Video: Yaoi! Luci e ombre di una sessualità postmoderna

Sancisco la deriva pornografica di questo blog con un video dedicato allo yaoi, o BL, un genere di manga/anime creato da donne, per donne, che consiste in interazioni sentimentali e/o erotiche tra personaggi di sesso maschile.

Ma ti droghi? Che argomento è?

Capisco la perplessità ragazzi. Vado a scavare nei bassifondi più bistrattati della narrativa per tirarne fuori qualcosa di interessante sul nostro mondo. (Mi sono lasciata andare qua e là al linguaggio scurrile, e alle mie orecchie, col senno di poi…stroppia.  Spero comunque che nessuna educanda rimanga traumatizzata, e che prestiate attenzione al contenuto piuttosto che a qualche sbavatura di forma.)
Buona visione 332715

P.S. Questa sera sperimenterò senza vergogna sulla grafica del blog, quindi non spaventatevi se le colonne laterali sembreranno dotate di vita propria!

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7 pensieri su “Video: Yaoi! Luci e ombre di una sessualità postmoderna

  1. Dipende dal caso forse, ci sono casi in cui una persona la oggettifichi e quindi é solo desiderio sessuale o la idealizzi e basta quindi é amore platonico, ovvviamente ci sono anche tutti i casi nel mezzo.

  2. Questa volta mi hai lasciata senza parole, in particolare con l’amplesso tra le due torri…Scherzi a parte, credo che le donne tendano a idealizzare l’uomo, ma anche a renderlo oggetto nel loro tentativo di cambiarlo. Non è un classico? “Lui è chiuso/cinico/apatico, ma riuscirò a farlo diventare comunicativo/fiducioso/intraprendente.” Nelle ere geologiche, forse. Però, al di là dell’impossibilità di cambiare le persone, se non nutrendo la loro crescita senza motivazioni personali, non è giusto. Dove non rispetti la persona, lì la rendi oggetto, e credo che le donne questo lo facciano, spesso con il complesso della crocerossina. Nel mio caso, lo chiamavo il “complesso dello scrigno chiuso”, che dopo numerosi tentativi di scassinamento si rivelava spesso – ahimé – vuoto. (Della serie: come farsi detestare da tutti gli uomini in circolazione.) 😉

    1. Purtroppo internet è un posto orribile 😀
      Sono del tutto d’accordo con te. Ogni tentativo di vedere una persona diversa da quella che è, o di cambiarla, per appagare sè stessi, in fondo è un tentativo di oggettificazione, anche quando viene fatta “per il suo bene” (orrenda espressione!)

  3. Ciao!
    Ho scoperto te e il tuo blog per puro caso, lo ammetto. Stavo cercando qui su wp dei blog che parlassero di italiani in Giappone ed ho beccato il tuo video su quanto è davvero sicura Tokyo. Mi piace un sacco il modo in cui ti esprimi e ti muovi, i tuoi ragionamenti sono anche molto facili da seguire!
    Per quanto riguarda lo yaoi, personalmente, lo trovo molto più riposante da leggere rispetto ad uno shojo.
    Nello yaoi abbiamo la figura dell’uke in cui, come anche tu dici, è più facile vedere una donna (rispetto a certi seme intendo).
    Nello shojo abbiamo invece spesso e volentieri una figura femminile che forse è troppo… delicata? Debole? Per i nostri standard occidentali.
    L’uke invece nasce uomo, quindi non è facile (però capita, è vero) che sia trattato nello stesso modo in cui viene trattata la donna negli shojo. Certe scene negli shojo, certe volte, mi fanno salire una rabbia incredibile perché si riesce a leggere quanto debole passi la donna, o quanto priva di forza di volontà. L’uke no, non sempre. L’uke è idealmente la figura che si avvicina di più al nostro ideale di donna occidentale.
    Ok, ho scritto troppe parole davvero e non credo neanche di essermi spiegato convenientemente ma fatto sta che… ci ho provato!
    Posso farti una domanda di natura un po’ diversa? Cioè, tu attualmente sei lì in Giappone o ho capito male io?

    1. Ciao, grazie dei compimenti e benvenuto 🙂
      L’uke come donna occidentale. Questa idea mi girava in testa da un bel po’, sai? Non ho mai letto con piacere uno shojo che non contenesse almeno qualche sfumatura shonen ai. Anche quando ero piccola non riuscivo a immedesimarmi nei personaggi femminili, troppo deboli, troppo piagnucolosi (e le donne con un po’ più carattere sono eccezioni, e spesso antagonisti). Al contrario gli standard di “uomo” secondo i manga per ragazzi sono un po’ più femminei di quelli occidentali.
      No, sono tornata in Italia da un pezzo 🙂 dopo 3 mesi è scaduto il visto turistico e sono tornata per completare la triennale. In genere chi vuole vivere in Giappone prende il visto turistico e in quei 3 mesi cerca lavoro lì – se il tempo non gli basta, fa un saltino in Corea e poi torna in Giappone (un trucchetto usato da molti per prolungare il soggiorno). Gli italiani lavorano soprattutto nella ristorazione. Un mio conoscente ha avuto culo (è stato “scoperto” per strada) e adesso lavora come modello!

      1. Esatto! La pensiamo allo stesso modo, mi pare.
        Grazie mille per le info, sto cercando di organizzarmi le idee per fare un bel salto laggiù.
        Certo che è stato proprip fortunato!

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