Ricordi del Prior Park college (Bath, UK)

Esploro la cartella delle foto e scopro che dieci anni fa è avvenuto il mio primo viaggio all’estero: un vacanza-studio estiva nella città di Bath, patrimonio UNESCO nel sud ovest dell’Inghilterra.

Alloggiavamo e studiavamo nel Prior Park college, un complesso di edifici palladiani costruiti nel mezzo di un vasto parco all’inglese fra il 1730 e il 1740. Lo stile del nostro architetto Andrea Palladio, e delle sue splendide ville venete, andò alla grande fino alla fine del ‘700 nei paesi anglosassoni.

Arriviamo di sera, stanchi morti, davanti ai grandi cancelli di ferro. Una parte di noi viene fermata all’entrata dell’edificio principale, sede degli uffici. Lo avrei frequentato poco, e poco lo ricordo. Enormi quadri alle pareti. Stoffa rossa sui pavimenti di legno che scricchiolavano mentre correvamo per i corridoi. Lo stemma del college all’entrata:

OLYMPUS DIGITAL CAMERAMa noi non ci fermiamo. Mentre tramonta il sole, con i nostri trolley, veniamo incanalati in quello, che per noi, è un sentiero tra gli alberi. Cominciamo a fare battute: evvai, ci portano a perdere.

Il sentiero visto dal complesso principale.

Alla fine arriviamo ai nostri alloggi: un complesso di villette neogotiche.

Di notte questa apparizione ci perplesse un po'

Ho ottimi ricordi, per la verità, di quel dormitorio. Di mattina presto vidi un daino dalla finestra. Una delle ultime sere organizzammo una tavolata di “pasta cotta come si deve” tra italiani. E durante una passeggiata in solitaria nel grande parco scoprii i resti appena visibili di un ruscello artificiale.
Ma la cosa più bella era il ponte.

prior_parkPurtroppo non scattai foto allora, ma ho provato a digitare “palladian bridge bath graffiti” ed ecco a voi lo splendore: atti di vandalismo vecchi di secoli.

Grazie alle rassicuranti immagini appese nella mensa scoprii più tardi che il college era andato a fuoco due volte, nel 1836 e nel 1991. Pare che sia scoppiato un altro incendio tre anni fa. Ci ha preso gusto.

Penso spesso al Prior Park college e a Bath, la Rimini del ‘700, dove hanno soggiornato o vissuto nomi illustri come Lord Byron, il mio amico immaginario, o Jane Austen. Voglio lasciarvi così, con questa specie di zio Reginald, incontrato proprio davanti alla casa di Jane Austen. Per la sorpresa nessuno capì quello che ci disse, ma una foto era d’obbligo.

Ho deciso: lo chiamerò zio Reginald.

Scrivere non è poi così importante

eros-e-arte-8In questi giorni sto scrivendo con amore. Senza frustrazione, senza bisogno di perfezione, con gli occhi pieni di forme e colori e il gusto di faticare ed essere contenti.

Se ci penso, comincio a farlo. Se non lo faccio, non ci penso. E non ne parlo. Scrivere sta tornando ad essere quello che dev’essere: una azione, non un pensiero.

Una cosa che faccio, come una preghiera alla mia vita. I risultati saranno già il mondo di qualcun altro.

Ho parlato di scrittura per anni come se fossi in competizione mondiale per qualcosa di grosso tipo la salvezza dell’umanità. Scrivere non è così importante.

Le onde di internet portano sulla spiaggia delle mie mattine la consapevolezza che la bella parola è frequente tra gli uomini come la flora batterica nel mio stomaco. E’ un mondo florido di bellezza, e l’arte non fa che riflettere l’uomo. L’uomo è bello, interessante, vivo. Siamo noi stessi gli oggetti della nostra meraviglia. L’opera è solo un prisma che cattura per cause misteriose il raggio giusto, finché le stelle non girano.

Non sono tenuto a scrivere bene, o meglio di. Non sono tenuto a scrivere tanto o poco, o più o meno di. Non sono tenuto a scrivere cose serie, o significative, o morali. Non salverò e non dannerò nessuno che non sia già pronto a salvare o dannare se stesso. Banalità e frivolezza sono un diritto; è un diritto non dedicarci nemmeno un pensiero. Non esiste giudizio finale, i lettori sono solo viandanti come me. Alla fine della giornata non importa se un libro è degno o indegno, importa se ti riguarda.

