Il Guardiano della Soglia, per storie più mature

treebeard
– E…dalla parte di chi stai?
– Dalla parte di nessuno, perchè nessuno è dalla mia parte.

 Questo è uno dei miei archetipi preferiti. Il Guardiano della Soglia contrasta l’eroe, è un vero problema, un vero ostacolo… eppure non è un nemico.
Com’è possibile? Mi metti i bastoni tra le ruote, ma non sei un nemico?
Certo.

Ve lo dico subito. Il Guardiano della Soglia è roba seria. Se vogliamo comprenderlo, dobbiamo maturare come scrittori e come persone.

Cosa guadagniamo ad inserirlo nelle nostre storie? Un approccio più maturo, più complesso e più ragionevole ai problemi del nostro protagonista, e quindi una storia più coinvolgente e più vera.


Per parlarvi del guardiano della soglia, devo parlarvi di Kafka. Più precisamente del suo racconto “Davanti alla legge”.
L’avversario del protagonista è proprio un guardiano senza nome, che gli impedisce di varcare la soglia e “accedere alla legge”. L’uomo cerca di convincere il guardiano con le buone, di rabbonirlo con dei doni, di lamentarsi, ma non ha mai il coraggio di sfidarlo apertamente. Così passa sull’uscio tutta la sua vita. Guardate un po’ come si conclude il racconto:

Prima della morte tutte le nozioni raccolte in quel lungo tempo gli si concentrano nel capo in una domanda che non ha mai posta al guardiano; e gli fa cenno, poiché la rigidità che vince il suo corpo non gli permette più di alzarsi. Il guardiano deve abbassarsi grandemente fino a lui, dato che la differenza delle stature si è modificata a svantaggio dell’uomo. «Che cosa vuoi sapere ancora?» domanda il guardiano, «sei proprio insaziabile.»
«Tutti si sforzano di arrivare alla legge,» dice l’uomo, «e come mai allora nessuno in tanti anni, all’infuori di me, ha chiesto di entrare?»
Il guardiano si accorge che l’uomo è agli estremi e, per raggiungere il suo udito che già si spegne, gli urla: «Nessun altro poteva ottenere di entrare da questa porta, a te solo era riservato l’ingresso. E adesso vado e la chiudo.»

Il guardiano è un dono nascosto

Questo angosciante racconto è un esempio acutissimo del fallito incontro tra un guardiano e un eroe codardo, che ha sprecato la propria vita (e quella del guardiano) per la paura di fare ciò che doveva: lottare, rischiare, cambiare.
Inoltre il finale spiega bene l’utilità e il senso di questo archetipo: egli è un dono, una conquista avviluppata nello strato minaccioso dell’antagonismo e della sfida.
Il guardiano della soglia non vuole mai distruggere l’eroe. La sua forza non è intrinsecamente distruttiva. Non viaggia in direzione ostinata e contraria. Più spesso il nostro eroe inciampa nel suo territorio, turba la sua quiete e lo disturba, e così viene messo alla prova, sfidato, spinto a dimostrare le proprie capacità, o a scoprirne di nuove. Insomma viene testata la sua determinazione a crescere e cambiare.

La lezione del guardiano

La lezione che apprendiamo può essere diversa a seconda dei casi: il guardiano può essere sconfitto, può essere raggirato con l’astuzia, sfruttato a proprio vantaggio o persino essere ammansito e trasformato in un amico e alleato.

Egli è la naturale asperità della vita, che non può essere distrutta, ma solo resa innocua.

Ancora una volta il monomito sprona il nostro spirito di sopravvivenza: l’esistenza, con i suoi problemi, non è male in sé. Non tutti gli ostacoli che incontriamo mirano ad annichilirci. Se vogliamo vivere ed essere felici, dobbiamo accettare l’esistenza dei guardiani della soglia ed affrontarli. Quando infine varchiamo la soglia siamo padroni di una capacità, un aspetto della vita che prima ci sfuggiva di mano.

Si può fare a meno del guardiano della soglia? Tecnicamente, sì.

