Minoranze e narrativa: l’autismo lieve

“Si piange quando si è tristi. Ad esempio, io piango perchè gli altri sono stupidi, e questo mi rende triste.”

… o autismo ad alto funzionamento; o sindrome di Asperger; o neurodiversità; o sheldonite, come l’ho chiamata per farmi capire da un’amica del tutto profana. Insomma, quella cosa lì.
Per farvela breve, ho questo bel pezzo di carta che dice “la valutazione anamnestica, clinica, testistica, sono indicative della presenza di un disturbo dello spettro autistico di livello 1”. Non credo che approfondirò in futuro, non mi interessa fare “parte del club”, ma questo è.

“Ma l’Asperger non esiste!” …buon pro ti faccia?
“Ma no che sei normale!” S-sì, lo so, che sono normale. Il punto è un altro.
“Oddio non sapevo che fossi un mostro!” Hai ragione. Avrei dovuto dirtelo prima. In realtà sono Cthulhu.
Bene, continuiamo con il nostro discorso.

Oggi parliamo del rapporto tra narrativa e spettro autistico.

  • cosa abbiamo capito finora dello spettro autistico?
  • quali stereotipi sono in genere associati all’Asperger in narrativa? Hanno qualche punto di contatto con il vero Asperger?
  • come influisce questa particolarità sulla mia attività di lettrice e scrittrice?

Cosa abbiamo capito dello spettro autistico?

A parte i casi più gravi, che minano in modo significativo l’autonomia e l’inserimento sociale del singolo, mi pare che nessuno abbia ben capito fin dove si estendano i confini dello spettro autistico, proprio perché comprende anche moltitudini di persone normali e, si sa, il contatto magico fra le parole “normale” e “diverso” è una bomba atomica che fa tremare le fondamenta psicologiche e sociali del nostro concetto di realtà.

Cosa è normale? Cosa è diverso? Qualcuno può essere normale e diverso al contempo? Ci sono persone più diverse, e altre più normali?

A quanto pare la gente non ci dorme la notte, su domande di questo tipo. Ci sono faide esterne ed interne, per cui se hai dei tratti autistici sei lo Cthulhu di cui sopra, ma se non sei abbastanza autistico (sì, lo so, esilarante) vieni trattato come un infiltrato clandestino, e altre ridicolaggini del genere.

L’unica certezza che abbiamo sull’autismo ad alto funzionamento è un concentrato inumano di stereotipi, che in questo periodo sta conoscendo un periodo di grande popolarità in narrativa, al cinema, nelle serie tv e un po’ in tutta la cultura pop… a danno dei veri Asperger.

Sia in narrativa che nella vita, non credo all’esistenza di una porta magica che divida di netto gli Asperger dai “normali”.
Secondo me, chiedersi “l’Asperger esiste o no?” ha senso solo per gli psichiatri. L’unica vera domanda dovrebbe essere, per noi mortali che vogliamo solo sopravvivere, “l’esistenza del concetto di Asperger mi aiuta a stare meglio?”
Non è vero che siamo tutti uguali e che tutti sperimentiamo le stesse difficoltà. Con una lente d’ingrandimento abbastanza precisa, siamo tutti incompresi. Le etichette, se usate bene, sono strumenti per conoscere meglio noi stessi, e ricavare strategie per vivere meglio – e, se vengono usate male, cancellarle a danno di chi ne trae beneficio non è una soluzione. Solo questo, penso, dovrebbe importarci.

Sterotipi e luoghi comuni sugli Asperger

  • sono tutti dei genii in qualcosa. Non è affatto vero in realtà, molti mancano di particolari talenti. E’ vero che molti hanno fissazioni di qualche tipo, ma la fissazione non si traduce automaticamente in eccellenza. Alcuni possono anche sembrare stupidi, perché per esempio sono dislessici o hanno una forma di mutismo selettivo.
  • hanno tutti, scusate il francesismo, una scopa in culo. E’ vero che molti sono rigidi o pretenziosi, ma l’Asperger non corrisponde ad un solo tipo di personalità. Vedo, per esempio, che molti sono semplicemente impacciati o ingenui.
  • hanno sempre qualcosa di incredibilmente figo. Vi sfido a trovare un personaggio Asperger che, per esempio, decide di non lavarsi per settimane perché la sensazione dell’acqua sulla pelle gli dà fastidio. Brutta la vita vera, eh?
  • sono tutti bianchi. Inoltre spesso sono piuttosto giovani e di classe medio-alta. Insomma, solo i migliori si meritano l’Asperger.
  • le donne Asperger sono modellate sullo stereotipo della controparte maschile. Pochi sanno che nelle donne l’Asperger è piuttosto diverso… ma chi se ne frega! Lisbeth Salander (Uomini che odiano le donne) o Saga Noren (Bron) sono modellate sull’Asperger maschile, mentre a quanto pare lo stereotipo di Asperger donna è più simile ad Amélie.

