Salviamo la scrittura (fantastica) con… il sangue degli scrittori

bird+cage+vintage+image+GraphicsFairy004smNo, non è un invito all’omicidio.

«Non ci vuole niente a scrivere. Tutto ciò che devi fare è sederti alla macchina da scrivere e sanguinare.» – E. Hemingway

Come fare per scrivere meglio di tutti gli scrittori fotocopia che appestano il genere fantastico (ma non solo)? Come fare per essere apprezzati quanto loro, più di loro? Come salvare il fantastico, e tutti i generi nella sua condizione?

Detta così sembra semplice. In realtà ognuna di queste domande va per la propria strada, e ha una risposta problematica.

Torniamo alle origini:

La prima regola per scrivere bene è aver qualcosa da dire. O meglio, avere l’impellenza, l’urgenza di comunicare.

Applicare questo concetto ai generi come il fantastico, il thriller, il famigerato Y. A. (young adults) e tutti i loro simili, composti all”80% da carta da macero, significa invertire la tendenza che porta molti lettori a leggere solo quello, e molti scrittori a scrivere solo quello. Le nostre scelte come scrittori o come lettori non dovrebbero essere guidate dal feticismo. Non c’è niente di male ad amare il Medioevo, i personaggi femminili arguti o l’America, ma prima di tutto una storia deve essere ben scritta, anche se i nostri vezzi non sono soddisfatti. Un buono scrittore legge un po’ di tutto, e quando scrive si chiede: “lo stile, il tono, l’ambientazione che ho scelto – esprimono al meglio quello che voglio comunicare, o sono lì solo per fare figo, per imitare qualche lettura o filone che mi sono piaciuti?”

Se scrivi come dovresti, cioè scrivi per comunicare, ci devi mettere il sangue. I tuoi dubbi, le paure, le esperienze, le debolezze. La tua parte più fragile e pericolosa. Scrivere bene, ragazzi miei, è divertente ma fa male.

Il problema di tutti quegli scrittori fotocopia là fuori, è che non si sono fatti male mentre scrivevano. Hanno creato storie giocattolo, personaggi giocattolo, per attirare nel proprio gioco egocentrico lettori altrettanto egocentrici, con la convinzione che il genere fantastico li tenesse alla larga da certe questioni “serie”.

Se scrivete con il sangue, vedrete anche che il problema dell’originalità, così come è stato posto nello scorso articolo, così come moltissimi lo pensano, è un’illusione, un falso problema.

Confermo quanto ho già detto: creare una combinazione di elementi mai pensata prima in 5000 anni di civiltà umana è impossibile. Ma questa ripetizione delle forme non riguarda solo noi uomini del XXI secolo. Basta sfogliare qualche dizionario di mitologia per accorgersi di quante somiglianze esistano tra le culture del mondo.

Esempio: vampiro, lamia, succube, mandurugo… sono molte le creature succhiavita legate al mondo del sesso, per esempio. Nessuna di loro è completamente originale rispetto alle altre. Vedete? Se noi inseguiamo un concetto esteriore, superficiale di originalità, tutto il mondo diventa banale.

Se scaviamo sotto la supefice, invece, ci accorgiamo che dire vampiro non è come dire succube, dire mandurugo non è come dire lamia. L’anima di queste creature è data dal sangue dei popoli che le hanno create: il clima dei tempi, le sensazioni fisiche legate ai quei luoghi, le preoccupazioni e i sogni di quei contesti particolari e irripetibili. Da questo punto di vista ogni creatura mitologica è inimitabile.

L’unica vera originalità è quella della propria esperienza soggettiva, così originale che è impossibile comunicarla completamente. Anche la più banale delle forme, la più trita delle creature fantastiche diventerà viva e irripetibile se la nutrirete con il vostro sangue, la vostra singolare umanità.

Infine, ci tengo a mettere le cose in chiaro: una storia scritta in questo modo non convertirà i lettori pigri con un colpo di bacchetta magica. Molte persone cercano volontariamente la stupidità, chiamandola intrattenimento, passatempo, eccetera. Sembra un meccanismo suicida, ma è così. Ci sono modi intelligenti per intrattenersi e divertirsi, ma loro cercano la stupidità. Per qualche ragione trovano troppo faticoso vivere a tempo pieno. I lettori di questo tipo sono tantissimi, e non andranno in libreria per voi. Più sono pigri, più vogliono storie che assecondino la loro pigrizia, e si sentono esausti davanti a una storia che li costringa a vivere. Forse sono pessimista? Chissà. Non intendo dire che una storia ben fatta venga sempre apprezzata da pochi. E’ un evidente controsenso. Intendo dire che una storia ben fatta risveglia la coscienza dei lettori e li spinge a scegliere, ad escludere certi prodotti in favore di altri, e quindi può risultare sgradevole. Avere un’identità significa scegliere ed escludere, essere scelti ed esclusi.

