Creare il conflitto: da dove nasce il concetto di Male?

Non tutte le storie hanno bisogno di un nemico preciso, ma tutte hanno bisogno di un conflitto. Che sia un personaggio, una forza della natura, un dio o la società, abbiamo bisogno di creare una forza antagonistica che metta seriamente in pericolo la missione della storia. Per riuscirci, dobbiamo scavarci dentro. Chiederci che cos’è il Male secondo noi, secondo il mondo in cui viviamo, quali sono i rischi maggiori che corriamo tutti – e perchè. Insomma, domande toste. Anche in questo caso l’antropologia può aiutarci. Oggi, con i suoi strumenti, ci chiediamo:

    • da dove nasce il concetto di Male? Come arriva un gruppo di persone a considerare qualcuno o qualcosa cattivo? (Anche a prescindere, senza prove, senza crimini o offese di alcun tipo?)

Ecco, in sintesi, quello che ho studiato sull’origine del Male dal punto di vista antropologico. (Sono tutti processi collettivi e più o meno inconsci.)

Il rapporto tra uomo e ambiente

L’essere umano si distingue dagli altri animali per tante cose, tra cui la capacità di apprendimento. Noi esseri umani conosciamo il mondo che ci circonda perchè suddividiamo tutto in categorie. Non ce ne accorgiamo, ma la nostra testa è fatta di tanti piccoli cassettini che distinguono, associano e danno un senso a tutto quello che ci circonda. Esempi stupidi:

Tutte le creature a sangue freddo dotate di branchie, pinne, che vivono in acqua sono pesci. Tutte le creature che volano e sono dotate di piume sono uccelli. Un essere umano è bipede, quasi glabro, ha due braccia, parla ecc.

…e via così. Ma questo fantastico sistema per interagire con l’ambiente, molto più elastico del semplice istinto, che ci ha permesso di colonizzare il pianeta, ha un difetto. Ogni tanto c’è qualcosa che mette in crisi queste categorie. Per esempio:

Il pipistrello vola, ma non ha le piume. Il rospo è un animale acquatico, ma anche terrestre. Un cadavere cos’è, una persona o una cosa? E una donna, perchè perde sangue pur essendo viva e in salute?

Il concetto di impurità

Pensate alla chimera: è un mostro mitologico composto da più animali assemblati in modo sgraziato, disarmonico. Nasce il concetto di impurità. Questa ed altre bestie immaginarie rappresentano una paura ancestrale dell’uomo, più antica dell’etica e della filosofia: la paura del caos. Della mancanza di ordine. Di vivere in un mondo incomprensibile, bestiale, in cui l’apprendimento, e quindi tutte le nostre armi speciali di esseri umani, cessano di funzionare, e rimaniamo quello che in fondo siamo sempre stati: bestie nude, senza istinti, senza peli o artigli, indifesi davanti a tutto, senza possibilità di sopravvivere.

Eppure bisogna sopravvivere. Abbiamo bisogno dell’apprendimento. Anche se, per quanto perfezioniamo le nostre categorie di pensiero, ci sarà sempre, sempre qualcosa di sconosciuto che le mette in crisi. Quindi che fare?

Spingiamo in un angolo quello che ci mette in crisi. Nel peggiore dei casi, lo ostracizziamo. Lo escludiamo dalla nostra comunità, dalle nostre abitudini. Gli neghiamo spazio e considerazione, perchè dobbiamo sopravvivere e quella cosa, quell’animale o quella persona è nemico della nostra mente, e quindi della nostra sopravvivenza.

Esempi di cose impure

Luoghi abbandonati: case abbandonate, luna park abbandonati, e altri luoghi pubblici come scuole e supermercati in assenza dell’uomo, per esempio di notte. Se è un luogo costruito dall’uomo, perchè è disabitato?
Luoghi di impurità per eccellenza: il cimitero o lo scenario di un omicidio. Se è un luogo costruito dall’uomo, perchè è pieno di morte?
Oggetti simili all’uomo: bambole, manichini, robot, statue di cera. Ne abbiamo già parlato: più sono simili all’uomo, peggio è.

Esempi di animali impuri

Tutti quelli che è difficile distinguere o che hanno abitudini sospette. Per esempio i rapaci notturni (se è un uccello perchè caccia di notte?) oppure quegli strani animali come l’ornitorinco o l’armadillo (che razza di bestia è?). Chissà, forse è per questo che i gatti durante il Medioevo sono stati considerati “demoni sotto mentite spoglie” e quindi, povere bestie, massacrati.

Esempi di persone impure

Ce n’è per tutti i gusti.
Le donne, perchè hanno un corpo “aperto” a causa del ciclo e del parto, e quindi sono meno integre.
I malati, perchè sono più vicini alla morte e possono diffonderla.
Chi ha difetti fisici, perchè ha un aspetto meno umano.
Chi ha difetti mentali, per lo stesso motivo.
Chi appartiene a un’altra etnia o a una minoranza di qualche tipo.