…e chi più ne ha, li aggiunga nei commenti! In conclusione:

Penso che, in narrativa, l’Asperger sia solo una etichetta clinica affibbiata completamente a caso alla macchietta del genio antipatico dall’ironia pungente, con quel tocco di fragilità o goffaggine sporadica che rende il tutto ancora più attraente… mentre il vero Asperger, con i suoi problemi, rimane dietro le quinte, perché presenta tutti gli spigoli della realtà, e quindi non se ne può ricavare un feticcio.

Asperger e letture

Sapete già cosa scriverò. Non vado alla ricerca di storie che presentino personaggi “come me” perché, come ho scritto in un commento, so bene che non esistono persone come me 🙂
Mi incuriosisce “Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte” da un punto di vista folkloristico, e perché si dice sia un bel libro. Per il resto, sapete già che mi interessa solo quello: libri belli.
Qua e là mi capita di immedesimarmi in un personaggio per qualche tratto che, in teoria, si potrebbe associare all’Asperger, ma la considero una semplice somiglianza di carattere.

Esempio: il maggiordomo Stevens e il suo impaccio davanti alle “battute di spirito”. Comincia anche a esercitarsi in privato con lo humor, per non fare brutta figura davanti al suo lord. Mi sono coperta la faccia con le mani per la tenerezza.

Asperger e scrittura

Vale la solita premessa: scrivo storie, non storie per Asperger e nemmeno storie sugli Asperger. Però, è inevitabile che racconti la realtà dal mio punto di vista.

  • ipersensibilità: “sensibilità” è una delle parole più gettonate finora nella mia cerchia ristrettissima di lettori. So di essere ipersensibile agli stimoli sensoriali ed emotivi, e spesso li interpreto in modo sinestetico. Da bambina pensavo che questo accadesse per tutti, ho capito che non era così a forza di sentirmi dire che “volevo fare la particolare”.
  • caratterizzazione: chi si aspetta una grande varietà di tipi umani dalla mia scrittura probabilmente resterà deluso. Sto cercando di migliorare in questo campo, ma so che non sarò mai eccelsa. Molte delle motivazioni che spingono il comportamento umano mi rimangono del tutto incomprensibili, anche se in teoria ho imparato a capirne il funzionamento. Esempio: Probabilmente nessuno, nelle mie storie, sarà mai motivato dalla sete di potere o di ricchezza, non perché io sia santa, ma perché le mie capacità di immedesimarmi in persone molto diverse da me sono mediocri.

Cosa sapete dello spettro autistico? Avete mai incontrato personaggi o letto autori che appartengono allo spettro (o che ricevono diagnosi sommarie -e postume, magari- dal popolo di internet)?

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35 pensieri su “Minoranze e narrativa: l’autismo lieve

  1. A leggere quello che scrivi, e a vedere il tuo video sugli yaoi, non avrei mai detto che tu fossi un Asperger, come dici tu. Sono stato operatore volontario con persone autistiche, ma avevano un deficit grave a sufficienza per renderli inadatti ad occuparsi di sé: quindi direi che esula del tutto da questo post.
    Capisco che chi si occupa di questi temi abbia bisogno di classificare le casistiche, e che per questo sia obbligato a mettere dei paletti, da qualche parte. Resta il fatto che la mente è molto complessa e che tutti soffriamo in qualche misura di una deviazione da quello che viene definito standard o normale. A me, anzi, uno “completamente standard” farebbe paura: forse è nella mia uncanny valley 🙂
    Siamo tutti diversi. Per fortuna 😉

    1. Che bello, un esperto del settore! Anche lo specialista a cui mi sono rivolta aveva detto che sembro perfettamente normale 😛 sono cresciuta in un ambiente che mi ha sempre ritenuta “qualsiasi” e mi sono dovuta impegnare per diventarlo, o almeno imparare a fingere. Sì, siamo tutti diversi 🙂 e in genere chi raggruppa le persone a caso non è psicologo nè psichiatra, molto spesso è Sig. Chiunque dell’Internet. L’idea di “completamente standard” come uncanny valley mi sembra molto stimolante!

