Lolita, e tutte le altre cose effimere

ATTENZIONE, SPOILER

Voglio cominciare con una canzone, per alcuni famosissima, per altri del tutto sconosciuta. La sua autrice, per il proprio album, ha letteralmente rapinato Lolita di Nabokov.

Quattro cose mi interessano del video: lo stile “Lynch amatoriale” del filmato, i soggetti ripresi (simboli cardine come la bandiera americana, Hollywood ecc.) il testo che parla di un amore totalizzante e sospeso nel tempo, e infine la musica, a metà tra il sogno e la parata funebre, con una tristezza relativamente disorientante se consideriamo il tema. Bene. Questo è un concentrato (commercializzato) dell’anima onirica e amara di Lolita di Nabokov.

C’è molto di più. Sì, ok. E’ una storia di pedofilia/efebofilia. Un bel professore quarantenne di letteratura francese si innamora perdutamente di una ragazzina di dodici anni. E sì, è un romanzo erotico. Ma come in tutti i capolavori c’è molto di più, e fermarsi a questo significherebbe negare a questa storia la sua ragione d’esistere.

“Si svegliò, e si accorse che era stato tutto un sogno”. Lo sguardo morboso e trasognato di Humbert Humbert, il protagonista, vede nella bellezza prepubere un fascino a tratti divino, a tratti demoniaco, da cui è completamente soggiogato. Eppure attraverso il velo della meraviglia, il lettore percepisce chiaramente che Lolita sia una ragazzina come tante, senza alcuna dote particolare, annoiata, dai pacchiani gusti estetici e dal linguaggio volgare. La passione rende cieco Humbert allo squallore e alla solitudine della propria vita. Diventano l’uno prigioniero dell’altro. Pian piano Lolita cresce o, per dirla come Humbert, “invecchia”, così come invecchia la loro relazione forzata, e mentre Lolita diventa una adolescente disturbata e manipolatrice ormai incapace di realizzarsi nella vita, lui scivola sempre di più nella follia della propria ossessione. Sullo sfondo, una America anni ’50 alla Hopper: nuova di zecca, anche kitsh, eppure disorientante, senza senso.

Mondi distanti. Lui uccide lei, impedendole di crescere; lei uccide lui, con la più innocente, ovvia, tranquilla delle evidenze: non l’ha mai amato e non lo amerebbe mai e poi mai. Lui l’ha uccisa con i suoi sogni, lei l’ha ucciso con la sua realtà. Lolita ci lascia così, sfatta già a diciassette anni, senza soldi, incinta, un povero fiore marcito prima di sbocciare. E Humbert ci lascia così, da folle, da maniaco, che però anche da “vecchia”, perfino da morta e per sempre, amerebbe Lolita. Nè i sogni di lui, né la realtà di lei si realizzeranno mai. Sono due mondi crudelmente incomunicabili.

“Heaven is a place on earth with you”. Lolita è un inno doloroso e sognante a tutte le cose effimere, a tutti i miraggi irrealizzabili, a tutte le passioni strazianti, agli abissi immensi che separano le persone, e allo squallido, spaseante silenzio del mondo reale di fronte al disfacersi dei sogni.

“Penso agli uri e agli angeli, al segreto dei pigmenti duraturi, ai sonetti profetici, al rifugio dell’arte. E questa è la sola immortalità che tu e io possiamo condividere, mia Lolita”.

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