Presentazione

Voglio cominciare così, con uno dei miei paesaggi quotidiani. Il palazzo rosso con i marmi sulla sinistra è la Scuola Grande di San Rocco, vista dal retro. Quando si è attraversata una stessa piazzetta centinaia di volte, lo sguardo si abitua e il senso di meraviglia si appiattisce, un po’ come una persona speciale con cui si vive da anni. Invece, ogni tanto è importante ricordarsi che un sacco di persone pagherebbero oro per essere nei tuoi panni. Nel mio caso, per vivere a Venezia.

Il primo racconto che scrissi, intitolato La Vergine di Ferro, è ambientato proprio a Venezia. Lo buttai giù tutto d’un fiato, in una notte sola, correndo dietro ai tempi di consegna per un concorso. Non sapevo ancora dove mi avrebbero portato, sette anni dopo, i miei studi.

A Venezia il tempo presente scorre a fatica, come l’acqua in una tubatura intasata. Venezia è un reliquiario stipato di tempi passati, in cui il presente cammina rasentando i muri. Viverci a vent’anni è un po’ come un racconto di fantasmi. Nel bene e nel male, questa città mi corrisponde:  ho un rapporto boccheggiante col passaggio del tempo. Nelle mie storie non c’è mai un unico passato, un unico presente né un unico futuro. A volte, nemmeno per la stessa persona. Il tempo non è mai una linea, ma un labirinto di porte che si aprono e si chiudono secondo una logica imperscrutabile.

Qui a Venezia studio lingua e cultura giapponese. La civiltà giapponese è eclettica, assorbe tutto quello che gli sembra appetibile, è piena di delicatezze e di crudeltà, con l’ambiente ha un rapporto insieme di simbiosi e di noncuranza cieca. La sua lingua non ha un tempo presente; non distingue tra genere maschile e femminile, né tra singolare e plurale. Un po’ come tutti i popoli asiatici, nella mente dell’occidentale medio il Giappone è l’emblema dell’ “Altro”, dell’imperscrutabile, del diversamente umano, dell’affascinante e del repellente insieme. Quanti “altri” esistono al mondo? Sono davvero “altri” da noi? Esiste davvero qualcosa di imperscrutabile nell’animo di un altro essere umano? L’Antropologia culturale si pone questi ed altri interrogativi. E’ una scienza straordinaria, duttile, che richiede nervi saldi, empatia e maturità. E costituisce una vena inesauribile per la mia scrittura.

In questo blog voglio trasformare le mie diverse correnti intellettuali in un flusso continuo. Aprirò diverse rubriche, di cui parlerò in seguito. Sono una curiosa della vita umana, e voglio esplorarla il più possibile

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4 pensieri su “Presentazione

  1. Buon inizio allora! Anch’io ho aperto da pochi mesi un blog… esperienza interessante 😉 vedrai che ti divertirai e sopratutto sarà utile per un lavoro di approfondimento su se stessi 😉

    1. Ce ne ho avuti per un bel bel po’ e, dopo anni di pausa, adesso mi sono accorta che 1) mi manca tenerne uno 2) mi può essere più utile di quanto pensavo 🙂 grazie della visita!

  2. La tua risposta l’avrei potuta scrivere io! Gli stessi identici motivi mi hanno portato ad aprirne uno nell’era di facebook… mi mancavano i tempi di Splinder… che bella comunità che era… qui credo che si possa fare più o meno lo stesso 😉 Quindi contentissimo di averti incontrato qui nella grande rete!

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