      1. Esperto no, per carità 🙂
        Ho avuto la fortuna, nella vita, di potermi confrontare con certe problematiche. Tutto qui. Dico “fortuna” perché, pur nella difficoltà della situazione, sono sempre stati incontri molto arricchenti, per me.

  2. Non sono una psichiatra e non ho mai studiato certe materie, per cui il mio parere resta da prendere molto con le pinze. Penso tuttavia anch’io che le persone non si possano dividere in “normali” e “diverse”. Tempo fa qualcuno mi ha linkato un test su internet in inglese, abbastanza lunghetto, che poteva servire come indicazione (ovviamente senza alcun intento di fare vere diagnosi) per capire se uno era Asperger. Beh, nel mio caso il risultato è stato che un po’ meno di metà dei miei comportamenti sono stati giudicati “neurotipici”, mentre un po’ più di metà da Asperger. Quindi in pratica io non sarei né “normale” né “anormale”, ma una via di mezzo. Non so se sia vero, e da ignorante non so nemmeno se dovrei prendere un appuntamento dallo psichiatra o qualcosa del genere, ma diciamo che quel risultato rispecchia un po’ il modo in cui mi sono sempre sentita rispetto al mondo: in alcune cose come gli altri, in altre per niente. Ma penso che alla fine non ci sia niente di male in questo.

    Tra gli aspiranti scrittori, comunque, ho notato un po’ la moda (per fortuna solo tra alcuni) di sventolare ai quattro venti vere o presunte sindromi di Asperger: fa sentire “fighi” esserlo, e soprattutto è un ottimo pretesto per insultare altri aspiranti scrittori e poi dire “ma non me ne sono accorto/a, sono Asperger! Non mi rendo conto di quando offendo qualcuno!”
    Non so, a me tutto questo non convince molto, lo ammetto…

    Per quanto riguarda la scrittura, penso anch’io che non si debba creare personaggi stereotipati, ma questo alla fine vale anche come regola generale. Rendere dei personaggi psicologicamente credibili è difficilissimo, e penso che immedesimarsi in personaggi diversi da sé sia altrettanto difficile (anche questo a prescindere dalla “neurotipicità” dello scrittore). Bisogna cercare di dare ai propri personaggi delle caratteristiche interessanti, ma senza scadere nel banale o nel ridicolo. Non è facile, sicuramente.
    Io, per esempio, mi rendo conto di trovarmi molto meglio con i personaggi solitari o in generale che hanno pochi amici. Al contrario, faccio davvero molta fatica a immedesimarmi, per esempio, nei personaggi femminili molto estroversi e solari. Con quelli maschili è già diverso, forse perché con i ragazzi so già di dovermi basare su qualcosa che non ho provato in prima persona, e quindi mi baso su ciò che ho osservato in altri. Ma alla fine penso che con il tempo e l’esperienza la scrittura si possa migliorare e affinare. Non ci sono autori “normali” e autori “anormali”, ci sono solo autori che si impegnano e autori che non si impegnano. Qualunque sindrome o condizione ci caratterizzi, alla fine restiamo persone che possono scegliere di mettercela tutta e di crederci davvero. 🙂

    1. 😀 ❤ motivational comment!
      Nemmeno io sono psichiatra, ma sono un essere vivente e questa è la mia politica: hai bisogno di aiuto specializzato solo se…beh, se ne hai bisogno. Se non riesci ad essere felice e funzionale con le tue forze. Questo vale sempre, anche per l'uomo medio che attraversa un periodo brutto perchè gli è morto il cane. Dividere nettamente tra "malato" e "sano" vuol dire falsificare la realtà.
      L'Asperger è diventato una moda, purtroppo. E anche chi ha l'Asperger, secondo me, dovrebbe evitare di giustificare ogni comportamento discutibile con la propria sindrome. E poi ci lamentiamo che siamo considerati stereotipi!
      Con i personaggi, mi sono rassegnata: quelli che non riesco a valorizzare al massimo non valgono la pena di essere scritti. Anche se dovessi ridurre il mio "cast" a una manica di avanzi di galera (e infatti è finita proprio così), non importa: devo scrivere solo i personaggi che vivo e che amo 🙂 è un peccato leggere storie dove l'autore ha inserito a forza personaggi o scene che non sente "sue" solo perchè, probabilmente, credeva che ci fosse un copione obbligato da seguire…quindi cerco di non ripetere l'errore.