In conclusione non si può “salvare” il genere fantastico, e forse non ha nemmeno senso porsi il problema. Uno scrittore secondo me non dovrebbe militare in alcun partito, compreso quello del proprio genere. E’ meglio cercare “solo” di scrivere bene.

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25 pensieri su “Salviamo la scrittura (fantastica) con… il sangue degli scrittori

  1. Sono molto d’accordo con la tua chiusura, anche se non vivo come te la situazione del fantastico. Diciamo che mi dispiace vedere lo squilibrio tra lavori di qualità e lavori mediocri, questo sì, ma accetto senza problemi che chi legge cerchi cose diverse. Ho appena letto “La mano sinistra delle tenebre” e sono ancora in estasi, ma ho letto volentieri anche la saga di Twilight, e non perché non capisca la differenza. Su tutto il resto non posso che darti ragione: scrivere bene significa strizzarsi sempre un po’ di più, cercare il limite e tentare di valicarlo senza strafare, fino a trovare lo spessore giusto. Io ci sto provando, e chissà se ci arriverò mai.

    1. Beh uno ci prova… Intanto come già tu stessa fai: ovvero leggendo, che già è un passo; poi giudicando parlandone con altri, passando il libro e così via! Sullo scrivere mah, intanto già è difficile azzeccare la grammatica e non tirare sfondoni tremendi. E se ne vedono uuu se ne vedono.

    2. Ho letto (molti) anni fa il primo libro di Twilight su consiglio di un’amica. Non l’ho trovato atroce, lo ammetto – ma sono una lettrice pignola. Per me, un libro che non mi fa venire voglia di rileggerlo è un libro inutile – il tempo è così poco, e i libri davvero belli così tanti! Ho ricevuto qualche bel consiglio di lettura nei commenti agli scorsi post.
      Anche io sto provando a scrivere bene, anche se spesso mi lascio insoddisfatta 🙂

  2. Se per fantastico si intende anche immaginare una fortezza che non c’è e una guerra fantomatica, il Deserto dei Tartari è un fantasy ed anche molto riuscito; quindi cos’è il fantasy o la letteratura fantasy?
    Sul resto che ti devo dire… eh, c’hai ragione. La scusa dei 5.000 anni non vale… Sul discorso della piacioneria mah… Ha sempre funzionato così anche quando gli scrittori erano grandi scrittori. Andavano i viaggi alla Poe, gli investigatori alla Doyle, alla Christie, poi Menkel, poi tutti odiano le donne e via di vampiri…
    Salvare il fantasy? Mah, è ben saldo sulle sue gambe ormai, anche grazie alle opere “commerciali” o ai film che non si capisce da quale racconto siano tratti (di sicuro non da quello nel titolo)!
    E poi c’è lo “scritto da tempo” mille opere che attendono di essere scoperte, scritte negli ultimi 50 anni, ben scritte, ben fatte anche quando ingenue.
    PS.: bell’articolo.
    PS+1: io non credo di salvare il fantasy, te ne sarai accorta! 😀 Magari come lettore…

    1. Grazie! Ho letto il Deserto dei Tartari negli stessi anni in cui ho provato a leggere Twilight 😛 . Non mi diede soddisfazione, perchè l’atmosfera volutamente estenuante del romanzo frustrò troppo il mio spirito da (eterna?) 16enne, ma a livello tecnico riconosco che è davvero un bel libro, e mi dispiace che Buzzati, uno dei pochi scrittori italiani del fantastico, sia meno conosciuto di quanto si merita. Il fantasy sta benone quanto un obeso abitante del primo mondo che si ingozza di fast food. Non muore di inedia, ma forse morirà di benessere.