E chi più ne ha più ne metta.

Conclusione

Molte cose o persone possono provocare sospetto o antipatia, anche senza aver fatto niente di male, semplicemente perchè, per aspetto o comportamento, rimandano a ciò che minaccia la compattezza e la sopravvivenza della comunità (alla morte, al pericolo, al caos) in modo metaforico o reale.

Per citare il mio elaborato di laurea, “il mostro è pura cultura“. E’ il guanto rivoltato dei valori e delle regole della comunità che l’ha prodotto.

Consiglio: osserva i valori più importanti della società in cui hai ambientato la tua storia, e poi mettili in pericolo nel modo più radicale, e nei minimi dettagli. Il conflitto scoppierà come per magia, ed il pregiudizio farà il resto. I vostri personaggi cominceranno a litigare, picchiarsi e rinfacciarsi di tutto, come se niente fosse.

E’ una società/un gruppo di personaggi che valuta la giovinezza e il dinamismo? Il conflitto verrà da qualcosa di vecchio e di stolido.
E’ una società/un gruppo di personaggi di campagna, che valutano i ritmi lenti e il contatto con la natura? Il conflitto verrà dalla città, dal progresso, dalla tecnologia. (Uhm, Isengard?)
E’ una società/un gruppo di personaggi che valuta la purezza razziale? Il conflitto verrà dal contatto un’altra etnia. Ops, questa è già storia.

Il discorso si complica se a mettere in crisi un mondo intero è una singola persona. Magari di proposito. Ovvero un personaggio che indossa l’archetipo ombra.  Ma ne parleremo nei prossimi post.

Annunci

13 pensieri su “Creare il conflitto: da dove nasce il concetto di Male?

  1. Non sono d’accordo su alcune domande che poni, come per esempio “se è un uccello perchè caccia di notte?”. Ci sono tanti animali notturni, ma non per questo sono impuri.
    Sono d’accordo sul raqpportare il male/conflitto al contesto storico-geografico in cui ambientare la storia. Difficile, però, se si tratta di un mondo immaginario. Per creare il male, stando a quanto scrivi, dobbiamo prima creare una serie di valori e costumi della società, cosa che va fatta per migliorare l’ambientazione.

    1. Mi sono resa conto durante la stesura del post che alcune di queste domande risultavano un po’ semplicistiche e poco comprensibili, senza spiegare accuratamente caso per caso. Non ci sono regole definitive per determinare se qualcosa è impuro, solo linee guida: è tutta una questione di percezione. Presso i popoli arabi è impuro il maiale, per noi no (o comunque molto meno) – ogni contesto va analizzato a parte. Comunque, se la nonna di una mia amica se la prende con la civetta che sta davanti al suo balcone, dice che porta sfortuna e preannuncia morte, è per questi motivi (anche se lei non lo sa) 😛
      Pensa che questo meccanismo io lo uso principalmente per le ambientazioni fantastiche! Non penso che ci sia bisogno di creare a tavolino dei valori, se l’ambientazione è già ben costruita basta “dedurli” da come è fatto l’ambiente, da come funziona la società, dalle idee preconcette dei personaggi ecc.

  2. E cosa succede quando l’antagonista è il microcosmo stesso in cui il personaggio è nato e cresciuto? è lui a mettere in pericolo certi (dis)valori, perché essi rappresentano un tipo di realtà a cui non vuole adeguarsi? Si può dire, per certi versi, che rifiuti la formazione e l’apprendimento che il sistema sociale cercano di imporgli, per trovare nuove modalità espressive.

  3. Proprio l’altro giorno ragionavo sullo scavarci dentro alla ricerca del male… Brrr… A volte escono cose terribili da dentro di me e la cosa un po’ mi inquieta. Il problema è che il male a volte nelle mie storie non prende la forma del mostro, ma della normalità che più normale non ce n’è…

    1. Se escono fuori cose terribili direi proprio che sei sulla strada giusta! Il problema è quando NON esce niente di veramente grave. Credo che il male sotto forma della normalità più ordinaria sia una forma molto lucida e onesta di presentare la mostruosità.

  4. Leggendo i tuoi articoli apprezzo molto l’approfondimento, che va sempre a gettare luce su un’area per me rimasta inesplorata. Mi ispira molto la tua proposta per creare conflitto – un conflitto di alto livello, perché nasce dalle basi stesse della società/gruppo anziché da eventi accessori. Andrò a ficcare il naso in quella direzione. 🙂

    1. Grazie davvero 🙂 E’ difficile sintetizzare così tante sfumature in un solo articolo, ma ci provo. Purtroppo non so consigliarti libri apposta su questo argomento :/ però penso che su academia.edu si possano trovare degli articoli su puro/impuro e su sacro/profano.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...