      1. Beh, ci sono delle volte in cui ho la curiosità di sapere dal punto di vista “clinico” come verrei definita, però ammetto di averne allo stesso tempo timore. 😄 C’è molta disinformazione in questi campi, e io sono vittima come tanti di questa ignoranza globale, purtroppo.

        Io ho visto davvero persone giustificare la propria maleducazione (per esempio quando si voleva stroncare con cattiveria un manoscritto) con la sindrome di Asperger. A me sembra assurdo: se uno ha davvero dei gravi problemi a relazionarsi con gli altri, forse dovrebbe fare delle cure, per quanto possibile… altrimenti mi sembra davvero solo un pretesto per nutrire il proprio ego e sentirsi importanti per aver detto a un altro aspirante scrittore che “fa schifo”. Mah, diciamo che certe persone è meglio ignorarle e basta, e per fortuna io non ci ho mai avuto a che fare direttamente.

        Sui personaggi: non so, da una parte capisco il tuo punto di vista, dall’altra però credo anche che sia importante provare a spingersi un po’ oltre i propri limiti. Magari anche solo leggermente, giusto per vedere se funziona. Poi ovviamente ognuno fa come crede, e io non mi permetterei mai di fare da maestrina a nessuno (anche perché non sono effettivamente nessuno 😀 ). Però non so, diciamo che secondo me bisogna evitare anche il rischio opposto, ovvero creare personaggi che hanno tutti le stesse caratteristiche. Bisogna riuscire a distinguerli, ecco, anche se magari non sono diversi come il giorno e la notte. 🙂 L’importante, in ogni caso, è che siano credibili.

      2. La maleducazione, sindrome o no, sarebbe da evitare. Capisco che un Asperger arrivi a capire certe cose con un po’ di difficoltà, ma alcuni la prendono proprio come una questione personale: “io sono un superuomo incompreso, chiunque mi chieda di cambiare sbaglia”. Ci sono anche tante persone neurotipiche che si comportano in questo modo, e disapprovo entrambe.
        Con la scrittura ho un atteggiamento molto “di pancia”: ho qualcosa da dire? (Se non ho niente di nuovo da dire, non scrivo.) Quali personaggi mi servono per dire quello che desidero dire? Questi 6, 7 mettiamo. Bene, questi bastano. Ho letto da qualche parte l’idea che ogni scrittore abbia il suo “cast fisso di attori immaginari” che interpretano più o meno ruoli simili di romanzo in romanzo, e sono d’accordo con questa teoria. Il rischio è quello di riscrivere lo stesso romanzo 3, 4, 10 volte. Avevo una gran voglia di scrivere un racconto, ma mi sono arrestata: era troppo simile a uno che ho già scritto! Se voglio davvero scriverlo, devo approfondire lo stesso tema in un modo un po’ diverso, che aggiunga qualcosa alla “big picture” della mia produzione. Se non ci riuscirò, semplicemente, non lo scriverò. Non scrivere è una buona opzione in tanti casi. Immagino che sperimentare e fare esercizio siano buone abitudini, però preferisco praticarle solo quando a monte c’è un’esigenza di espressione totalmente nuova. Sennò così, solo per “diventare più bravi”… sarò una capra, ma preferisco lavorare il fimo 😛

  3. In materia sono completamente ignorante, perche´ ignoro. Un amico psicologo, quando gli chiesi delle informazioni per approfondire un mio personaggio, mi disse:
    siamo tutti un po’ autistici, un po’borderline, un po’depressi… non esiste la normalita`, ma solo un equilibrio di tanti fattori.

    Le etichette servono solo a dividere le persone e personalmente non le amo, come non amo i generi letterari… un libro e` bello a prescindere se e` un giallo o un fantasy 😛

    Per i personaggi, basta solo tanta osservazione. Anch’io osservo e faccio tante domande, anche al costo di passare per insensibile. Voglio sapere cosa pensano o provano, quando le persone che conosco vengono poste di fronte a dei traumi: emotivi, personali, fisici. Sono informazioni che mi servono, e che probabilmente non affrontero` mai in prima persona… sono sociopatica? Chi lo sa!?