      1. Un bel paragone.
        Diciamo che adesso si scrive e si legge di tutto di più, tutti leggono e tutti scrivono! Eh, un bello spunto anche questo. Ci rifletto un po’ su… Da noi chi c’è rimasto? Evangelisti… Valerio Massimo Manfredi… Mumble mumble…

      2. Allora allora: dopo che ne ho letti un po’ buon Valerio… Scrive bene, non benissimo, le storie sono valide sebbene i personaggi siano un filo antipatici e questo non è un difetto, però… Però mi pare manchi qualcosa. Cosa? Non so, quel di più che hanno i grandissimi. Di lui meglio i libri meno legati a Eymerich (parere personale).
        Oh, beh ma vado fuori tema; ce ne fossero altri 100 di Valerio Evangelisti! Anche perché lo zoccolo duro dei lettori li ha letti, non solo, ha spostato verso il fantastico anche i più incalliti del “solo roba impegnata e seria”!

  3. Fantasy o non fantasy, questo è il problema.
    Secondo me il discorso si può ampliare a tutti i generi letterari, ci saranno sempre scrittori che scrivono cose commerciali e banali e lettori che vogliono leggere solo quello, perchè più semplice, ma il punto è uno, forse le CE dovrebbero fare più selezione. Evitare di pubblicare le solite cose e avere un po’ più di coraggio, un po’ come i film al cinema… ma quanti film fotocopia danno? Possibile che non ci sia nessun autore con un’idea nuova? O sono i produttori, che vogliono andare sul sicuro?

    1. Già, ho messo la parola “fantastica” tra parentesi perchè mi sono accorta che questo discorso è valido un po’ per tutta la letteratura. Non ho parlato delle CE perchè sarebbe diventato un articolo molto lungo, ma è vero che, come i produttori, vogliono investire sul sicuro, e prima o poi – come ho detto in un commento su Penna Blu – questa loro abitudine farà saturare il mercato.

  4. Ciao Francesca, questo articolo è molto interessante e lo sento molto nelle mie corde. Condiviso a pieno ciò che hai scritto, in special modo quando parli di argomenti che, in migliaia d’anni, ormai risultano triti e ritriti. Come ho detto anche sul blog di Grazia, secondo me molto dipende dal come viene trattato un argomento. Un punto di vista inedito, un personaggio fuori dal coro che parla di un qualcosa che avviene DENTRO il coro (mi vengono in mente Le Rane di Aristofane, per esempio) può fare la differenza. Come dici tu tutto saprà sempre di già visto e credo che una soluzione possano essere le contaminazioni di genere. Hai visto mai che il fantasy possa avere nuova vita?
    Tu che ne pensi?

    1. Ciao Alessia 🙂 grazie e benvenuta!
      Mi sto progressivamente allontanando dal fantasy perchè mi pare che la maggioranza dei suoi scrittori e lettori facciano coincidere le sue limitazioni attuali con i “confini di genere” – per cui se tenti di innovare più di un tot sei “fuori”, stai scrivendo qualcosa che non puoi chiamare fantasy. Forse è solo una mia impressione ma, finchè questa situazione non cambia, la vedo brutta per il fantasy e per tutti i generi che vanno sulla stessa strada.

      1. Ciao,
        se ti riferisci a tutta la banda di scrittori per-far-soldi, che imitano questo e quello, che van dietro all’ultima moda … Ma no, lasciali perdere. Perché privarsi del jazz o del rock solo perché gli ultimi interpreti son così così? (o forse ho frainteso la tua frase?)

      2. Probabilmente è una miscela di fattori diversi. In gran parte mi sto allontanando dal fantasy perchè non ne ho più bisogno: vado alla ricerca della qualità artigianale della scrittura, più che di certi tipi di storie, e così ho smesso anche di “ragionare per generi”. Di conseguenza mi allontano sempre più da tutti gli ambienti di lettura e scrittura che si auto-ghettizzano con etichette o punti in comune.

      3. Capisco, se però ragioni per estensione, lascia anche “ciò che un tempo consideravi fantasy” nell’insieme di cose che potresti leggere. Ovvero: un giorno uscisse un buon racconto etichettato fantasy, non rischieresti di ghettizzarlo?

      4. Il bello dello scegliere un libro è proprio questo. Per me ovviamente… Che ho scelto libri solo perché mi piaceva il colore della copertina (stendiamo un pietoso velo).

  5. Salve, mi chiamo Irene, bellissimo blog 🙂 ! Io dico sempre che non è importante cosa scrivi, ma come lo scrivi e aggiungerei anche… quanto impegno ci metti. Bell’articolo, molto interessante!

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