Antagonisti che amo e odio, tra impurità e malvagità

picsg3769Nello scorso articolo abbiamo detto:

Certi animali, cose o persone vengono giudicati con antipatia o sospetto, anche se non sono pericolosi, perché con il proprio aspetto o comportamento incarnano valori opposti a quelli della società che li circonda, cioè sono considerati impuri. Il concetto di impurità può essere usato, in storie che non presentano un vero e proprio nemico, per creare un conflitto convincente.

Le domande di oggi:

  • Perché, ad un certo punto, l’impurità viene accostata alla malvagità?
  • Come combinare impurità e malvagità per creare un antagonista convincente, pericoloso ma anche umano?

Come avviene il passaggio da impuro a cattivo?

Con il passare del tempo, la cultura e la psicologia umana si evolvono. Nasce l’etica, la capacità di dirimere i conflitti in base al giusto e lo sbagliato, invece che con la legge del più forte.

Questo passaggio culturale viene narrato in maniera splendida da Eschilo nell’Orestea: il ciclo di vendette familiari si interrompe davanti al tribunale di Atene(/Atena), e le Erinni (i sensi di colpa, di stigma sociale che perseguitano un omicida) dopo quello che viene narrato come il primo processo nella storia dell’umanità, diventano Eumenidi, divinità benefiche protettrici della città.

Questo ha però un risvolto: il concetto di impurità si salda con quello di cattiveria (cioè nasce il pregiudizio).

Se qualcuno è incompatibile con la nostra società, e quindi è pericoloso per noi, allora è cattivo. Noi siamo buoni. La nostra società è giusta. Chiunque la metta in crisi è cattivo. E’ colpa sua.

Gli ingredienti di un antagonista

Ogni antagonista presenta in quantità molto variabile questi due ingredienti fondamentali, l’impurità e la cattiveria.

  • All’estremo dell’impurità troviamo gli antagonisti per caso: le circostanze li portano allo scontro con il protagonista, ma il lettore non percepisce una chiara divisione tra bene e male.
  • All’estremo della cattiveria troviamo i p**** di m****, che vorremmo tanto prendere a vangate in faccia.
  • Nel mezzo c’è una grande varietà di sfumature intermedie: personaggi che compiono azioni sbagliate ma mantengono la propria umanità.

Gli antagonisti che NON mi piacciono

In precedenza ho detto che un eroe ben fatto deve risultare affascinante, simpatico, insomma deve permettere al lettore di immedesimarsi. Secondo questa logica, l’antagonista deve rappresentare valori opposti, e quindi suscitare la disapprovazione o l’antipatia del lettore.

  • So che esistono molte storie con protagonisti antipatici, noiosi, stupidi, fatti apposta per essere derisi, e antagonisti supercool che fanno scatenare il pubblico.
    Trovo questa moda molto stupida, lo ammetto. Ho un forte senso etico. Non parteggio mai per qualcuno che disapprovo, e penso che accostare la bontà alla stupidità, la banalità ecc. sia superficiale e piuttosto degenere.

Allo stesso modo, ho già detto che non mi piacciono i personaggi bidimensionali. Mi sento presa per i fondelli dagli antagonisti che:

  • suscitano solo odio o rabbia: la natura umana non è così semplice. Pensare che i nostri avversari siano mostri insopportabili fa comodo a certi lettori che amano sentirsi santi, ma non a me.
  • mi fanno venir voglia di invitarli a cena e ascoltare la loro triste storia: ancora una volta, la natura umana è ben più complicata di questo qualunquismo buonista che, stando a quanto ho visto finora, scappa di mano soprattutto alle autrici (o no?)

Gli antagonisti che mi piacciono

Quelli con cui posso empatizzare, di cui posso capire i processi emotivi, per cui posso anche provare pietà, o che mi stupiscono ogni tanto con una azione degna di stima. Però, al momento di tirare le somme, voglio comunque disapprovarli e concludere che ho fatto bene a tifare per i protagonisti.

Sono certa che là fuori esistono tante buone storie con antagonisti che monopolizzano del tutto la stima del lettore, ma penso che la maggior parte delle volte questo sia fatto in modo superficiale, per fare i trasgressivi, o per stimolare il nostro spirito da crocerossini.

Inoltre, sono convinta che certe cose siano più cattive di altre, che certe persone siano più cattive di altre. Certo se ne può parlare, si possono avere opinioni diverse, ci sono molte zone di grigio e mi piacerebbe davvero leggere una storia dove fino alla fine non sai per chi empatizzare di più. Ma non si può fare di tutta l’erba un fascio perché “in fondo tutti hanno le loro ragioni”. Tra qualunquismo e profondità c’è una linea sottile, ma decisiva. Il Male esiste, la gente sbaglia, è un problema, e va affrontato.

Anche perché se non scriviamo di questo, di che cavolo dobbiamo scrivere?

Annunci

24 pensieri su “Antagonisti che amo e odio, tra impurità e malvagità

  1. Beh, devo dire che mi trovo abbastanza d’accordo con te. Io comunque penso che il lettore non si debba trovare a stare dalla parte dell’antagonista, ma quest’ultimo debba anche avere qualcosa in se di diverso dalla cattiveria. Nessuno, penso, è assolutamente cattivo, come nessuno è solo buono.

