Il Mutaforma, per scrivere l’ambiguità della vita

treebeard
“Come with me, mortal man! Love me and live forever.” –Mermaid’s Croon. Quadro: “Ila e le Ninfe”, Waterhouse.

Continuiamo a scendere la china della complessità, con il mio archetipo preferito in assoluto: il mutaforma (o shapeshifter).

Il mutaforma è un mistero. I suoi obiettivi, le sue motivazioni, o le sue origini sono sconosciuti. Oppure la sua moralità è dubbia. Insomma, c’è sempre qualcosa di fondamentale che rimane poco chiaro nel mutaforma e rende la sua vera identità inafferrabile.

Perché usarlo? E’ un archetipo seducente, in ogni senso del termine, che aggiunge mistero e suspense alla trama.  Inoltre, costringe noi scrittori (e i nostri lettori) a riflettere sulla fondamentale ambiguità della vita che, a mio parere, è il cuore della buona narrativa.

(Per chi gradisce la classica, consiglio l’ascolto della Danza Araba di Tchaikovskij).

Il mutaforma è ambiguità

Il mutaforma non è solo qualcuno che non conosciamo bene. E’ qualcuno che non capiamo, che non riusciamo ad inquadrare, le cui azioni ci confondono. Possiamo anche sapere a memoria il suo codice fiscale, eppure non sapere niente di lui/lei. Quando pensiamo di esserci fatti un’idea di chi sia, quello/a fa qualcosa che ci butta di nuovo nella confusione. A me è capitato molte volte di incontrare persone di questo tipo.
Gli archetipi sono maschere, specchi che restituiscono alla vista dei lettori solo una certa gamma delle emozioni del protagonista. In questo caso è ancora più vero: il mutaforma è la stessa nuvola narcotica di fumo che lo avvolge.

Come reagire al mutaforma?

…voi come reagite davanti a qualcosa di incomprensibile?

  • Alcuni si irritano o infuriano (è un modo per esprimere la frustrazione), li considerano subito nemici e li combattono, senza sapere con chi hanno a che fare. Quelli che cercano di evitarli non avranno vita facile: l’ignoto li assedierà e prima o poi se li mangerà vivi. In questo caso il mutaforma può diventare un vero e proprio antagonista (o, per meglio dire, può sfumare nei contorni più neri dell‘archetipo ombra – ne parleremo nei prossimi post).
  • Altri vengono sedotti senza speranza e, volenti o nolenti, metteranno i piedi nel buio pur di seguire il canto misterioso del mutaforma, che promette conoscenza, aiuto, potere, avventura, amore – e rischiano, ovviamente, di farsi molto male.

Il mutaforma nella narrativa fantastica

Scopriamo le carte? Scopriamo le carte. Mi trovo così bene nella narrativa fantastica forse perché è lì che prolifera il mutaforma con più facilità. Entrambi i racconti che potete trovare su questo blog pongono al centro questo archetipo.

  • Hamelin, così come l’ho raccontata, sembra lo stato libero dei mutaforma. Tutti i topi lo sono, e anche quello strano personaggio che ho deciso di chiamare Anno Vecchio /Anno Nuovo. Di contro, gli abitanti del paese sono ghiacciati in una fissità altrettanto inquietante.
  • Corinna in Sirena è, ovviamente, un mutaforma. Come le sue cugine mediterranee è nordiche è mezza donna e mezza animale, mezza desiderio e mezza distruzione. Non è un caso che molte creature tipiche della letteratura gotica o horror, come vampiri, licantropi, o anche il Dr. Jekyll/Mr. Hyde, appartengano a questo archetipo. Contengono una specie di doppia anima che emerge senza preavviso (nonostante loro, magari) e li fa diventare bestie, di nome e di fatto.

Il mutaforma nella narrativa realistica

Gli amanti sono i personaggi più gettonati per ospitare la maschera del mutaforma, perchè…beh, l’amore e il desiderio ci rendono stupidi. Vogler dice che questo archetipo è basato su quelli junghiani di animus e di anima.

Secondo questa teoria, ognuno di noi ha tratti caratteriali sia maschili che femminili, e in società deve trattenere o camuffare quelli che non corrispondono al proprio genere. Così teniamo “compresse” dentro di noi queste energie androgine finchè non incontriamo una persona del sesso opposto su cui proiettare il nostro lato femminile o maschile, per essere così completi. L’ambiguità sorge dal fatto che quella, in realtà, è una persona in carne ed ossa, che per forza diverge dalla femminilità (o mascolinità) idealizzata che vediamo in lui/lei – ma il potere del nostro animus o della nostra anima è tale, che non riusciamo a distinguere bene tra realtà e idea.