    1. Avevo sentito un concetto simile da una conoscente psicoterapeuta: la normalità non ha muri solidi e confini definiti, è una zona di equilibrio tra ogni forma di follia 🙂 nemmeno io amo i generi letterari, anzi ultimamente sto cercando di “rompere le abitudini” e leggere libri che mai e poi mai avrei scelto quattro o cinque anni fa.
      Più che sociopatica, mi sembri esattamente l’opposto 😛 è un po’ difficile da spiegare. Mi è stato detto che ho una grande capacità di leggere le motivazioni altrui, ma quando si tratta di sentire quello che sentono gli altri… c’è un grosso muro invisibile.

      1. In che senso esattamente l’opposto? Nel mio caso ad esempio trovo più semplice sentire gli altri che me stessa, penso sia normale avere dei blocchi. In fondo non siamo automi, è questo il bello!
        Questa tua particolarità, falla diventare un punto di forza dei tuoi scritti e non un punto debole! 🙂

  4. Mi piacerebbe saperne un po’ di più sull’Asperger, se hai voglia di raccontarmi un po’ di che tipo di disturbo si tratti. Anche in privato, se vuoi. L’indirizzo email è sul mio blog.
    Tutto ciò che io so al riguardo è mutuato dalla letteratura e dai film. Rain Man è stato un cult ma, pur essendo appassionata di psicologia, ne so pochissimo.

    P.S. Se hai tempo e voglia dai un’occhiata ai miei Boomstick Award 😉

    1. Che informazioni ti interessano in particolare 🙂 ? Purtroppo posso parlare solo per me stessa, ogni Asperger è diverso. (Ho anche trovato molto interessanti le interviste a Tony Attwood su youtube.)

      Grazie della nomina 😀

  5. Per fortuna sono cresciuta un po’ prima di quest’ansia da etichetta che adesso colpisce un po’ tutti. Ho capito da me di avere una forte dislessia, con tutta una serie di “cose” associate (e sì, cari genitori, scrivo e insegno italiano, non mordo e non sono contagiosa). Fossi ora in età scolare chissà quante altre etichette mi avrebbero affibbiato! Come dici tu, ognuno è speciale a modo suo e, entro certi limiti, l’eccessiva categorizzazione non so quanto bene faccia
    Come prof trovo che sull’Asperger ci sia un po’ di confusione normativa/diagnostica (adesso per l’asperger, anche in associazione ad altri problemi, ma non deficit intellettivo, non sono previste risorse aggiuntive in termini di tempo e personale, cose che un ragazzino con, magari, mutismo selettivo, necessiterebbe). Non ho mai avuto alunni con questa diagnosi.
    Se mi capitasse posso chiederti lumi?

    1. La mania di catalogare tutto nei minimi dettagli spinge le persone a sentirsi immutabili o, ancora peggio, malate per sempre, e le allontana dal contatto vero con la vita, che è perpetuo cambiamento. Mia madre è maestra delle elementari, le sono già capitati bambini Asperger e con particolarità o deficit di altro tipo. Spesso i genitori sono metà del problema: elaborano male i problemi del figlio (li trattano come pazienti psichiatrici o, al contrario, ignorano del tutto le loro particolarità) e impediscono ai bambini di migliorare o sentirsi “a posto”. Purtroppo c’è ancora tanta confusione sull’Asperger: solo perchè un bambino ha intelligenza razionale normale o anche sopra la media, non vuol dire che non abbia problemi di altro tipo (un alunno Asperger di mia madre, il giorno di S. Valentino, si è messo a piangere perchè “non posso scrivere il biglietto di S.Valentino, io non voglio bene a nessuno!”)

  6. Gli sterotipi e luoghi comuni sugli Asperger mi sembrano un caso particolare della regola più generale: se vuoi fare soldi parlando di inventori, scienziati o letterati – con un film, un libro, un’audiocassetta, un messaggio nella bottiglia – devi renderli “pazzi”, devi appioppare loro un micidiale peso che li renda dei disagiati sociali, dei clienti fissi del presidio psichiatrico più vicino.

    Credo che il motivo sia quello di tutelare l’autostima del pubblico: “Vero, ragazzi, voi siete un’enorme massa di endemica mediocrità, però occhio, guardate cosa succede a chi non è mediocre!” E questo li preserva dalla più tragica delle prese di coscienza, che è appunto quella della propria mediocrità: alla fine la mediocrità non è poi così tremenda, se si considera che il filosofo X poteva scrivere “Quarant’anni vergine” e l’inventore Y sembra un dizionario di tic nervosi.