  2. Certo che scriviamo di questo! E proprio per questo motivo a volte mi trovo in difficoltà con i miei antagonisti. Perché li capisco, ma mi fanno orrore ugualmente e il fatto di capirli fa sentire un po’ impura anche me.
    PS: povero gatto!

  3. “(…) penso che accostare la bontà alla stupidità, la banalità ecc. sia superficiale e piuttosto degenere.”

    Questo punto mi preme particolarmente! Troppo spesso il buono è considerato uno “sfigato”, perché non fa il proprio interesse o altri motivi. In merito a questo mi piaceva una storia che era stata narrata da uno dei personaggi di Fruit Basket..

  4. Io ho la brutta tendenza a rendere i miei antagonisti troppo buoni, però … spero col tempo di migliorare. I tuoi post mi sono molto utili, sono davvero interessanti!

  5. Dopo aver pubblicato il mio articolo sui tre livelli di rivalità, ho ricevuto la mail di un ragazzo che mi chiedeva come umanizzare il proprio antagonista. Io gli ho risposto di dargli una motivazione, perché secondo me è questo a conferire profondità a un personaggio. L’antagonista deve avere un obiettivo, che può coincidere con quello del protagonista (ad esempio una donna o una promozione aziendale) o essere opposto, ma deve essere compreso e parzialmente condiviso. Dico parzialmente perché il nostro scopo è far sì che il lettore parteggi per il protagonista. 😉

  6. La questione del buono e cattivo è molto soggetta anche a punti di vista, se vogliamo essere pignoli. Concordo con te su tutto, soprattutto sul fatto che i personaggi non esistono bianchi o neri ma amo esplorare le loro sfumature, più o meno oscure o luminose, a seconda dei casi. Le storie con i personaggi piatti le odio… Ottimo è un anime in cui alla fine non saprai più per chi tifare: ti chiederai chi è il vero buono e cattivo? Si chiama Shinsekai Yori e te lo consiglio; trovi una recensione nel nostro blog 🙂 E anche il film Bed Time è interessante essendo l’antagonista il protagonista; alla fine per chi tiferai? Voglio dire, questi sono solo due esempi che mi sono saltati in mente ora ma in realtà il discorso è molto più vasto.

    1. Quella del punto di vista mi era venuta in mente, ma alla fine non l’ho scritta perchè…boh!
      Dai, perfetto, mi segno questi due titoli. Mi piacciono un sacco le sfumature che sono perfettamente coerenti con la caratterizzazione ma arrivano come un calcio nei denti (un antagonista che fa qualcosa di splendido o un protagonista che fa una cazzata gigantesca)…e mi ricordo in quel momento che sono persone, non marionette in un gioco di ruoli.

  7. L’antagonista è assolutamente fondamentale, hai ragione!
    Più grande anzi grandioso è il cattivo più il buono potrà essere grande. Cosa sarebbe la prima trilogia di Guerre stellari, senza Darth Vader (o Lord Fener che traduzione si voglia)?

    😀

      1. Cosi citano le biografiche storie su internet… Sicché ripescò tutti i suoi appunti sulla enna-logia Guerrestellesca e… il resto lo sappiamo.
        Solo che non aveva Alec Guinnes, David Prowse e Peter Cushing nel cast (che gli cassavano tutti i dialoghi) e hai detto niente.

  8. È difficile mostrare la parte “umana” di una personaggio malvagio e “comune”. È possibile fare un’eccezione se per esempio si tratta di un artista: Caravaggio uccide? Sì, però è un grande artista, e nessuno ci bada troppo. Leonardo era sul libro paga dei Borgia? D’accordo, però era Leonardo!
    Se invece si ha a che fare col panettiere, l’idraulico, o il geometra, e dimostrano ferocia, allora calcare la mano, renderli completamente malvagi per rassicurare il lettore, è quasi un dovere. Perché se ci si discosta da questa linea d’azione, si viene accusati di simpatia nei loro confronti.

    1. E’ vero che figure “normali” come il panettiere o l’idraulico sono in genere ricoperte di una patina pietista che ci spinge a catalogarle come “brava persona comune”, e quindi renderle un antagonista comporta un lavoro più sottile di scardinamento di questo luogo comune.
      Forse una buona strada potrebbe essere proprio scardinare la loro “normalità”, per esempio dando loro una personalità straordinaria, magari seminascosta ai più, con pregi e difetti fuori dal comune.
      Come molti altri problemi di scrittura, anche questo può essere risolto solo considerando caso per caso e lavorando di cesello. In genere comunque direi che, se lo scrittore non si fa guidare dai luoghi comuni, si vede poi in quello che scrive; e che non bisogna dimenticare il potere e quindi la responsabilità del lettore. Leggere è sempre ricreare, e di questa ri-creazione l’autore originario non ha molto merito nè colpa.

  9. Ho gusti molto simili ai tuoi per quanto riguarda gli antagonisti. La tridimensionalità è necessaria, e qualche momento di stima o attrazione può aggiungere sapore, ma non mi interessa dipingere un’umanità in cui tutto può essere giusto perché tutto ha le sue ragioni. Mi piace che il Male sia Male e il Bene sia Bene, con tutte le sfumature del caso, e detesto vedere ridotti a ingenuità e ridicolizzati certi sentimenti “banali”, in nome di un relativismo che sfuma nel cinismo e pare debba essere un must dell’uomo moderno.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...