio è scuro, prima o poi verrà a galla (di nuovo parere personale) e con ‘st’ultima affermazione saluto e buona domenica.

    1. Sì, tanti scrittori creano i propri personaggi dalle persone che incontrano tutti i giorni. E’ una buona tecnica per creare personaggi molto tridimensionali. I miei personaggi non sono molto tridimensionali, perchè come lettrice ho poco interesse per la prosaicità, per la quotidianità; mi appassiona molto di più “l’impianto orchestrale” del romanzo, per cui non posso creare “gente qualsiasi”, ma un insieme di voci particolari che siano di contrappunto l’una all’altra. Stranamente (?) ho una certa diffidenza verso i corsi di scrittura. Studiare, tramite saggi, corsi o romanzi altrui, è utile ma non può sostituire la bravura spontanea. Qui sto solo parlando delle potenzialità della teoria degli archetipi… nella pratica faccio quello che mi pare 😀 prendo solo i pezzi che mi servono.

      1. Ero curioso di farne qualcuno, soprattutto perché ho un buon numero di lacune tecniche che vorrei colmare… Ero, poi mi chiedevano un botto e allora mi son detto: scrivi, fai leggere ad altri, leggi, impara. 😀 E soprattutto divertiti (questo perché non devo vivere con i proventi dello scrivere).

      2. Non so, alla fine… ecco mi sono detto se devo salvare io l’editoria italiana e / o quella mondiale, stiamo freschi e, per un migliaio di euri di corsi “seri” (che poi c’è da vedere) se non più… prosaicamente vado in ferie.

  8. Finalmente sono riuscita a ritagliarmi un po’ di tempo per leggere i tuoi articoli sugli archetipi. ^_^
    Che dire, anche se li conoscevo, c’è sempre molto da imparare! L’ombra in particolare può sembrare il più facile da riconoscere e da creare, dato che si tratta alla fine dell’antagonista, di solito identificato in un personaggio preciso (anche se non è detto). In realtà è probabilmente uno dei più difficili, proprio perché il rischio di essere troppo stereotipati o banali è davvero dietro l’angolo.
    Questo articolo mi sta facendo riflettere, in particolare sul fatto che l’ombra dovrebbe essere una sorta di “lato oscuro” di noi stessi. Non avevo mai pensato molto a questa questione, forse perché in passato mi sono concentrata molto sul fatto che, per esempio, l’eroe secondo me non deve essere per forza la proiezione dell’autore, e non è nemmeno detto che l’autore debba identificarsi in lui/lei al 100%. Allo stesso modo, quindi, si potrebbe dire che l’ombra non deve per forza essere tutto ciò che l’autore non vuole essere, ma semplicemente ciò che si oppone in maniera efficace all’eroe. Eppure, nonostante tutto, sicuramente nel tuo articolo c’è un fondo di verità: se creare un antagonista credibile è difficile, perché non basarsi sulle proprie paure o su ciò che provoca disgusto? E magari sì, esplorare un po’ i nostri vizi e difetti nascosti. A questo proposito, penso che potrebbe essere utile pensare ai propri sogni. A me, per esempio, è capitato di sognare di fare cose che nella realtà non avrei mai fatto, e che infatti spesso non ricordo nel dettaglio proprio perché le rifiuto. Forse, in questo senso, esplorare i propri sogni (e incubi) potrebbe essere utile. Cosa ne pensi? 🙂

    1. Grazie dell’impegno! 🙂
      Ho cercato di dare un mio commento agli archetipi, un copia-incolla del libro non sarebbe servito a nessuno.
      Se guardo l’eroe e l’ombra della mia storia, non posso dire che “siano me”. Un personaggio non può essere una persona (a questo proposito ho un articolo in cantiere). Penso però che, come un artefatto magico, un personaggio è privo di vita a meno che tu non ci metta dentro un pezzo di pelle, dei capelli, delle unghie che ti appartengono. Così ho fatto: ho preso un pugno di tratti caratteriali che mi appartengono e li ho amplificati a dismisura. Ho così ottenuto personaggi anche molto diversi dalla “me stessa persona”, ma con cui posso empatizzare profondamente. Non credo che sia possibile scrivere bene un personaggio se non siamo ma stati nei suoi panni.
      I miei sogni sono molto fantasiosi e sconclusionati, oppure terribili e molto biografici, quindi non mi aiutano molto, ma mi è capitato qualche volta di sognare scene o personaggi che avrei poi messo nelle mie storie, quindi direi proprio di sì 🙂

      1. Sì, in effetti molti scrittori pubblicati dicono che ogni loro personaggio è in qualche modo una parte di loro stessi, e così vale anche per me quando scrivo.
        Non sono sicura però che sia impossibile scrivere bene di un personaggio che ha avuto esperienze completamente diverse dal suo creatore. Sicuramente è molto difficile, ma forse uno scrittore esperto ci può riuscire. Non ho ancora una risposta certa su questo punto.

      2. Ishiguro per me ci è riuscito: ha scritto tutto un libro sul Giappone del dopoguerra facendo finta che fosse l’Inghilterra del dopoguerra. Secondo me sono casi possibili ma molto rari, in cui c’è un’adesione a ventosa tra l’autore e la vita o l’esperienza che non vivrà mai, ma che per lui è una metafora perfettamente aderente di qualcos’altro… diciamo che se mai mi dovesse capitare, me ne accorgerei subito 😄

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...