    Tutto ciò non si manifesta in altri ambiti. Ho molta saggistica sul programma spaziale sovietico (mi serve per il libro che sto scrivendo): è tutta saggistica che non potrebbe vendere bene, quindi non perde tempo a cullare il pubblico nei suoi pregiudizi. Gli ingegneri del programma spaziale – progettisti quanto meno leggendari – non vengono mai inseriti in caselle di quel genere. Qualcuno è simpatico, qualcuno no; c’è chi ha il caratteraccio, chi ha una buona parola per tutti; c’è il chief designer iroso e autoritario, c’è il progettista che incassa le sfuriate. Perone come se ne trova in ogni ufficio, solo che queste progettavano astronavi. 😀

    PS Perché ti sei rivolta a uno specialista? (Se posso chiedere. Se sono indiscreto, mi scuso. E fai come se non l’avessi chiesto 🙂 )

    1. Genio e follia: la coppia di concetti romantici più abusata di sempre. Nella realtà siamo tutti “persone qualsiasi” o “pazzi furiosi”, dipende a quale categoria ci votiamo.
      ““Vero, ragazzi, voi siete un’enorme massa di endemica mediocrità, però occhio, guardate cosa succede a chi non è mediocre!” E questo li preserva dalla più tragica delle prese di coscienza, che è appunto quella della propria mediocrità: alla fine la mediocrità non è poi così tremenda.” Molto interessante.

      Avevo il dubbio di essere Asperger da anni; dopo un periodo particolarmente difficile, ho deciso di togliermi lo sfizio e, magari, avere più informazioni per capire gli errori del passato e non ripeterli 🙂

  7. Le altre conversazioni in risposta al tuo post, hanno reso superfluo ogni mio ulteriore commento in relazione all’essere o meno “normali”. Sì, ok potrei andare sull’etimologia della parola normale e sulla filosofia; non è da me e non credo di potermelo permettere… Ognuno c’ha le sue e come hai detto tu, sinché non ci sono dei problemi funzionali o lacune belle gravi nel comportamento, bah, va bene.
    Per i personaggi che userai, metti anche un bell’egocentrico che crede di essere così buono da non esserlo! 😀 Mi sentirei rappresentato.
    ^_^

    1. Diciamo così, le lacune ci sono, ma sembro una persona perfettamente normale quindi almeno non do fastidio a nessuno (tranne che a me stessa) 😀
      Sei sulla strada giusta per assomigliare al mio antagonista, complimenti!

      1. PS.: stavo già pensando alla sfida finale, con tanto di duello sullo sperone di roccia… troppi cartoni animati (ma anche troppo Tolkien)!

  8. Bell’articolo, complimenti. Anche io avrei voluto fare un articolo su questi argomenti… forse in futuro. Ho il terrore di apparire come quelle persone che vogliono seguire la moda di essere Aspie. Non sapevo che fosse così ampiamente usato come scusa, per esempio tra gli scrittori… io ho fatto diversi test auto diagnostici in cui risultavo altamente Aspie, ma ovviamente non la considero un sostituto alla diagnosi professionale ma trovo nell’universo dell’autismo una risposta a tutto ciò che mi ha fatto sentire e mi fa sentire inadeguata, così come è accaduto con la dislessia. Comunque, non ho capito se quello che dicevi su Lisbeth fosse ironia o dicevi sul serio… ciao

    1. La paura c’è stata anche da parte mia: “adesso mi considereranno solo un’etichetta che cammina”. Poi ho pensato che chi vuole ridurmi a un agglomerato di categorie lo farà, non potrò farci niente, ma da parte mia mi impegnerò, come ho fatto finora, a comportarmi da persona civile e “pensante”. Su Lisbeth dicevo sul serio 🙂

      1. Fai bene. E devo decidermi anche io a pensarla così. In fondo ho sempre fatto quello che volevo, alla fine, ma l’insicurezza mi rende molto lenta nel proseguire >.<
        Comunque buona giornata 🙂

  9. scrivo una risposta-tampone, che se prendo a rispondere a ogni punto faccio notte (e poi il limite di caratteri me lo impedisce)

    E così tu “soffri” di sheldonite, cioè di autismo? Beh sai una cosa, mi sei stata simpatica fin dall’inizio e forse è proprio per questo 🙂

    Lascia perdere le etichette e pensa ad essere te stessa.

    woomode /off

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