Cosa pensate di questa teoria?

Che fine fa il mutaforma?

Questi personaggi possono avere i destini più disparati.

  • Alcuni volevano confondere o ingannare il nostro protagonista, e si rivelano come nemici, magari con un subitaneo voltafaccia.
  • Altri, con un voltafaccia in senso opposto, diventano alleati e rivelano, magari, di aver agito fino a quel momento per proteggere il protagonista.
  • Altri, infine, muoiono con la stessa ambiguità con cui sono entrati scena, forse colpiti a morte dalla loro stessa incapacità di scegliere una fazione, o traditi da quella che avevano scelto. Da bambina mi aveva molto colpito la bionda del cartone Atlantis che, dopo aver tradito i nostri eroi, subisce lo stesso trattamento dall’antagonista e, con le proprie ultime forze, lo uccide.

Come avete fatto voi?

Dai, dai, tirate fuori i vostri mutaforma, sono sicura che ne avete qualcuno nel cassetto.
Chi sono?
Perchè confondono il vostro protagonista?
Chi sono in realtà?
Che fine fanno e perchè? (Tutto questo se è permesso chiedere spoiler, ovviamente 😉 ).

Come ho fatto io

damui
Come volto di Damui ho preferito usare una silhouette disegnata da me.

Il mio romanzo è una gigantesca giostra di mutaforma (un calci-in-culo, probabilmente…), e il suo giostraio è il più inafferrabile di tutti.
Ve lo presento. Vi dico anche il suo nome, perchè sono sicura che non lo cambierò più. Damui è la forza misteriosa che muove la trama (e si merita quindi di comparire nel titolo). La cosa buffa, è che nel primo capitolo è già morto, eppure dirige la baracca: indossa la maschera del mentore, quella dell’imbroglione (di cui parleremo più avanti), persino quella dell’ombra e, infine, quella dell’eroe.
Ho avuto molti problemi con lui finchè – lo giuro – una notte l’ho sognato, e ci ho parlato. Ho sentito quanto fosse diverso da me, e quanto contrastanti fossero le sensazioni che emanava, di repulsione e fascinazione allo stesso tempo. Insomma, è un mutaforma in piena regola, che si sgretola quando all’ultimo è costretto a svelare il proprio cuore umano.


Leggi gli altri post sugli archetipi:

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14 pensieri su “Il Mutaforma, per scrivere l’ambiguità della vita

  1. Bel post, sai non ho ancora riflettuto su questo aspetto. (oggi la doppia t, dev’essere una tripla…) Sicuramente un personaggio del genere ci sarà nel secondo libro e sarà l’amico fidato del protagonista. Nessuno sospetta che sia lui a vendere al sovrano le informazioni sugli “invisibili”… 😛
    Nel primo libro invece, non mi sembra di aver introdotto dei veri e propri mutaforma, piuttosto persone al limite della sanità mentale. Quello sì.

  2. Non mi pare che ci sia un mutaforma nella storia che sto cercando di scrivere. Forse in “Delitto e castigo”, la figura di Svidrigajlov ricopre questo ruolo? È un essere meschino, però capace di atti di bontà improvvisi, e questo suo ondeggiare tra male e bene, ne fa un mutaforma?

  3. Il mutaforma è uno dei personaggi che trovo particolarmente intriganti nei libri. Perché, come hai scritto tu, riesce a sedurre, a portare tensione e mistero. Se lo si usa bene, può diventare tranquillamente uno dei personaggi più interessanti in un libro.
    Ottimo articolo 😉

  4. Non vale sognare i personaggi! Invidia, invidia… ne avrei di cose da chiedere. 😉
    Non ho mai avuto un mutaforma nelle mie storie, ma è una figura che apprezzo molto nei libri che leggo. Il fascino è innegabile, e le possibilità per l’autore praticamente infinite.

    1. Sì, in effetti è stato un bel momento 🙂 purtroppo non ho avuto modo di chiedergli granchè, ha parlato sempre lui! Vero, un mutaforma lascia molta libertà d’azione allo scrittore, anche per questo mi diverte tanto usarli.

  5. Finalmente sono riuscita a leggere questo post! 🙂
    E sono riuscita anche a capire cosa manchi al “cast” dei miei personaggi. Ne avevo parlato proprio nel post sui progetti. Avevo la sensazione che ci fosse una sorta di buco, che tutto fosse troppo semplici. Ed ora ci vuole un mutaforme…
    Anzi: forse uno già c’è. Ma va potenziato! 🙂

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