Spesso siamo i nostri primi nemici. Cicatrici emotive, vizi, dipendenze ed altre nevrosi possono ostacolare il nostro eroe quanto o più di una persona in carne e ossa.
Tuttavia consiglio di attribuire il ruolo di guardiano a qualcuno dei vostri personaggi, per dare una prospettiva più matura alla vostra storia. Un protagonista che incontra solo amici da tenersi stretto, o nemici da abbattere, mi sembra un po’ infantile e anche un po’ irrealistico: la vita vera è costellata di persone che ci rompono le scatole, ma non per questo dobbiamo cancellarli tutti dalla nostra vita. Magari non ci sappiamo spiegare. Magari non sappiamo capire. Magari si tratta di qualcuno che ci vuole davvero bene. Magari, se portiamo un po’ di pazienza, quel contatto potrà esserci utile in futuro… ve lo dice una persona allergica alle mezze misure: la vita è fatta, in gran parte, di mezze misure, di ambiguità e di conflitti irrisolvibili, e preferisco leggere storie che tengano conto di questo.

Come avete fatto voi?

Avete guardiani della soglia tra i vostri personaggi?
In che modo ostacolano i vostri protagonisti?
Alla fine vengono sconfitti, ingannati, ignorati o diventano alleati?
Che cosa conquista il vostro protagonista dopo averli incontrati?

Come ho fatto io

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Come volto di K. ho scelto una illustrazione di Takato Yamamoto.

Forse tutti i miei personaggi sono guardiani della soglia ad un certo punto. Vengono disturbati, avevano degli altri progetti, e non fanno i salti di gioia quando sono richiamati a raccolta per una grande missione che sembra, piuttosto, la sfacelo completo del futuro che avevano in mente. Pestano i piedi, si ribellano, si oppongono, e questo li rende sia eroi chiamati all’azione che guardiani gelosi della propria soglia.

Il più recalcitrante è di sicuro K. , una specie di capo partigiano, che all’inizio accoglie il protagonista (N.) come se fosse un eroe o un messia, ma si accorge che quello è ignaro del proprio mondo, refrattario ad ogni ideologia o causa sociale, e si è inoltre macchiato di una colpa gravissima. Medita a lungo di uccidere il protagonista, ma viene talmente disorientato dalle sue azioni che infine lo lascia vivere, e si arrende a quella anarchia totale che forse è tipica di un vero salvatore. In compenso, N. guadagna una comprensione più ampia del mondo in cui vive e dell propria identità.


Leggi gli altri post sugli archetipi:

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21 pensieri su “Il Guardiano della Soglia, per storie più mature

  1. Bello, non ci avevo mai pensato. Non saprei definire chi tra i miei personaggi potrebbe avere questo ruolo, ma molto probabilmente più di uno o tutti potrebbero esserlo in varie situazioni. Ognuno di loro ha la sua caratteristica, ma allo stesso tempo compiono anche azioni in un qualche modo contraddittorie, ma è questo il bello, no?

  2. C’è un aspetto, del guardiano della soglia, che qui non è stato analizzato fino in fondo, ma che ritorna molto nel mio romanzo.
    Il gds è soprattutto un punto di raccordo fra il mondo ordinario e il mondo straordinario, è un mentore avvantaggiato dal fatto di vivere in una terra di mezzo…
    Non so se hai visto il film Ghost: il personaggio interpretato da Whoopi Goldberg è un guardiano della soglia e un mentore insieme, così come Virgilio al momento del suo incontro con Dante, nella Divina Commedia. 🙂
    Anche io penso che ciascuno dei miei personaggi possa essere a modo suo un guardiano della soglia.

    1. Mi è venuto in mente che in fondo il guardiano è il risvolto della medaglia del mentore (o anche del messaggero) ma non l’ho approfondito perchè… boh XD
      Comunque è un aspetto vero e interessante, lo terrò a mente.

  3. Vedo che l’argomento è già stato toccato, volevo chiederti infatti se il gds e il mentore potevano coincidere, mi sembra infatti che il loro scopo finale ai fini della storia sia quello di far progredire i personaggi, sebbene con motivazioni diverse, anzi, il gds può anche non averne intenzione se non ho capito male.
    Mi hai fatto molto riflettere su questa figura, mi chiedo se l’ho mai inconsciamente usata, ma di sicuro adesso voglio cercare di introdurla.

    1. Ciao e benvenuto 🙂
      Sì, in effetti Chiara mi ha fatto scattare la scintilla che ha reso più chiaro anche a me questo aspetto: il gds, come tutti gli altri archetipi (tranne l’Ombra, probabilmente, di cui parleremo più avanti) sono un’opportunità di crescita per gli latri personaggi. Alcuni offrono il loro aiuto spontaneamente, altri possono diventare una ricchezza solo se maneggiati nel modo giusto, come appunto il guardiano.

