Uccidere un personaggio: le emozioni non sono giocattoli

Quando un personaggio muore, muore un punto di vista. Uno dei tanti frammenti che costituiscono l’anima del tuo romanzo. Dopo la morte di quel personaggio, maggiore o minore che sia, la storia cambierà un po’ colore, cambierà un po’ la musica… . Perchè cambierà, giusto? Giusto? In caso contrario, temo che il problema stia alla base. Cioè, che tu abbia creato un personaggio-giocattolo.

I personaggi-giocattolo, creati ad arte per drogare il lettore
Hai presente quando un personaggio viene debitamente sviluppato, mostrato nelle sue sfaccettature, nella sue debolezze…e quando ormai credi di essere diventato il suo migliore amico, di conoscere il fondo del suo animo, quello muore rovinosamente, quasi per fartelo apposta?
Secondo me, sviluppare i personaggi in questo modo è un errore.
Certo, è possibile commetterlo con una grande, stimabile maestria: sapere come ferire i lettori è difficile, richiede tecnica, esperienza. Infatti spesso, a compierlo, sono scrittori molto amati, per cui i lettori impazziscono. Allora perchè, direte voi, è un errore – se funziona così bene?

Perchè il personaggio-giocattolo è una bomba ad orologeria innescata solo ed unicamente per straziarti l’animo. Alcuni di questi fantocci sono creati a regola d’arte, hanno una personalità forte e sfaccettata, ti appassionano. (Può anche darsi che vengano riportati in vita a caso, oppure che, al contrario, siano sterminati in massa – secondo la regola non scritta per cui “più personaggi ammazzi, più sei uno scrittore serio, un vero duro” o qualcosa di simile.)

Esiste un metodo per smascherare i “personaggi-giocattolo”: dopo la loro morte, non cambia niente di significativo. La storia conserva lo stesso aroma, la stessa musica, la stessa gamma monotona di colori. Perchè un fantoccio non ha odore, non ha una voce propria, non ha anima. Allora perchè ti ha preso, ti ha fatto piangere, ti ha appassionato? Perchè sei stato preso, letteralmente, per i fondelli. Il personaggio-giocattolo ha fatto presa sugli aspetti più infantili, più egocentrici, più irresponsabili della tua personalità – che tutti, davvero tutti abbiamo. Interi romanzi sono scritti con questa logica: più solletico i bassifondi del mio lettore, più quello butterà la dignità dalla finestra e mi leggerà come se non ci fosse un domani.

Faccio un esempio? Il cattivone pluri-omicida viene alla fine ucciso.

1) Se stai provando solamente soddisfazione per la sua morte, è probabile che ci sia qualcosa di sbagliato in quel cattivone. Che sia stato creato solamente per farti sentire un eroe onnipotente che sconfigge i mostri. Sbagliato.
2) Se di punto in bianco provi una grande compassione per il cattivone, e quasi ti sembra il capro espiatorio di tutto il mondo, può esserci un problema di tipo opposto. Può darsi che sia stato creato per consolarti, per nutrire il tuo desiderio che il male sia estirpabile dal mondo con una pacca sulla spalla e un “ti capisco”. Sbagliato.
3) Se stai provando al contempo disgusto per le sue azioni e pietà per la sua anima, ecco, va già meglio. Non stanno lavorando solo le tue viscere, ma anche il tuo senso etico. Il lettore ingenuo trova indigesta questa ambiguità, mentre il lettore scafato la predilige, e considera le altre due “cibo spazzatura” artificioso e falso.

Non sto parlando di personaggi scritti male, ma di personaggi scritti con disonestà, creati da autori che probabilmente ti considerano stupido, oppure hanno un rapporto infantile con la propria scrittura.

Non prendete mai i vostri lettori per i fondelli
Se vuoi scrivere personaggi simili, tenere incollati alla pagina i lettori, spegnere il loro cervello e succhiargli via sudore, lacrime ed umori di ogni tipo…fai pure. Ma io non c’entro niente.
Non scrivo per giocare con le emozioni. Nè quelle dei miei personaggi, nè tanto meno quelle dei miei lettori. Scrivo per esplorare la vita, per porre domande. Le emozioni servono per dare carne e sangue a queste domande, per viverle con il corpo. Stimo molto i miei lettori. Penso che siano persone serie, profonde, sensibili ed acute. Non ho alcuna intenzione di prenderli per i fondelli.
Certo, un lettore pensante è difficile da gestire, rispetto ad un lettore drogato, che ti legge anche se non ne può più, anche se lo fai sentire stupido.

Ma io ho preso una decisione etica e forse, in qualche misura, scientifica: le emozioni non sono giocattoli.

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10 pensieri su “Uccidere un personaggio: le emozioni non sono giocattoli

  1. C’è del vero in ciò che dici, ma qualche volta i personaggi riescono in quel certo modo più per incapacità che per scelta consapevole dell’autore. Se c’è un metodo infallibile per schivare il problema, io non l’ho ancora trovato! (Non ammazzo mai i personaggi cui ho fatto affezionare il lettore, comunque. Da lettrice mi fa troppo imbestialire.)

    1. Ciao e benvenuta 🙂
      E’ verissimo quello che dici. Molti scrittori, semplicemente, peccano di inesperienza. Ho preferito focalizzarmi sulla categoria dei disonesti perchè spesso sono dotati di bravura tecnica, e quindi si confondono tra le fila degli scrittori serii.
      Se secondo me, in una determinata circostanza, è logico che un personaggio viva, vivrà – se è logico che muoia, morirà. Anche se i lettori “tifano” per uno o per l’altro, cerco di seguire prima di tutto la verosimiglianza delle circostanze e la coerenza interna della caratterizzazione. Se tutto ciò non risulta gradito…vuol dire che non sono l’autrice per loro 🙂

      1. Così deve essere: morte o vita a seconda di ciò che è giusto per la storia. In realtà le mie trame non lo propongono nemmeno, quel tipo di situazione; immagino di selezionarle a monte senza esserne consapevole. E comunque, come dici tu, non si può piacere a tutti! 🙂

  2. Ciao Francesca! Ho formulato spesso un pensiero simile, senza riuscire (o averne lo stimolo effettivo) a metterlo sotto una forma scritta. Ogni volta mi sorprendi con la tua abilità di cogliere nel segno alcuni che sono tra i difetti più grandi dello scrivere, con la profondità che dimostri nell’analizzare ogni questione e, soprattutto, con la tua chiarezza espositiva. Hai una capacità esegetica notevole e una oratoria perfetta. Leggerei un tuo libro immediatamente. Se ne pubblicherai qualcuno (o se vorrai comunque condividerlo) fammelo sapere!

    Martina

    1. Allora, ho in cantiere un articolo sulla differenza tra utente-scrittore e utente-lettore, e poi arrivi tu e superi ogni aspettativa 😀 (ti annovero tra le eccezioni, sarà il nostro segreto).
      Che dire Martina, non posso che ringraziarti per i complimenti e per il tuo coinvolgimento costante. Lieta di essere una “mente affine” (sarà forse perchè provengo da una famiglia di insegnanti?) e sì, quando pubblicherò un libro lo saprai certamente!

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