E quel che rimane dello scrivere così nudo, privo di corone e mantelli, un gioco da bambini, mi fa il bene che non so farmi da solo. Che io scriva o meno sono importante uguale. Solo che mi diverte.

Edit: ci aggiungo questo video perché mi sembra rilevante per l’articolo.

Il grande equivoco: Eros e Arte

🎶 Lana del Rey – Off to the Races

eros-e-arte-1
Buon San Valentino! Potevo intitolarlo “come scrivere scene di sesso” e invece no, non sono mica Salvatore Aranzulla, zan zan, che ribellino. Ho sconfitto il pudore, ormai un’abitudine più che una qualità. Il grande equivoco è credere che per rappresentare l’Eros in arte serva il sesso.

☘️ Perché esistono così tanti romanzetti erotici poracci?

Continua a leggere “Il grande equivoco: Eros e Arte”

Quella volta a Velletri

Evidenziatore Stabilo giallo fu scritto in uno stato di grazia. Ho ripescato dal pc qualche foto della sua premiazione che, due anni fa, a Velletri, scattò gentilmente un finalista come me tumblr_m3wha5p27i1qdlkyg

017-3037 036Avevo in corpo sì e no 3 ore di sonno, ero troppo intontito per farmi prendere dal panico mentre parlavo tumblr_m3wh9ovabm1qdlkyg

Alla fine dell’evento sono stato avvicinato da tante persone che mi facevano complimenti e mi consigliavano di mirare in alto: una considerazione per me che su due piedi mi ha lasciato istupidito.

Gli organizzatori dell’associazione 150 strade sono stati molto gentili, alla sera ci hanno offerto la cena e sono anche stato accompagnato fino alla stazione la mattina presto. Un’esperienza davvero emozionante tumblr_inline_n2xufr9c9s1qid2nw

2016: tiriamo le somme

sparkling-sparkler In Occidente ci sono stati anni migliori, ma il 2016 mi ha portato sollievo e crescita. Ho avuto il coraggio di affrontare con me stesso questioni importanti, abbandonare vecchie battaglie inutili e prendermi la responsabilità di certe mie paure. Arrivi a un punto in cui non puoi più incolpare le persone del tuo passato per quello che sei; ed è in quel momento che il sogno finisce e diventi adulto. Sarebbe semplice, diventare adulti di un botto e senza ritorno. Ma è questo l’incanto della minore età: finisce a intermittenza…

Ho scoperto che vivere mi terrorizza e per questo non scrivo. Mi hanno detto per vent’anni che sono strano e incomprensibile e a un certo punto, non so quando, non ero lì con me quando accadeva, ci ho creduto. Quando sono tornato era troppo tardi. Non solo mi ero rassegnato all’idea che nessuno mi avrebbe mai capito, avevo anche iniziato a provare un certo orgoglio nel negarmi alla vita, non scrivere, non dire quello che penso – come un re che ha perso la chiave del suo forziere ma si addormenta soddisfatto al pensiero che nessun altro lo aprirà mai. Questo orgoglio nasce dalla rassegnazione, e la rassegnazione dalla paura, e la paura da altra paura, che è autonoma e sempre onesta. Già spaventarsi è una forma di lucidità, di salvezza.

Confermo quello che penso da anni: restare nell’omogeneizzato della Scrittura per Scrittori sarebbe comodo per me e per il blog. Ma mi annoia e non mi serve. Le searchwords nella pagina delle statistiche sono ancora in gran parte ‘come promuovere libro’ e via dicendo, e questo deve cambiare. Lascio perdere Google+ e Medium – su cui non sono mai stato attivo – e mi tengo Twitter e Tumblr. Sono contento di aver personalizzato e compattato la grafica di ogni mio spazio.
Spero di consolidare e ampliare i piccoli cambiamenti, soprattutto mentali, che ho introdotto quest’anno, e diventare il tipo di blogger che vorrei seguire come lettore.

Chiudo con una menzione da parte di Gianni – che ringrazio così, un po’ per spregio – nel Crom Award – “conferito a chi ha una spiccata forza, non si arrende, insegue i nemici e via discorrendo”. Non inserisco le regole perché non farò nominaton: sono ancora alla ricerca di nuovi blog da leggere…

Consapevolezza. Questa è stata la parola chiave del mio 2016. Qual è stata la tua? Che cosa hai imparato?

Ti auguro un 2017 pieno di coraggio. Coraggio di iniziare daccapo, di affrontare vecchi nemici, di abbandonare vecchie posizioni, coraggio anche di avere paura.