  4. Non ho mai adottato questa figura nelle mie storie, ma improvvisamente sento che mi manca. Hai ragione, questo è un personaggio interessante, evoluto e poco facile a scivolare nel cliché. (Mi piace come scrivi! I tuoi post sono ottimi. :))

  5. Bello questo post (^^)
    molto, molto interessante. Il Guardiano della Soglia non l’ho mai utilizzato, lo ammetto. E’ un archetipo che offre la possibilità di ampliare e approfondire la psicologia del personaggio. Un archetipo grigio, in realtà, senza infamia e senza lode a meno che non sia costruito davvero bene! Forza Chiara, vogliamo vedere il tuo Guardiano su carta il prima possibile (^.-)

    1. Noto che spesso gli scrittori si trovano in difficoltà con i personaggi senza infamia e senza lode, perchè è come se non avessero un carattere preciso… ma io mi diverto di più con loro 😉 perchè mi danno molta più libertà di azione (quella che su tvtropes viene chiamata la “moralità arancione e blu” invece della scala di grigio XD).

  6. Dopo avere abbondantemente letto e riletto i tuoi articoli, è con sincera curiosità che ti domando: utilizzi questo sistema per definire al meglio il carattere e quindi le azioni e quindi l’anima* dei tuoi personaggi e poi li inserisci a formare la storia? E’ interessante e lo dico davvero da curioso.
    Personalmente (cioè da scrittore part-time, cialtrone, meno male faccio altro, eccetera) uso un metodo misto: cerco una storia, cerco una conclusione alla storia, vi innesto degli attori che sono proiezioni di ipotetiche persone formatesi nell’ambiente dove si svolge la storia e poi insieme a loro tendo / tento di costruire una trama e di aggiungere caratterizzazione. Mi metto (metto loro) nelle situazioni dove vorrei vederli agire e provo a capire come agirebbero, basandomi sull’idea del carattere che potevano avere all’inizio, ma senza dar loro un ruolo senza cioè assegnargli un’immagine. Mi serve perché storia e personaggi si fanno reciprocamente e non direttamente: mi è utile anche per gestire l’inserimento di azioni apparentemente non proprie a quel soggetto, dettate da elementi esterni non immediatamente comprensibili o da stati umorali non necessariamente lineari. E’ vero anche che, spesso, il carattere si caratterizza, il personaggio cresce ma, non cambia moltissimo da come impostato al principio e quindi in sintesi risponde ad un tipo predefinito.

    *accezione allargata.

    E comunque Tnks per l’articolo
    E scusa per la lungaggine!

    1. Prima di tutto grazie di aver “letto e riletto” i miei articoli 🙂
      Mi fai una domanda complicata, spero avrai la pazienza di leggere la risposta.
      Ho un metodo molto fluido di scrivere. Non do mai niente per deciso fino alla fine. Posso cambiare pezzi di trama, nomi o carattere dei personaggi ecc. anche durante una delle revisioni. Tu mi dici che inizi con una storia, per esempio. Bene, io inizio con una serie di sentimenti e di sensazioni fisiche. Poi nascono i personaggi. Poi il luogo. Forse la storia nasce per ultima, dall’impatto tra tutti gli altri elementi.
      Tutto questo, lo invento senza regole precise. Dopodiché, in fasi successive, posso utilizzare teorie pre-esistenti. Faccio “indossare” il monomito alla mia storia, e i vari archetipi ai personaggi. Se vedo che questo mi chiarisce le idee, che mi permette di capire meglio personaggi e trama, allora mi ci attengo. Ma dove vedo che la trama o il personaggio risulta appiattito, snaturato da questa struttura, allora decido di fare a modo mio. L’importante è approfondire quella che mi sembra la vera natura della mia storia.
      Questo vale per i romanzi, perché per i racconti vado molto più di getto 🙂

  7. Prima di tutto voglio farti i complimenti per i tuoi post, sempre interessanti e profondi. Io ho usato il GdS in uno dei miei romanzi, nella sua accezione esoterica, quindi non come un personaggio in carne e ossa ma come “altro sé” del protagonista con cui arriva a confrontarsi. E’ stato uno dei brani più difficili che io abbia mai scritto, durissimo…

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